Ricostruito in occasione della grande mostra al Pirelli HangarBicocca di Milano dedicata all'artista e ai suoi ambienti spaziali, il soffitto realizzato da Lucio Fontana a Torino nel 1961 è stato tra le opere più ammirate, fotografate e instragrammate nella scorsa stagione. In questo testo, Barbara Ferriani, Giovanni Rubino e Stefano Setti raccontano il lungo lavoro di ricerca che ha permesso di riportarlo alla luce

Per il padiglione Fonti di Energia, allestito nel Palazzo del Lavoro di Pier Luigi Nervi, gli architetti Gianemilio, Piero e Anna Monti progettarono un’architettura complessa, articolata su più livelli. Attraverso un atrio di forma trapezoidale si giungeva alla sala centrale che ospitava il soffitto luminoso di Lucio Fontana, “un’opera spaziale” che, secondo le precise richieste della committenza – lo studio GPA Monti – doveva isolare e lasciare al contempo in vista le raggiere in acciaio che caratterizzavano l’architettura di Pier Luigi Nervi.

La sala, a base rettangolare, con al centro una scala elicoidale che conduceva alla parte inferiore, era sovrastata da un ottagono rivestito con lastre di alluminio. Qui Fontana realizzò un volume luminoso, generato dalla sovrapposizione di tubi al neon blu e verdi, lunghi complessivamente circa 1.230 metri, disposti su diversi livelli, per un’area di 120 metri quadrati per 7 metri di altezza. Così come nelle precedenti opere al neon – Struttura al neon per la IX Triennale di Milano del 1951, il soffitto della sala di proiezione nel padiglione Sidercomit e quello del padiglione Breda, rispettivamente alla XXXI e alla XXXII Fiera di Milano del 1953 e del 1954 – la luce elettrica impiegata da Fontana in questo ambiente non era solo un medium artistico ma rappresentava, nel contesto della manifestazione, l’innovazione tecnologica raggiunta dalla società italiana del tempo.

Note sulla ricostruzione
Sul padiglione Fonti di Energia per “Italia 61” e l’allestimento del relativo Soffitto di neon esiste una ricca documentazione che comprende corrispondenze, bozzetti, preventivi e un’ampia documentazione fotografica, oltre agli studi preparatori di Fontana e ai progetti tecnici degli architetti GPA Monti. In egual misura è documentata l’unica ricostruzione precedente a quella di Pirelli HangarBicocca, realizzata per la retrospettiva presso il Palazzo Reale di Milano nel 1972.

L’esame dei documenti del 1961 evidenzia un cambiamento in corso d’opera durante l’allestimento del soffitto: per creare continuità tra i due spazi in cui era diviso il padiglione, era stato ipotizzato l’aggetto nell’atrio dei sette livelli di neon che dalla sala centrale si sarebbero ancorati al vertice della parete antistante grazie a cavi d’acciaio. Le immagini fotografiche dimostrano come a uscire a sbalzo dalla sala centrale fossero invece solo quattro tubi al neon: due in corrispondenza del primo livello e due in corrispondenza dell’ultimo (settimo), leggermente divergenti e fissati alla parete antistante. La Compagnia Lampade Pastelor di Milano fornì circa 1.230 metri di tubi fluorescenti a catodo freddo di 18 millimetri di diametro installati grazie al supporto della ditta Allestimenti Portanuova e della ditta Gabor di Milano, la quale si impegnò, come stabilito con gli architetti Monti, a ideare una struttura autoportante per reggere le solette luminose al neon, considerata l’impossibilità di ancorarsi ai ponteggi esistenti come inizialmente previsto. Oltre ad una ricca documentazione fotografica in bianco e nero, attualmente sono note solo due immagini a colori che illustrano il soffitto del 1961, confermando l’effetto ottenuto dalla cromia delle luci al neon blu e verde, come specificato nella relazione di progetto.

Il soffitto allestito nel 1961 a Torino per il padiglione Fonti di Energia

©Fondazione Lucio Fontana

Era l'esposizione celebrativa del centenario dell'Unità italiana

©Fondazione Lucio Fontana

Nel 1972 gli architetti Luciano Baldessari e Zita Mosca, con il supporto delle ditte Allestimenti Portanuova e Claude (ex Compagnia Lampade Pastelor), già impegnate a Torino, eseguirono la prima ricostruzione del soffitto a neon per la retrospettiva di Fontana presso il Palazzo Reale di Milano. L’opera fu collocata all’interno della Sala delle Colonne – n. 21 nella planimetria della mostra – divisa per l’occasione in due spazi di dimensioni minori rispetto a quelle originali. Il primo spazio, l’atrio, ora rettangolare anziché trapezoidale, era attraversato da quattro neon verdi paralleli che, a differenza di Torino, uscivano dalla sala centrale in corrispondenza del primo e del sesto livello (anziché del primo e del settimo) e si ancoravano ai vertici della parete antistante. Il secondo spazio, la sala centrale, di area leggermente inferiore rispetto alla superficie originaria del 1961, ricreava in maniera semplificata l’allestimento del padiglione attraverso pareti tamburate bianche, rivestite nella parte superiore, come nel 1961, da pannelli di alluminio.16 Le misure dell’ambientazione erano 8 × 9,70 × 19,60 metri anziché gli originali 9,35 × 11,80 × 22,87 metri e la lunghezza complessiva dei neon era di circa 650 metri anziché di circa 1230 metri.17 Da un servizio fotografico a colori di Ugo Mulas si può dedurre come la cromia della prima messa in posa fosse stata rispettata.

Un'altra veduta, senza visitatori, dell'installazione ricostruita all'HangarBicocca

Foto: Agostino Osio, courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano, ©Fondazione Lucio Fontana

I dettagli tecnici e le scelte allestitive del Soffitto di neon per “Italia 61” nella versione originale e nella ricostruzione postuma, sono stati determinanti per l’attuale ricostruzione in Pirelli HangarBicocca, dal momento che ci si è basati su un confronto tra le tavole degli architetti GPA Monti del 196119 e quelle effettuate da Luciano Baldessari e Zita Mosca nel 1972. Anche in questa occasione si è scelto di ricostruire solamente l’opera di Fontana, senza la complessa struttura architettonica ideata dagli architetti Monti per il padiglione, riproponendo però le misure originali del vano interno e della scultura luminosa. A causa della configurazione degli spazi espositivi di Pirelli HangarBicocca, è stato invece necessario apportare una minima variante all’atrio rispetto al 1961: le dimensioni sono state leggermente diminuite, rendendolo rettangolare anziché trapezoidale, con i quattro neon in uscita meno divergenti. Per la fornitura e il corretto posizionamento dei neon ci si è avvalsi del supporto della ditta CLOD (già Compagnia Lampade Pastelor, poi Claude), grazie alla quale è stato possibile risalire alla tipologia di neon utilizzata all’epoca, ottenere informazioni sulle dimensioni e le tonalità dei colori e quindi riprodurli con le stesse metodologie di lavorazione.

Questo testo è un estratto dal catalogo – da poco pubblicato – della mostra Lucio Fontana. Ambienti/Environments, allestita all’HangarBicocca di Milano dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018. Il catalogo, curato da Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolí, contiene testi di Marina Pugliese, Barbara Ferriani, Enrico Crispolti, Paolo Campiglio, Luca Massimo Barbero, Orietta Lanzarini, Anne Rana, Jennifer Josten e Maria Villa

Mousse Publishing 2018, 228 pagine, 39 euro
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