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Senti come suona l’Europa

15.01.2019

I nuovi talenti del vecchio continente si ritrovano in Olanda per il più grande raduno dell’industria musicale: la 33esima edizione dell’Eurosonic Noorderslag, dal 16 al 19 gennaio a Groningen, in Olanda. Performance dal vivo e conferenze per tracciare il futuro del nostro suono comunitario, con l’Italia che schiera 10 proposte di alto profilo. Ve le presentiamo in anteprima

Immaginate una città in cui ogni teatro, sala conferenza o piccolo club siano dedicati alla musica. Un luogo in cui una chiesa del XVII secolo e il pub aperto lì accanto ospitino concerti gratuiti delle migliori realtà emergenti del continente, mentre professionisti da tutto il mondo si confrontano sul futuro dell’industria musicale in un hub interamente riservato a questo scopo. Se volete conoscere un posto del genere – e potete farlo – andate a Groningen, la città olandese che dal 16 al 19 gennaio ospiterà la 33esima edizione dell’Eurosonic Noorderslag, con 350 showcase di artisti provenienti da ogni angolo d’Europa.

Costruita attorno alla storica università e popolata da una cittadinanza dall’età media di 35 anni, Groningen si propone come perfetta piattaforma di attrazione per operatori e appassionati della musica contemporanea, una piccola Amsterdam in cui le attività commerciali non hanno orari di chiusura. E mentre l’Italia si arrabatta con i talent show per “scoprire” gli artisti che occuperanno le classifiche di vendita, il resto del continente si confronta in maniera proattiva sui cambiamenti che la filiera musicale sta affrontando a ritmi serratissimi. Eurosonic presenta infatti un denso programma di conferenze nell’Oosterport hub, con 150 panel a cui partecipano rappresentanti di 400 festival e oltre 4mila delegati di agenzie internazionali. Innovazione, tecnologia, social media, giornalismo di settore e molti altri temi saranno al centro delle quattro giornate di lavoro, ma protagonista indiscussa resterà la musica dal vivo.

In questo clima di coesione artistica, dove la comunità sonora europea incrocia stilemi e attitudini di felice eterogeneità, l’Italia presenta dieci proposte di alto profilo che alternano tradizione e sperimentazione, elettronica futurista e free form destabilizzante, cantautorato classico e spigliatezza indie. Un esaltante avvicendarsi di espressioni artistiche identitarie ma perfettamente integrate nel flusso sonoro del nostro continente. Le presentiamo in anteprima, rigorosamente nell’ordine in cui appariranno sui palchi dell’Eurosonic.

HER SKIN

Folgorata dal folk anglofono ad alta appetibilità indie, Her Skin è la risposta italiana alla geniale semplicità di Cat Power. Partita nel 2013 da Modena con i suoi live in acustico, la giovane Sara Ammendolia ha poi fondato l’etichetta Tempura Dischi, con cui ha auto-pubblicato due EP. Nel febbraio del 2018 è uscito il suo debutto su lunga distanza Find a Place to Sleep, una preziosa collezione di brani intimisti che sembra registrata fra Atlanta e Glasgow. Imperdibile – anche se un po’ calligrafica – la cover di Sea of Love.

THE PIER

Vorticisti sonori che hanno fondato i loro ascolti d’autore sulle derive math-noise della Chicago di fine anni Novanta, i Pier sono la risposta debordante all’omologazione musicale italiana. Destabilizzanti fin dagli esordi di un lustro addietro, con il nuovissimo album Dead Rocking (appena uscito per Faro Records) ampliano la loro proposta sonora verso spigolature indie e disallineamenti elettronici. Sorprendenti.

SEM & STENN

Ormai avvolta da un’estetica anni Ottanta fin troppo costruita per risultare onestamente avvincente, Sem & Stenn è la coppia salita ai clamori mediatici grazie alla partecipazione all’edizione 2017 di X Factor. Senza dubbio intestatari di una formula synthpop perfettamente commerciabile, i due ragazzi milanesi propongono una manciata di tracce abbastanza derivativa e ricchissima di richiami a numi tutelari come Pet Shop Boys e Depeche Mode.

INDIANIZER

Accelerati e psicotropi come pochi altri in Italia, gli Indianizer si muovono fra percussioni rutilanti e voci quasi tribali. La definizione di “psychtropicalbeat” calza a pennello e li inserisce con originalità nel filone della dance alternativa, tanto affascinati dall’eredità afro quanto lanciati verso le nuove derive di fusion sperimentale. Una convincente sfida agli svedesi Goat che risente positivamente anche di influenze britanniche.

FEDERICO ALBANESE

Compositore milanese ormai di stanza a Berlino, Federico Albanese segna il punto di incontro fra l’Italia e il meglio della scena modern classic europea, costruendo un percorso sonoro dai tratti fortemente cinematografici. I suoi tre album usciti per label fondamentali come Denovali, Berlin Classics e Neue Meister uniscono l’esperienza dei giganti del minimalismo con la visionarietà di Max Richter e Nils Frahm, portando il suono classico verso esperimenti ai limiti del glitch.

ANY OTHER

Dotati di un’impronta alternative degna del miglior rock statunitense di metà anni Novanta, gli Any Other di Adele Nigro rappresentano uno dei migliori tradimenti nostrani al dilagante sound cantautorale italiano. Con riferimenti che spaziano dai Pavement alle Sleater Kinney, da Nina Nastasia alle Hole di Courtney Love, il trio milanese ha raccolto in due album alcuni dei migliori brani indie degli ultimi anni, proponendosi come portabandiera del suono di chitarre di questi anni Dieci.

VIOLETTA ZIRONI

Dopo essersi fatta notare a X Factor 2013 grazie a una voce di eccezionale intensità e versatilità, la cantautrice emiliana ha deciso di seguire la propria strada abbandonando il cantato in italiano e spingendosi verso uno stile più essenziale e intimo. Il risultato è racchiuso negli accordi di brani come Oasis e Don’t Make Me A Fool, canzoni dalla costruzione piana che traggono forza da un tappeto ritmico essenziale e da un’interpretazione quasi leziosa.

MACHWEO

Pubblicata dalla Lefse Records, coraggiosa etichetta indipendente con sede a Portland, la nuova incarnazione artistica di Giorgio Spedicato con il moniker di Machweo è una rivelazione di straordinaria energia espressiva. Programmatica fin dal titolo, questa Primitive Music è un innesco cerebrale di potenza deflagrante, capace di partire dalla forma libera per costruire una sorprendente composizione fuori dal tempo. Un progetto che crea un ponte fra due continenti e che intreccia meravigliosamente i suoni del Mediterraneo con la recente avanguardia jazz newyorchese.

ALESSIO BONDÌ

Palermitano non solo per anagrafica ma in primis per approccio creativo, Alessio Bondì è l’autore che ha esportato il vernacolo siciliano in giro per l’Europa. Partito da una fascinazione per la composizione in lingua inglese, nel 2015 pubblica il suo esordio spostando il baricentro verso i suoni della Trinacria ma incrociandoli con reminiscenze che passano attraverso folk e blues. Il risultato è una collezione di brani dal linguaggio universale.

TOMAT PETRELLA

Pubblicata dall’imprescindibile !K7 e costruita come un’opera di impatto destabilizzante, la proposta sonora di Tomat Petrella rappresenta un’immersione nelle infinite possibilità dell’elettronica più contaminata. A tenere le redini di questo progetto sono Davide Tomat (già membro dei Niagara) e Gianluca Petrella, l’eccezionale trombonista che negli anni ha dimostrato una versatilità senza pari in Italia. Un’avventura avant-synth di maestosa irregolarità.

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