Una laurea in improvvisazione jazz a Boston, oltre 1.500 brani prodotti per il piccolo e il grande schermo. Ma il genio di Ferdinando Arnò (celebrato ora da un volume edito da Electa) non ha nessuna intenzione di fermarsi a Quiet, Please!, la sala di registrazione milanese che ha realizzato nella costante ricerca del suono perfetto

Genio e ben poca sregolatezza. Nonostante la laurea in improvvisazione jazz al Berklee College of Music di Boston, Ferdinando Arnò da Manduria, Salento, ha sempre immaginato la sua vita da musicista come quella di un atleta. O forse è proprio questa la ragione.

«Practice makes perfect» è il mantra che si porta dietro fin dai tempi delle prime jam session nelle aule del college dove si studiavano strumento, armonia e musica di insieme. Ore e ore al pianoforte, di giorno e spesso anche di notte, perché la musica ha ritmi propri che spesso non coincidono con quelli, solari, della giornata. Più che giovani creativi alla ricerca dell’ispirazione notturna, Berklee era la palestra per solerti studenti dediti all’esecuzione di spartiti alla ricerca di quella perfezione estetica che tende al sublime.

Non a caso il modello di Arnò è Keith Jarrett, straordinario alchimista dell’improvvisazione jazz ma soprattutto maniaco della perfezione in quinto rigo. «Il principio ispiratore del mio lavoro è la qualità: tutto quello che faccio deve essere fatto bene. Devo poter offrire la serietà di cui sono capace», si legge in Entrainment, il libro scritto con Gianni Poglio. Il volume, edito da Electa, racconta anche per immagini il genio eclettico di un musicista che non si esaurisce nella maniacale e ripetuta esecuzione di brani. Per Arnò la musica, dalle armonie di Debussy agli schemi rigidi della dodecafonia, passando per la sofisticata grammatica del jazz fino alla melodia, non ha segreti.

Con il diploma alla Berklee, consegnatogli da quel grande guru della black music che risponde al nome di Quincy Jones, si conclude un ciclo scolastico e l’esperienza americana, ma non il piacere della ricerca e dell’innovazione e del superamento del limite.

La Ampeg Dan Armstrong Lucite, in plexiglass trasparente. Keith Richard la portò in tournée nel 1969.

Mattia Balsamini

Chitarre da collezione: la Gretsch Viking e la Airline Res-O-Glass "JB Hutto”.

Mattia Balsamini

Marshall, Wizard, Supro e Thunderbolt: il muro di casse acustiche voluto da Arnò al Quiet Please!.

Jacopo Benassi

Rientrato in Italia, ha dato vita a oltre 1.500 brani che, tra colonne sonore e arrangiamenti, hanno accompagnato questi ultimi 20 anni di vita italiana: una sorta di colonna sonora fatta di musica leggera, jingle pubblicitari e canzoni per il grande schermo. Un melting pot formato pentagramma in cui si fondono gli interessi e le passioni di Arnò, musicista che ha sempre cercato di abbinare originalità nella composizione e alle sonorità.

Per farsene un’idea è sufficiente ascoltare i toni delle pubblicità Bmw oppure alcuni brani di Malika Ayane, cantante che Arnò nel 2009 ha portato fin sul palco di Sanremo. Dream on me, la sua ultima creatura, spopola attualmente in radio grazie alla voce di Dream on me, all’anagrafe Joan Wasser ed ex compagna di Jeff Buckley. Ma lungi dall’adagiarsi sui canoni della convenzione, Arnò ha sempre provato ad alzare l’asticella «a spiazzare, a rileggere la musica con occhiali nuovi, in grado di vedere oltre i confini nazionali, senza inseguire forme sterili di esterofilia: semplicemente provare a comporre e a produrre musica senza cadere nei cliché».

Nel segno della sperimentazione e della ricerca si inserisce Quiet, Please!. Che non è solo il nome dello studio di registrazione milanese progettato e realizzato da Arnò: è «the-place-to-be» per un musicista, un ambiente ad alto impatto visivo in grado di garantire sonorità al massimo livello. «Quiet, Please! è un pezzo fondamentale della mia vita, della mia credibilità e del mio lavoro. Perché contenitore e contenuto devono viaggiare di pari passo» afferma Arnò. Qualche volta eccedo nella cura del contenitore, ma il motivo è semplice: le cose belle mi piacciono molto».

Ferdinando Arnò alle maracas.

Jacopo Benassi

La collezione di microfoni anni 50 di Arnò.

Jacopo Benassi

Lino Gitto, batterista dei Winstons registra al Quiet, Please!.

Ciro “Frank” Schiappa

La collezione di microfoni anni 50 di Arnò.

Jacopo Benassi

Il piano elettrico Wurlitzer, artefice delle sonorità dei Supertramp.

Germano Finco

Quiet, Please! ha affascinato anche un palato fine come Stefano Boeri: «Ha un’atmosfera sonora che accompagna nell’attraversamento verso un altro stato delle cose, un altro stato della percezione». Con la distribuzione degli spazi che ricorda la navicella spaziale di 2001, Odissea nello spazio, le plastiche bianche anni Settanta e quell’aria vintage che avvolge gli strumenti musicali e la sala di registrazione: l’ingresso in Quiet, Please! è una sorta di porta d’accesso a un’altra dimensione, «un luogo dove stare bene 24 ore al giorno, dove il suono è lontano dalle fredde alchimie techno», sostiene Arnò.

La ricetta di Quiet, Please! non lascia nulla al caso: gli speaker Geithaini, sono stati consigliati, per il suono caldo e rotondo, da Sua Eminenza Ryuichi Sakamoto, mentre Andy Munro è riuscito a isolare completamente Quiet, Please! dall’esterno. Con la collaborazione di Natasha Chiribieva, visionario architetto, e di Arnò stesso, il designer britannico ha dato forma e suoni a questa cattedrale laica dell’acustica che ha ospitato grandi stelle del firmamento musicale: da Justin Bieber a Kanye West, a Melanie De Blasio.

L'imponente console di Quiet, Please!, lo studio di registrazione milanese disegnato da Ferdinando Arnò con Andy Munro e Natasha Chiribieva.

Mattia Balsamini

Una postazione all'interno di Quiet, Please!

Malena Mazza

Ma Arnò non è tipo che si ferma ai grandi nomi, la sua ricerca ora viaggia verso l’entrainment, sintonia che in fisica significa uguaglianza di periodo ed è anche sinonimo di sincronia. Al Teatro della Triennale durante la Design Week 2017 Arnò ha portato in scena la sua idea di Entrainment, (sold out lo scorso 8 novembre al Museo della scienza e della Tecnica di Milano). Nello spettacolo musicisti e pubblico interagiscono sotto un’unica coperta musicale che li avvolge sul palco: i musicisti al centro della scena, il pubblico attorno, sui cuscini, con musica ed emozioni a formare un unicum magico. Dazed and confused, direbbe Bob Dylan. Ed è un po’ come ritornare bambini e alle origini della musica.

Ferdinando Arnò

Entrainment

Electa 2018
160 pagine,
45 euro

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