L’enorme fondo epistolare della casa editrice (più di 31mila documenti) è ora consultabile online. Così si può ripercorrere da casa propria la storia della musica. E anche curiosare tra le oche di Verdi e le beccacce di Puccini

Tutti possono sbagliare. Anche i più grandi, anche quei miti che ci piacerebbe considerare infallibili, immunizzati dalle umane mancanze. Ma l’errore commesso da Giuseppe Verdi è davvero madornale, ed è lui stesso a non perdonarselo! Così scrive infatti il Maestro da Genova a Giulio Ricordi il 17 aprile del 1895 – tre giorni esatti dopo la Pasqua del Signore: «Pardon! Pardon! Grandemente Pardon! Ho scambiato una Colomba carica di pietre preziose in un’Oca!!! Apriti o terra! Quando mia moglie l’ha saputo… Dio liberi… quale avalanche di…. Non altro che, rimproveri; ma mi avrebbe bastonato se avesse avuto braccia più forti! Ora tutto è passato, ma credo che non ricupererò le grazie di mia moglie senza una vostra Indulgenza Plenaria! G. Verdi».

Queste righe accorate e divertite del più grande musicista italiano di tutti i tempi sono conservate nell’Archivio Storico Ricordi insieme al corpo del reato: un breve biglietto datato due giorni prima, il 15 aprile, in cui il Maestro ringrazia Giulio Ricordi per la «bellissima Oca» che lui e la moglie «mangeranno il giorno stesso», comprese le «pietre preziose» che dovevano essere i canditi colorati.

Archivio Storico Ricordi © Ricordi & C. S.r.l. Milano — www.archivioricordi.com

Non meno prezioso, colorato e generoso di sorprese straordinarie è l’Archivio Storico Ricordi, oggi conservato in alcune stanze della Biblioteca Braidense a Milano grazie alla cura attenta del suo direttore Pierluigi Ledda, della Conservatrice e Archivista Maria Pia Ferraris insieme al suo staff, e sotto le ali del gruppo tedesco Bertelsmann (società media, di servizi e formazione che opera in cinquanta Paesi del mondo con circa 116mila dipendenti) che nel 1994 acquistò il marchio Ricordi fondato quasi due secoli prima, nel 1808.

La memoria, in fondo, non può fare a meno della materia: prendere delicatamente fra le mani l’ultima lettera di Giacomo Puccini, che il 23 ottobre del 1924 si dice «molto preoccupato» per le sorti della sua Turandot legata a stretto filo al suo non meno preoccupante stato di salute (il tumore alla gola lo ucciderà un mese e cinque giorni dopo, a Bruxelles), sfiorare il foglio diafano e ingiallito, passare un dito sopra l’inchiostro spesso di quella grafia tormentata, è un’emozione grande. Quanto amore per la vita aveva, il compositore. Per la vita, le automobili di lusso, il mare.

Anche nell’era del digitale, delle nuvole cui affidiamo i nostri lasciti di parole e immagini, gli archivi reali restano i veri custodi della memoria, intima o collettiva che sia. Ma è non meno vero che, senza comunicazione fra l’universo cartaceo e quello digitale, il primo rischia di relegarsi in una torre d’avorio difficile da raggiungere, inaccessibile ai più.

Non è certo questo il caso dell’Archivio Storico Ricordi, che dal 6 novembre mette a disposizione sul proprio sito https://www.archivioricordi.com/it il fondo epistolare: più di 31mila lettere e corrispondenze di varia natura che raccontano un mondo unico, fatto tutto di personaggi straordinari che, nello spettro delle parole scambiate, svelano tratti inediti, vizi e virtù inattese. Lo stesso Giuseppe Verdi, protagonista fra gli altri di questa corrispondenza, in calce al divertito mea culpa per aver scambiato una colomba pasquale con un’oca, chiede a Giulio Ricordi notizie sull’Asilo, cioè la casa di riposo per artisti che fece costruire a Milano con i propri soldi.

Aveva comprato il terreno nel 1889 in gran segreto, anche se appena qualche giorno dopo l’atto d’acquisto, entrando al Caffè Cova, Giulio Ricordi viene a saperlo (pettegolezzi di pasticceria) e chiede ragguagli a Verdi, come si racconta nel fitto scambio epistolare di quei giorni. Era molto generoso, il Maestro. E non amava vantarsene o anche solo mostrare questa sua inclinazione.

Archivio Storico Ricordi © Ricordi & C. S.r.l. Milano — www.archivioricordi.com

Ricordi fu per molti decenni ben di più della casa editrice dei più grandi musicisti italiani. Nati come stampatori di pentagrammi con un torchio calcografico importato dalla Germania, dove il capostipite Giovanni si era fatto le ossa, Giulio (primo e secondo), Tito (primo e secondo) e Camillo Ricordi furono agenti, impresari, confidenti e amici dei loro artisti, e non di rado ricoprirono anche funzioni prettamente finanziarie, trasformandosi in una sorta di family office ante litteram.

Così, un bel giorno del 1866 il «bigliardo» di Verdi ha fatto un «minuto esame di coscienza» e risulta in sufficiente buono stato, tanto nell’anima quanto nel corpo, per essere trasportato nell’amata casa di Genova. Lo scrive Giuseppina Strepponi, la mitica moglie che intrattiene anche lei una costante corrispondenza con casa Ricordi sulle questioni più varie, e che è quasi sempre presente dietro le quinte anche quando a firmare la lettera è il Maestro. Se dietro ogni grande uomo c’è una donna, Giuseppina era certamente dietro, ma spesso anche davanti… «Io conoscendolo, già sospettava che il mio Priamo, non foss’altro per farsi credere d’essere un fresco Cupido, ne avrebbe fatte di tutti i colori!», scrive a Giulio Ricordi nell’agosto del 1892, quando lei ha già la bellezza di settantasette anni e lui due di più: il vero amore non ha età.

Non c’è solo Giuseppe Verdi, nell’Archivio Storico Ricordi: basta qualche clic per ritrovarsi nella vita di Pietro Mascagni, Luigi Dallapiccola, Gian Francesco Malipiero, Ottorino Respighi e tantissimi altri. Giacomo Puccini, poi, ebbe sempre un rapporto di grande confidenza e affetto con Tito II: «Caro Tito, fra giorni verrò un po’ in città – sono diventato un vero orso. Fui in Maremma e mandai una sportina di beccacce alla tua mamma indirizzata in via Berchet – l’hai ricevuta? E in buono stato…», scrive prima di aggiornarlo su come procede Il Tabarro, «Ho lavorato all’Houppelande e vien molto bene – peccato sia un atto solo – spero finire presto. Ma che vale?», conclude tristemente, «Se non finisce questa guerra, che cosa se ne fa il mondo della musica?». Era il 16 dicembre del 1915, e Puccini non poteva sapere che, purtroppo, quella guerra sarebbe durata ancora a lungo…

Miniera di memoria e di emozioni, l’Archivio Storico Ricordi è un luogo fisico dove entrare con il corpo, la mente e il cuore nel mondo della grande musica. Con le sue migliaia di lettere disponibili online, regala oggi l’accesso privilegiato all’intimità calda della vita vissuta, a volte dolce e a volte amara, sempre sorprendente.

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