Sessantadue bagni di colore diversi per tingere le lane. Cinque mesi di lavoro e 152mila nodi per ogni metroquadro. Nasce così Slinkie: pensato in italia, prodotto in nepal, firmato Patricia Urquiola

«I tappeti della collezione Slinkie disegnata da Patricia Urquiola per cc-tapis nascono a Baudha, enclave tibetana di Katmandu, in Nepal, che accolse i fuggitivi del Paese delle nevi dopo l’invasione cinese. «Qui sorge uno degli stupa più belli della regione», racconta Daniele Lora, art director del marchio nato in Francia e approdato a Milano nel 2011, «e il nostro atelier, che abbiamo con un socio tibetano, dove lavorano 70 persone e vengono realizzati tutti i nostri tappeti». Per un pezzo medio, largo 2,20 metri e lungo 3, servono tre mesi e mezzo: due per l’annodatura, il processo principale che vede le lane annodate su trama e ordito di cotone e per cui ci vogliono tre persone al telaio abituate a coordinarsi insieme (devono avere la stessa velocità, la stessa forza con cui si batte il nodo), e uno e mezzo dedicato alle operazioni precedenti e successive: tintura, studio della mappa del tappeto, rifinitura, lavaggio, asciugatura.

I tappeti per la nuova collezione cc-tapis sono in cotone e lana himalayana, seta (slinkie) e pashmina (double)

Tutto il procedimento è manuale e avviene interamente nell’atelier dell’azienda a Baudha, in Nepal

«Dall’acquisto del materiale all’imballaggio finale: tutto avviene qui. Usiamo la lana locale e la seta arriva dalla Cina. Il procedimento è manuale. L’unica macchina che funziona a corrente elettrica è una centrifuga che usiamo per asciugare la lana più velocemente. L’acqua per la tintura viene scaldata con la legna e vi viene aggiunto il sale», continua Lora. È un processo ancestrale in cui si innestano anche il tappeto Slinkie, con le versioni Double e Triple: qui la particolarità è che nascono da disegni digitali generati da un’applicazione in grado di creare i caratterizzanti cromatismi. L’algoritmo all’avanguardia e la manualità del Nepal a servizio di un’idea: il colore, cuore del progetto. Come spiega Lora: «Non sono gradazioni, ma tinte differenti: per il Triple abbiamo utilizzato 62 bagni di colore diversi per tingere le lane che poi sono state annodate secondo la mappa concordata con la designer.

Al centro del processo produttivo c’è l’annodatura delle lane. Un lavoro che viene fatto al telaio, normalmente in squadre di tre persone

Questo ci ha permesso di avere quelle che la Urquiola ha chiamato “sfumature imprevedibili”, date dall’accostamento di così tante tonalità. Il risultato è una fuga multicolor che crea una sorta di tridimensionalità cromatica, accentuata anche dall’annodatura di lane di altezze diverse». E non solo: il modello Slinkie è fatto anche con la seta, il Double con la pashmina («la “barba della pecora”, molto pregiata»). Sono tappeti da 152mila nodi per metro quadrato, «se immaginiamo che ogni nodo sia un pixel, possiamo capire come la definizione sia molto alta», suggerisce Lora.

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