Magazine / Glocal

L’alleanza che non ti aspetti tra Pechino e Israele

IL 108 18.01.2019

La Cina punta al Mediterraneo e considera Tel Aviv un elemento fondante per la visione marittima della nuova Via della Seta

La visita nello scorso ottobre del vicepresidente cinese Wang Qishan in Israele per un summit hi-tech ha dimostrato la svolta nelle relazioni tra i due Paesi. In meno di vent’anni (dalla visita nel 2000 dell’allora leader Jiang Zemin) commercio, investimenti, cooperazione tecnologica e turismo hanno alimentato un rapporto che proietta Pechino nel Mediterraneo, ma spaventa, per ragioni di sicurezza, gli Stati Uniti. Gli scambi tra i due Paesi sono passati dai 50 milioni di dollari nel 1992 (anno della normalizzazione dei rapporti) agli oltre 13 miliardi nel 2017. Parallelamente, gli investimenti cinesi in Israele hanno raggiunto i 16 miliardi nel 2016.

La Cina ormai considera Israele al pari del canale di Suez e del porto greco del Pireo (già nelle sue mani) come elementi fondanti per la visione marittima della sua nuova Via della Seta. La società SIPG di Shanghai ha vinto una concessione da 25 anni per l’allargamento del porto di Haifa, operativo dal 2021. Un’altra azienda del Dragone, la PMEC, costruirà un nuovo porto ad Ashdod, a Sud di Tel Aviv. E Pechino ha messo gli occhi anche sulla linea ferrovia ad alta velocità Red-Med, che avvicinerà Mar Rosso e Mediterraneo collegando Eilat e Ashdod.

Dopo anni di isolamento nello scacchiere mediorientale, il piccolo Stato di Israele sta percorrendo la nuova Via della Seta – in direzione opposta rispetto all’amico Dragone – per riaprire il dialogo con gli sceicchi del Golfo: una ferrovia collegherà Haifa e la capitale omanita Mascate; i sauditi si affidano alla tecnologia israeliana (leggi: droni) per proteggersi da possibili attacchi; il Qatar tratta con lo Stato ebraico per inviare aiuti nella Striscia di Gaza; nell’emiratina Dubai è sorta la prima sinagoga; il Bahrein sostiene gli sforzi di Gerusalemme contro Hezbollah.

C’è sì un comune obiettivo strategico che ha favorito la distensione tra Israele e gli sceicchi (isolare l’Iran sciita), ma c’è anche una ragione geopolitica: il riconoscimento (ecco l’elemento nuovo e rivoluzionario) dell’importanza dello Stato ebraico come collegamento tra l’Oriente (Estremo, Medio o Vicino che sia) e il Mediterraneo su cui Pechino ha messo gli occhi. La partita è appena iniziata, ma potrebbe portare a riscrivere gli equilibri dell’intera regione.

Chiudi