Con i rilievi in 3D condotti da un professore italiano è iniziata una formidabile opera di ripristino dei monumenti siriani

Il centenario minareto della moschea degli Omayyadi tornerà a sfiorare i cieli di Aleppo grazie a un progetto di ricerca italiano. Come l’Araba Fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri, altri monumenti storici danneggiati dalle bombe e dai mortai che negli ultimi otto anni hanno devastato la Siria verranno ricostruiti grazie ai rilievi in 3D ottenuti con la tecnica della fotogrammetria sferica e ai video realizzati dal professor Gabriele Fangi, ex professore ordinario di Architettura dell’università Politecnica delle Marche. Nel 2010 il docente si trovava in Siria per un viaggio turistico e non poteva immaginare il valore che avrebbero acquisito le fotografie scattate durante quella vacanza.

Con l’inizio degli eventi bellici e il rincorrersi delle drammatiche notizie sulla distruzione di Palmira e di altri siti archeologici e monumenti, il professor Fangi ha deciso di valorizzare il materiale raccolto prima dell’inizio del conflitto. I suoi studenti hanno lavorato con lui alla ricostruzione in 3D di 28 opere, usando la tecnica della fotogrammetria sferica, messa a punto proprio dal docente. I lavori sono stati poi raccolti in una mostra, “La Siria perduta. La geomatica documentata”, dedicata al custode di Palmira Khaled al Asaad, ucciso dall’Isis nel 2015. Insieme a Minna Silver, archeologa finlandese, e al fotografo turco Ahmet Denker, il professor Fangi ha poi pubblicato il volume Reviving Palmyra in multiple dimentions, edito da Whittles. Grazie a tutti questi lavori, è stato chiamato da un funzionario Onu che si occupa della ricostruzione del Paese. I due si sono incontrati, e successivamente Fangi è stato contattato dal Syria Trust for Development, ong che mira a seguire i lavori di ricostruzione del patrimonio artistico siriano.

La moschea degli Omayyadi dopo i bombardamenti del 2013

Secondo i dati delle Nazioni Unite, solo dall’inizio del 2018 ci sarebbero 1,2 milioni di nuovi sfollati interni; erano 5 milioni dall’inizio del 2011; sono 6 i milioni di profughi. Ma il governo di Damasco intende dare priorità al recupero dei monumenti. Si stima che per la ricostruzione della Siria saranno necessari almeno 400 miliardi di dollari. Russi, iraniani, cinesi e turchi sono già attivi con diverse imprese operative e appalti milionari firmati con il governo di Damasco, ma anche gli americani e gli arabi vogliono prendere parte al business della ricostruzione.

Senza entrare in valutazioni di tipo politico, Fangi ha deciso di non negare il suo contributo umano e accademico a un Paese che gli è entrato nel cuore. Lo scorso ottobre è tornato in Siria: un viaggio tra Damasco e Aleppo che lo ha portato a visitare luoghi diventati irriconoscibili. Macerie ovunque, edifici pericolanti, città deserte, ma anche gente desiderosa di riprendere a vivere, che lo ha accolto con calore. L’ex docente dell’università Politecnica ha incontrato il governatore di Aleppo, Hussein Diap, Reme Ackr, la responsabile del Syrian Trust per la ricostruzione dei monumenti, il Rettore dell’università, Mohamed Afuni e il preside di Architettura, Saad Din Zeytun dell’Università di Aleppo. Quello stesso ateneo che è stato teatro di rastrellamenti e incursioni, con l’arresto e l’uccisione di decine di giovani oppositori che nel 2011 avevano preso parte al movimento non violento anti-governativo.

Fangi ha effettuato una decina di nuovi rilievi e ha condiviso le sue conoscenze con i colleghi siriani, che sono già al lavoro per avviare il recupero dei monumenti. I tempi saranno necessariamente lunghi, secondo il professore, il lavoro da svolgere è molto e l’embargo impedisce di importare tecnologie e materiali utili. Le operazioni di recupero e numerazione delle antiche pietre che componevano alcuni monumenti antichi – come il minareto di Aleppo, appunto – sono già state avviate da squadre siriane. Grazie ai rilievi e alle ricostruzioni in 3D del professore, si potrà tentare di ricollocare le pietre rimaste integre esattamente dove erano.

«È stato incredibile constatare l’accanimento sul centro storico di Aleppo, quella violenza ha minato l’identità culturale stessa della città», ha dichiarato Fangi, «ma, allo stesso tempo, mi ha rincuorato vedere la dignità e la speranza dei siriani. È stato un viaggio emozionante e doloroso». Curare le ferite delle città devastate dalle violenze e dai conflitti è fondamentale per il futuro del Paese, ma per i siriani sarà altrettanto importante che oltre mezzo milione di vittime non siano consegnate all’oblio e che la comunità internazionale si mobiliti in nome della giustizia.

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