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L’Europa nelle mire di Amazon

di Federico Bona
fotografie di ANTONINO SAVOJARDO per IL
IL 107 06.12.2018

Londra, quartiere di Shoreditch: la vista dalla nuova sede di Amazon (a sinistra)

Brexit e incertezze politiche non spaventano il gruppo di Seattle, che continua a investire nel Vecchio continente. Reportage dalla nuova sede di Londra

L’Europa si disgrega lentamente, rimessa in discussione dalla crisi finanziaria? L’Inghilterra è sempre più vicina a un qualche genere di Brexit? Se la classe politica sembra in stato di perenne affanno alla ricerca di soluzioni, chi non pare avere dubbi è Amazon. L’azienda di Seattle, che negli Usa è in procinto di aprire un secondo headquarter, probabilmente diviso in due località (si parla di Long Island, New York, e di Arlington, nei pressi della capitale Washington), ha da poco ufficializzato l’inaugurazione, l’anno prossimo, di una nuova sede di ricerca e sviluppo a Manchester, e il contestuale ampliamento di quelle già esistenti in Scozia e a Cambridge.

La notizia ci viene data mentre stiamo visitando la nuova sede di Londra, inaugurata poco più di un anno fa nella zona ad alto tasso di graffiti, e di gentrificazione, di Shoreditch: 15 piani per 55mila metri quadrati, dove gli uffici cedono il passo a spazi di lavoro ampi e luminosi, dove sedersi a lavorare a un tavolino del bar interno, sorseggiando una tazzona di caffè come nelle catene americane, o accomodarsi in una poltrona modellata nella carrozzeria sezionata di un’automobile.

Abbiamo un pass speciale, proprio per farci raccontare come si sta muovendo nel Vecchio continente il colosso americano, ma non appena ci stacchiamo dalla guida, che ci attende qualche piano sopra, pensando di abbandonarci pigramente all’ascensore, veniamo immediatamente invitati, cortesemente ma con decisione, a non uscire dal nostro recinto di autorizzazioni e a imboccare le scale. È tutto molto “friendly” per chi lavora qui, meno per noi intrusi: davvero custodiscono segreti così delicati in questo edificio?

Dove siamo ammessi, è nei tre laboratori dentro cui, a diverso titolo, si lavora per controllare che i servizi di streaming, le cui campagne promozionali stanno invadendo in questo periodo le nostre tv, funzionino a dovere con qualsiasi tipo di connessione, apparecchio o televisore. È una specie di paradiso del videoamatore, dove si accumulano schermi di ogni dimensione e prezzo, mentre serie tv e film distribuiti da Amazon ripetono incessantemente la loro sequenza di scene. Se c’è un errore, lo staff tecnico si attiva immediatamente per risolverlo, scrivendo nuove linee di codice se necessario.

Togliere al consumatore la preoccupazione di adattarsi ai servizi forniti, di chiedersi se siano compatibili con la tecnologia che ha a disposizione, è una specie di ossessione qui dentro. Lo dimostra anche Alexa, l’interfaccia vocale intelligente che è sbarcata il 30 ottobre sul nostro mercato, integrata nella famiglia di speaker Echo, ma non solo. «Alexa ha trovato la sua voce grazie ai team che lavorano in Polonia e ha imparato a rispondere alle domande che le vengono rivolte con il contributo dei ricercatori in Gran Bretagna», spiega Jeff Wilkes, Ceo Worldwide Consumer di Amazon, che chiosa: «25 centri di sviluppo e oltre 5.500 ricercatori e ingegneri altamente qualificati nel continente dimostrano il nostro investimento a lungo termine nell’innovazione europea», un investimento da 27 miliardi di euro dal 2010 a oggi.

Ne ha beneficiato anche l’Italia, dove è stato inaugurato un nuovo hub logistico (in provincia di Bergamo) che a regime darà lavoro a 400 persone e dove dal 2020 saranno attivi anche tre datacenter per servizi di cloud computing. L’adattamento di Alexa alla nostra lingua, ricca di pronunce e cadenze regionali, è stato una sfida ulteriore, secondo l’immutato principio che non siamo noi a doverci abituare a scandire con attenzione che cosa diciamo, ma è la “macchina” a doversi adattare. Il risultato? A quel che abbiamo potuto provare, e partendo da una più che discreta dose di scetticismo, è eccellente: Alexa capisce bene, e con un’ottima tecnologia di eliminazione del rumore di fondo, quello che le viene chiesto, sia esso le previsioni del tempo, le notizie del giorno o il titolo di una canzone da pescare da un servizio di streaming (Amazon Music, Spotify Premium o Deezer) e diffondere al tocco della nostra voce in tutta la casa.

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