Con le sue rime Dutch Nazari racconta la generazione cresciuta con l'Erasmus e la moneta unica in tasca. Un “cantautorap” che ne ha per tutti, autore di un album impegnato, ma con brio

Questione di spelling: un giorno arriva un rapper di Padova e trasforma il classico «Guarda mamma: senza mani!» nel geniale «Guarda mamma: senza money!» e diventa la voce di una generazione precaria. Lui è Dutch Nazari, classe 1989, nato e cresciuto a Padova, una laurea in Giurisprudenza in tasca e un disco dal titolo Ce lo chiede l’Europa. Bastano questi elementi per capire che è un disco impegnato, ma allo stesso tempo allegro come tutti i trentenni di oggi, abituati a lavori che cambiano ogni sei mesi e ad avere parenti sparsi in diversi Paesi. Quelli di Dutch – che poi si chiama Duccio e si porta appresso questo soprannome dalle scuole medie – si dividono tra l’Australia, da dove proviene sua mamma, e Londra, dove vive suo fratello (con una moglie argentina). «Noi siamo la prima generazione cresciuta con l’identità europea, con la moneta unica, l’Erasmus, le serie tv in inglese. Per quelli come me l’Europa non è un concetto astratto, è casa, checché ne dica Salvini».

La politica spunta fuori da ogni sua canzone: «L’economia del mio Paese arranca ma tranquilla mamma ho letto sui giornali che siamo tutti sulla stessa banca e ho letto che la gente è stanca e che i politici sono dei criminali e bisogna mandarli a casa e metterne degli altri che facciano scelte uguali». Le sue rime funzionano. Merito del rap, scoperto grazie a suo fratello, e dei cantautori, eredità passatagli dai genitori. Racconta a IL: «Ho respirato musica fin da piccolo, in famiglia c’è sempre stata la tradizione di scrivere una canzone per i familiari nelle occasioni speciali o per le feste. Prendevamo un brano famoso e ci mettevamo tutti insieme a cambiare le parole. È un’usanza che viene da mio nonno materno». Poi dalla scrittura collettiva familiare è passato a quella della sua crew di rapper. «Quello che sono adesso viene da tutto questo, e anche dall’incontro con il poeta Alessandro Burbank e con il producer Sick et Simpliciter (Luca Patarnello, ndr)». I due lo hanno spinto ad avvicinarsi a sonorità elettroniche e a mescolare le metriche del rap con la cifra comunicativa dei poetry slam e delle sue “battle” a colpi di rime e versi.

Oggi si definisce – come Dargen D’Amico e Piotta – un “cantautorap”: «Mi piace l’idea di essere trasversale, senza barriere senza confini». Come l’Europa che vorrebbe, libera e accogliente. Dutch non le manda a dire e canta: «L’economia ha un movimento oscillante e ogni tanto dà un contraccolpo come un barcone nel mare con trecento persone a bordo, qualcuno strilla chiudete il porto e intanto suo figlio è in un aeroporto e ha in una mano un biglietto di sola andata per Toronto».

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