Design

Ma che bella la casa surrealista

31.01.2019

Margarita e Sacco alato di Roberto Matta (1911-2002)

I pezzi disegnati dall'artista Roberto Matta per Dino Gavina negli anni 70 rivivono grazie al marchio Paradisoterrestre nella mostra “UltraMatta”, fino al 2 marzo a Bologna

Allestimento della mostra UltraMatta nello spazio di Paradisoterrestre a Bologna

Margarita e Sacco alato sono due sedute che l’architetto e pittore cileno Roberto Matta ha realizzato per Dino Gavina negli anni 70. L’imprenditore bolognese, considerato uno dei padri del design italiano, aveva lanciato nel 1971 l’operazione Ultramobile, per proporre gli oggetti surrealisti nella quotidianità come «opere d’arte funzionali». Un’idea ben rappresentata dai due pezzi scultorei in bronzo – il fusto aperto come una margherita e trasformato in trono e le sezioni di sacco di sabbia con i piedini – che ora tornano in vita in edizione limitata e diventano protagonisti della mostra UltraMatta, appena aperta e visitabile fino al 2 marzo a Bologna in via De’ Musei 4, dietro Piazza Maggiore. Promotore e autore della produzione è Paradisoterrestre, marchio nato nel 2017 per iniziativa di Gherardo Tonelli che ha acquistato il brand omonimo ispirato alla filosofia naturalista lanciato nel 1983 da Gavina, oltre a parte dell’archivio storico. Paradisoterrestre ha inaugurato un paio di mesi fa lo spazio di via De’ Musei che ora ospita la mostra: un appartamento di 200 metri quadrati affidato alla direzione creativa del designer francese Pierre Gonalons, arredato con opere d’arte, pezzi del catalogo e dell’archivio Gavina.

Questa prima mostra, UltraMatta, contempla anche le prove e i bozzetti disegnati da Roberto Matta su una grande tavola di legno dello stabilimento di Gavina, un esemplare di Margarita proveniente dal suo archivio, un prototipo di tappeto e altri due pezzi storici sempre frutto della sua esperienza a Bologna: Malitte (1966), divano componibile già accolto nella permanente del MoMA di New York e MAgriTTA (1971), la “mela” seduta omaggio a René Magritte, oggi in catalogo Gufram. Realizzata grazie alla collaborazione di Alisée Matta, figlia dell’artista, la riedizione di Matta è un’anticipazione di quello che Paradisoterrestre si prepara a presentare al Salone del Mobile di Milano del prossimo aprile.

«Abbiamo fatto un lungo lavoro di recupero – racconta Tonelli – per far rivivere quello che era lo spirito di Gavina. Abbiamo ripreso progetti storici prendendo contatto con gli artisti e gli architetti, o gli eredi, che avevano lavorato con lui: Kazuhide Takahama, Novello Finotti, Mariyo Yagi per fare qualche nome. Inoltre abbiamo affidato a giovani designer dal profilo internazionale, come Pierre Gonalons, nuovi progetti che attualizzassero la filosofia di Paradisoterrestre». Anche la produzione dei pezzi non è casuale, spiega Tonelli: «Avviene tutta tra Emila Romagna e Marche: le zone con cui lavorava la Gavina. Abbiamo cercato di mantenere le caratteristiche del marchio originale, recuperando stampi, prototipi e maestranze. Siamo stati fortunati, per esempio, a incontrare la tappezziera Franca Suzzi, che cominciò a lavorare con Gavina negli anni 50, vera e propria memoria storica dell’azienda».

Nel racconto appassionato di Tonelli passa davanti agli occhi il momento in cui San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, era al centro del mondo del design mondiale: gli anni in cui, negli stabilimenti disegnati sulla via Emilia dai fratelli Castiglioni, Dino Gavina conduceva la sua ditta in missione contro «la bruttezza e lo squallore delle piccole cose con cui viviamo a continuo contatto [che] ci pongono in uno stato di costante disagio e tensione» e inventava nuovi modi di concepire l’arredamento insieme a quegli architetti con cui era venuto in contatto grazie all’amicizia con Lucio Fontana, Ignazio Gardella, Carlo Scarpa, i Castiglioni, ma anche agli artisti come Duchamp, Man Ray o appunto Matta. Oggi la “fabbrica” di Gavina è diventata la sede della Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, che ospita la grande mostra Universo Futurista fino al 19 maggio. E il negozio della Gavina di via Altabella in centro a Bologna, disegnato da Carlo Scarpa nel 1961 e celebrato da appassionati e studiosi di architettura, attualmente vuoto, ha trovato nuovi acquirenti. Privati. Ancora non si sa cosa ne faranno. Un rammarico, se lo lascia scappare Tonelli: «Peccato che le istituzioni non sembrino voler valorizzare al massimo l’esperienza di Gavini». E se i corsi e ricorsi del design devono seguire la celebrazione anniversaristica che ha visto riscoprire nel 2017 Ettore Sottsass e nel 2018 Achille Castiglioni, ricordiamo che nel 2022 ricorre il centenario della nascita anche di Dino Gavina.

Roberto Matta

Roberto Sebastián Antonio Matta Echaurren (1911-2002) è stato un pittore e architetto cileno. Ha aderito al surrealismo dopo aver conosciuto André Breton e Salvador Dalí a Parigi. Ha lavorato con Dino Gavina (1922-2007) a Bologna a partire dagli anni 60. A sinistra, in una foto storica accanto alla sua seduta Margarita, ora riproposta da Paradisoterrestre.

Gherardo Tonelli e Alisée Matta

L’imprenditore che ha fatto rivivere il marchio Paradisoterrestre creato da Dino Gavina acquisendolo e rilanciandolo nel 2017 è insieme alla figlia di Roberto Matta, grazie alla quale è stato possibile lavorare sulle riedizioni dei pezzi che il padre disegnò per Gavina.
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