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Avete mai sentito parlare di Ambazonia?

IL 108 23.01.2019

La bandiera del Camerun dipinta su un muro a Berlino

Scioperi, manifestazioni, perfino rapimenti. Gli anglofoni camerunesi si oppongono al presidente Biya e sognano un nuovo Stato

Come tutte le rivolte dei nostri tempi – che viaggiano sui social netwtork – anche i recenti moti indipendentisti nel Camerun britannico hanno un loro hashtag, #BiyaMustFall. Obiettivo: le dimissioni di Paul Biya, guida del Paese da 36 anni, per riportare il calendario indietro di oltre mezzo secolo. Prima, cioè, del 1961, quando il Camerun britannico e quello francese, nati dallo smembramento della colonia tedesca, furono riuniti sotto una stessa bandiera tramite referendum. Soltanto la minoranza musulmana nel Nord riuscì a far prevalere le sue ragioni contro il nuovo progetto statuale, preferendo l’annessione alla Nigeria.

Scioperi, manifestazioni, perfino rapimenti. Dal settembre 2017, i ribelli separatisti chiedono di tornare a cantare God save the Queen rovesciando Biya, accusato di aver oppresso e represso (non senza ricorrere a brogli elettorali) la minoranza anglofona in nome della “Republique”. È dal 2016, quando Biya decise di imporre agli anglofoni giudici di lingua francese (reprimendo con la violenza le proteste), che è tornato a serpeggiare in Camerun un clima da guerra civile.

Ai tempi delle primavere arabe, l’Occidente si lasciò trascinare nella Rete. Finì nella bolla di Twitter e Facebook, strumenti che uniscono i popoli risultando però incapaci, da soli, di generare una piattaforma comune di valori. Fu evidente con la Fratellanza musulmana, rimasta lontana dai social, ma non dalla vita civile. Oggi, i cinque milioni di anglofoni nel Camerun britannico sono convinti di meritare il sostegno della Corona. L’elemento social, questa volta, è però secondario. I separatisti sono decisi a far leva sulla Brexit per convincere il Regno Unito a mobilitarsi per fermare quello che loro definiscono un genocidio e ad appoggiare la causa indipendentista.

Se Londra vuole lasciare l’Unione europea, sognando di liberarsi dai vincoli di Bruxelles per far da sé sullo scenario globale, allora gli anglofoni camerunesi sono convinti di meritarsi una chance. Sognano un nuovo Stato, che avrebbe la stessa popolazione della Scozia e riserve petrolifere anche maggiori. Un sogno per ora irrealizzato, ma che ha già un nome: Ambazonia.

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