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La novità non c’è, e qui sta il bello

IL 108 22.01.2019

La terza stagione – ora su Sky Atlantic – di “True Detective” riscopre gli elementi che fecero la fortuna della prima. E così la serie ritrova la propria strada

Poche cose sono sicure nel mondo dello spettacolo: che un gossip non esce mai per caso, per esempio, e che le seconde possibilità sono merce rarissima. Anche da qui, dal fatto che per una volta una seconda vita è stata possibile, si capisce quanto è stata importante True Detective per la serialità di questi anni. E così, dal 13 gennaio su Hbo – e in contemporanea in Italia su Sky Atlantic –, True Detective torna in pista, abbandona i complessi incroci tra affari e potere che avevano affossato la seconda stagione e riparte da dove tutto era iniziato.

È il 1980, il giorno in cui è morto Steve McQueen. Una coppia di detective sta tirando tardi, sperando di finire il turno senza scossoni, quando arriva la chiamata che cambierà la loro vita: sono scomparsi due ragazzini, fratello e sorella. Siamo a West Finger, paesino immaginario dell’Oklahoma e rappresentazione dell’America più profonda: padri di famiglia che accudiscono le loro auto, bambini che girano in bici, ragazzi che cercano disperatamente una distrazione.

Direte: e la novità dov’è? La novità non c’è, e qui sta il bello. Scottato dalle eccessive ambizioni della seconda stagione, il creatore Nic Pizzolatto è tornato a ciò che sa fare meglio: un giallo che richiama il linguaggio dei più classici hard boiled, che elimina l’ambientazione cittadina, ma non rinuncia al detective con l’impermeabile. Anzi, lo mette al centro di tutto. Mahershala Ali – Oscar come miglior attore non protagonista per Moonlight – porta sulle spalle tutto il peso della serie, interpretando il protagonista Wayne Hays in tre diversi periodi della sua vita: l’indagine, il riesame a dieci anni di distanza e il tempo presente, quando viene intervistato per un documentario. Il soggetto è sempre quella sparizione che ha distrutto un’intera comunità, ma l’atteggiamento e l’approccio del detective non potrebbero essere più differenti.

Nel 2014, True Detective spazzò via la concorrenza, diventando un fenomeno sotto ogni punto di vista. La terza stagione riscopre gli elementi che fecero la fortuna della prima, dai dialoghi para-filosofici alla precisione ossessiva di una regia sempre rigorosa. Wayne Hayes non sostituirà il Rust Cohle di Matthew McConaughey (del resto, era probabilmente una missione impossibile), ma la serie ha ritrovato la propria strada: True Detective è tornata True Detective, su questo non ci sono dubbi.

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