Appendice

Non roviniamo questi diari con la verità

IL 108 16.01.2019

La genuinità di un’agenda non ci lascia entrare in intimità con chi la compila senza filtri: paradossalmente soltanto un’accurata riscrittura può far salire in superficie l’inconfessabile

Da sempre ossessionati dal tempo che passa, le occasioni mancate, il tempo perduto, cerchiamo nel calendario la possibilità di una nuova vita. Gennaio, si sa, è il mese ideale per la melliflua seduzione di un nuovo inizio. Ha dalla sua un certo imbarazzo per quei noi stessi ubriachi a cantare hit Anni 90 ingozzandoci in improbabili veglioni di fine anno. L’arrivo di temperature rigide su cieli grigio acciaio suggerisce che sia giunto il tempo di rigore e penitenza. E poi gennaio è il primo mese dell’anno, il numero uno, la pagina bianca fatta apposta per un elenco di virtuose intenzioni.

Una volta, Bridget Jones ce l’ha insegnato, per questo c’erano i diari. Con il lucchetto, l’elastico, avvolti in custodie dai profumati motivi floreali. Raccoglievano liste – mettere sempre a lavare le mutande della sera prima, trovare un ragazzo carino per il prossimo Capodanno. Poi sono arrivate le agende, la mania di migliorarsi. Vuoi dare una svolta alla tua vita? Assumi un life coach o, se non puoi permettertelo, compra un’agenda. Meglio, un Bullet Journal. Poche colonne e l’elenco dei desideri è fatto. Sarebbe bene iniziare dal primo mese dell’anno, dicono gli esperti. Se accanto agli impegni di lavoro annoti quelli privati, stai al passo con Anna Wintour. Hai il controllo della tua vita, sei sulla buona strada per realizzare il tuo sé (quale sé?). L’importante è annotare, organizzare, spuntare. Flaggare – in inglese – è il lavoro di chi sta piuttosto in alto nell’organigramma aziendale. E allora, agenda alla mano, annota idee e scadenze, i buoni propositi sono sempre graditi, meglio se rispondono alla voce “obiettivi”. Un ansiolitico a basso costo per generazioni in crisi da prestazione, multitasking per necessità più che per vocazione, surfisti dell’attimo da cogliere prima che fugga, terrorizzati dal vuoto di qualche ora non calendarizzata.

Immaginiamo ora che tra cento anni un erede curioso vada a sbirciare nei nostri cassetti (nei file dei nostri computer), come magari abbiamo fatto noi nelle camere da letto dei nonni, facendoci largo tra centrini e statuette. Cosa vi troverebbe? Agende. 2 Gennaio: iniziare dieta, compleanno Laura. 6 Gennaio: disfare l’albero, invitare a cena Claudio e Giovanni, iscriversi in palestra. Elettrizzante. Se siamo fortunati l’agenda potrebbe regalarci giusto un segno in codice, una data cerchiata senza spiegazioni. Lasceremo poco ai nipoti per coltivare la nostra leggenda. Altro che i diari… Ah, i diari! Trastullo e delizia del voyeur, con tutte quelle inconsapevoli confessioni a cuore aperto. Inconsapevoli? Quando quell’astuta di Virginia Woolf annotava nel diario «Sono una grande dilettante nell’arte della vita», siamo proprio sicuri che non sapesse che fine avrebbero fatto quelle pagine?

Il vero motivo per cui le agende ci annoiano tanto e i diari ci appassionano non ha niente a che fare con la volontà di dire “nient’altro che la verità” di cui parlava Bridget Jones. Le cose più importanti, quelle più vicine al nostro cuore segreto, non sono forse quelle che confessiamo solo dissimulate in narrazioni immaginarie? È per questo che tra i diaristi più sinceri annoveriamo quel mentitore di Svevo o il letterariamente iperconsapevole Pavese. Perché la delicata e turbante intimità con l’autore non la troviamo mai nella compilazione senza filtri di un’agenda, ma nell’accurata riscrittura che permette alle nostre parti più inconfessabili di salire in superficie. Ancora meglio se di un diario immaginario, come ha fatto mirabilmente William Boyd con Ogni cuore umano. Per questo siamo grati a David Sedaris e John Cheever, perché i loro diari privati sono attraversati dal gesto dello scrittore che scrive per altri soprattutto quando scrive per se stesso. E probabilmente lo sapeva anche Luca Ronconi quando, prendendo appunti sulla propria vita, scriveva e riscriveva, consapevole che un giorno qualcuno avrebbe preso in mano quelle pagine, così simili a un diario, e le avrebbe raccolte per un pubblico. Così il suo Prove di autobiografia, prossimamente in libreria, ci ricorda che i diari hanno un potere che nessuna agenda potrebbe imitare: custodire il cuore di un talento, restituirci il senso di una vita.

 

Luca Ronconi

Prove di autobiografia

Feltrinelli

 

Di prossima pubblicazione
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