Il film sul suo concerto all'Arena di Verona (in questi giorni nelle sale) conferma che il cantautore di Latina è il protagonista indiscusso della scena musicale italiana del momento. Anche se lui, il “vero” lui, è meglio scoprirlo nei testi delle sue canzoni

«Ma quant’è alto Brunori?». Lo chiede Calcutta nei titoli di testa del film Tutti in piedi, e in quel fuorionda registrato a tradimento e messo lì, all’inizio del film, c’è il motivo per cui 13mila persone, lo scorso agosto, erano andate a sentirlo suonare all’Arena di Verona e chissà quante andranno al cinema il 10, 11 e 12 dicembre a vedere (o rivedere) quel concerto: perché Edoardo D’Erme è uno vero, uno che non ci riesce a fare le prove fingendo di duettare con Brunori se Brunori non c’è. Edoardo “Calcutta” è politically incorrect, è il bambino che urla “il re è nudo” (oltre a «Uè deficiente!», il suo verso più famoso). Proprio per questo, a stonare davvero nel film diretto da Giorgio Testi è una cosa soltanto: la riga del ferro da stiro sulle maniche della polo indossata da Calcutta durante il concerto di Verona. Quella sul palco dell’Arena è la versione “pettinata” (o, meglio, “stirata”) di Edoardo, una versione addomesticata del cantautore indie di Paracetamolo.

Nell’ora e mezza di film il Calcutta che conosciamo (e che amiamo) compare tra una canzone e l’altra, quando ringrazia tutti per «questa cosa che in effetti sembra una follia», quando saluta Giorgio Poi o quando alla fine, finalmente, sorride alla telecamera e noi (sempre noi che lo conosciamo e che lo amiamo) sappiamo che sta pensando: finalmente è finita.

Il film su Calcutta non è un film su Calcutta: se così fosse, lui avrebbe una maglietta sgualcita e starebbe meno attento alla voce. Invece, a Verona, la sua polo era perfettamente stirata (come lo erano i suoi pantaloni) e la sua voce precisa, perfetta. Perché in realtà, il film su Calcutta, è solo un film sul concerto di Verona. Il vero Edoardo, d’altronde, dentro un film non ci potrebbe stare: non potrebbe recitare alcuna parte se non quella di se stesso, ed è la parte del protagonista indiscusso della scena musicale italiana del momento. Perciò, se cercate Calcutta, non andate al cinema: non lo trovereste. Cercatelo, piuttosto, nei testi delle sue canzoni, comprese quelle scritte per altri (come Se piovesse il tuo nome, cantata da Elisa o Io non abito al mare cantata da Francesca Michielin). Al cinema andateci per guardare l’Arena di Verona sold out e per rosicare di non esserci stati anche voi.

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