Design

Benvenuti a casa del designer

20.02.2019

Lo studio di Michele De Lucchi all'interno di una palazzina Liberty ex sede di Unioncamere Lombardia, a Brera

© Tom Vack

Dal capannone di Gio Ponti all’atelier di Marc Sadler, dagli studi nelle vecchie aree industriali ai giovani di NoLo, il quartiere multietnico a Nord di Loreto. Viaggio in 100 tappe a Milano, nelle stanze dove sboccia la creatività

«Il primo a lavorare in un loft fu Gio Ponti, nel 1953. Lo chiamava “il capannone”: era l’autorimessa di via Dezza accanto alla quale poi costruì la sua abitazione, come nella migliore tradizione della casa bottega milanese. Succede così: la città cambia, le ex aree industriali vengono bonificate e i designer in qualche modo anticipano la tendenza, con la loro presenza che crea un circolo virtuoso». Ce lo racconta Anna Mainoli, che con Marco Sammicheli ha curato le 416 pagine di The Design City. Milano città laboratorio, un atlante degli studi di 100 progettisti, italiani e non, che qui si sono stabiliti o che di qui sono necessariamente passati: nella città del Salone del Mobile, con una cintura produttiva attorno unica al mondo. Dai maestri (lo stesso Gio Ponti, Osvaldo Borsani, Franco Albini, Gae Aulenti) alla generazione di mezzo (Pierluigi Cerri, Mario Bellini, Michele De Lucchi), fino ai più giovani (Cristina Celestino, Odo Fioravanti, Paolo Dell’Elce): la loro opera, il loro approccio progettuale viene narrato attraverso i loro studi come luoghi fisici di lavoro, dentro un edificio, dentro una comunità urbana.

Questa grande indagine mostra – in molti casi per la prima volta – le “stanze” dei designer che hanno abitato e abitano il capoluogo lombardo e lo innervano con i loro progetti, le loro idee, le relazioni tessute con il mondo della cultura e della produzione. Marc Sadler ha comprato negli anni Novanta uno dei bassi edifici della Schlumberger, azienda belga di strumenti di precisione, in fondo a via Savona: «Una ex zona industriale ora à la page», racconta lui nel libro, visto che tutt’attorno le maison della moda hanno poi messo radici (eravamo andati a trovarlo qui). Stefano Giovannoni è sempre da quelle parti, in una palazzina in via Stendhal acquistata 15 anni fa. Paolo Rizzatto ha avuto lo studio in centro per anni poi si è spostato anche lui in zona.

Lo studio di Marc Sadler, un'ex spazio industriale in fondo a via Savona

© Emanuele Zamponi

Lo studio di George Sowden, che abita a Milano dal 1970

Courtesy Studio Sowden – GJS Srl

Lo studio di Cristina Celestino

© Fabrizio Polla Mattiot – Ateliermistral

Lo studio di Pierluigi Cerri

Courtesy Pierluigi Cerri Studio

Lo studio di Franco Albini, ora sede dell'omonima Fondazione

© Matteo Girola

«Milano sta diventando policentrica», continua Mainoli, «e anche le zone periferiche oggi sono interessanti. Certo, rimangono in centro molti studi importanti come quello di Antonio Citterio o Piero Lissoni o le fondazioni che portano il peso della storia: come quelle dedicate ad Albini, a Magistretti, a Castiglioni. Eppure Giulio Iacchetti è di base in viale Tibaldi: ama il quartiere perché è popolare, multietnico. Un’altra zona dove i designer stanno aprendo i loro studi è NoLo, come viene chiamato il quartiere a nord di Loreto, una zona multietnica rivalutata negli ultimi anni e dove troviamo i trentenni Chiara Andreatti e Antonio Aricò».

Il volume, edito da Forma e realizzato in collaborazione con il Salone del Mobile, arriva in un momento in cui il risveglio di Milano è sotto gli occhi di tutti: «Abbiamo cercato di andare alle radici di questa vitalità, che si era già manifestata in altri momenti, come nel Dopoguerra e negli anni 80, quando in città era facile incontrarsi per parlare di progetto».

The Design City. Milano città laboratorio
a cura di Anna Mainoli e Marco Sammicheli
Forma Edizioni in collaborazione con il Salone del Mobile
pagg. 416, euro 98
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