Appendice

Centocinquanta più cento

IL 109 25.02.2019

James Nicholls

 Nel 2019 si celebrano i 150 anni della Tavola periodica di Dmitrij Mendeleev e il centenario della nascita di Primo Levi, scrittore, ma anche chimico, autore del magistrale “Il sistema periodico”. Per celebrare il doppio anniversario, abbiamo chiesto a quattro scrittori, tutti provvisti di una formazione scientifica, un racconto “ispirato” a uno degli ultimi elementi accolti nella Tavola: nihonio, moscovio, tennesso e oganesso. In più, due guest star che uniscono scienza e scrittura, John D. Barrow e Marco Malvaldi, ci raccontano i loro rapporti con il geniale chimico russo e con il grande autore italiano

«Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti per domattina». Non so se Primo Levi conoscesse questo proverbio yiddish, ma se lo avesse conosciuto probabilmente lo avrebbe fatto sorridere, o scuotere il capo amaramente. Pochi degli eventi importanti che sono successi nella vita di Levi erano programmati; ma quello di cui voglio parlare oggi non è il più tragico, noto a tutti, bensì uno dei più belli. Essere diventato, dopo gli studi in chimica, uno dei più grandi narratori del secolo breve, giustamente apprezzato in tutto il mondo per le sue storie di prigionia ma anche per quello che per me è il suo capolavoro.

Ne Il sistema periodico, Levi traccia una sua autobiografia in brevi racconti, ognuno dei quali ha come titolo il nome di un elemento chimico. Titolo che non è appiccicato lì a caso, ma che riguarda in modo funzionale il nucleo del racconto. A volte, l’elemento stesso si comporta come le persone di cui Levi parla: è il caso dell’Elio, gas nobile, che non si mischia e non reagisce con gli altri elementi, esattamente come i parenti dello scrittore, ebrei torinesi ligi alla legge di Abramo che rifiutano di sposarsi con gentili e di evolversi dalla loro polverosa adorazione della tradizione. O come il Ferro, resiliente ed elastico come Sandro Delmastro, amico e compagno di studi di Levi alla facoltà di Chimica dell’Università di Torino. Altre volte il comportamento dell’elemento è ambiguo solo per chi non lo conosce; come il Cromo, protagonista del più bel racconto del libro, che si unisce in matrimonio con le resine sintetiche per dare una vernice solo se le condizioni ambientali e chimiche lo consentono. La cosa meravigliosa di questo racconto è la narrazione delle interazioni chimiche in termini di matrimoni e relazioni; Levi definisce i composti chimici responsabili di un disastro industriale come «i due fornicatori» dal cui amplesso era scaturito il mostro, una vernice impolmonita, inutilizzabile e disgustosa a vedersi e toccarsi. Ho sempre pensato che tale modo di vedere, in quel frangente, il mondo chimico come un valzer di corteggiamenti e accoppiamenti fosse figlio dell’altro evento che Levi narra nel racconto: il suo incontro, in quei giorni, con Lucia Morpurgo, che diventerà sua moglie poco tempo dopo, e a cui Levi dedica la propria rinascita raccontando l’incontro con due linee di sabauda laconicità. «In poche ore sapemmo di appartenerci: non per un incontro, ma per la vita, come infatti è stato».

Levi usa elementi tipici della biologia, e del romanticismo, per descrivere un comportamento chimico; così come usa, nello stesso libro, termini chimici per descrivere i comportamenti umani, in un continuo interscambio tra i due saperi – quello umanistico e quello scientifico – che oltre a essere bello, efficace e consapevole è anche magnificamente coerente. Non sono sterili nozionismi, ma elementi da classificazione che Levi usa per mettere in relazione ciò che lui sa con ciò che vuole che noi sappiamo. E lo inserisce in un sistema coerente, dove le stesse conclusioni possono essere raggiunte indipendentemente dal cammino che facciamo.

Esattamente come nella Tavola periodica, la quale classifica gli elementi a partire da una proprietà apparentemente banale – la massa – e ne trae previsioni. Previsioni di comportamento: se un elemento è dello stesso periodo del sodio, si comporterà in modo simile al sodio. Ma non solo: anche previsioni di esistenza. Dmitrij Mendeleev, colui che propose la Tavola periodica – ricordiamolo, giacché recentemente va di moda confonderlo con Mendel – fu in grado di ipotizzare l’esistenza di elementi non ancora scoperti solo sulla base del fatto che la sua tavola presentava dei buchi, e di ipotizzarne le proprietà chimiche e fisiche con notevole precisione. Dimostrando così, oltre al fatto di essere un ganzo, che la Tavola periodica non è uno strumento di classificazione. La Tavola periodica è uno strumento che aiuta a pensare. Grazie alla sua precisione, e alla sua capacità di descrizione.

Descrivere qualcosa è il modo migliore per provare a noi stessi se abbiamo capito come funziona un dato fenomeno; e dalla descrizione non di rado deriva un’ulteriore comprensione. Lo sforzo di definire ci fa capire meglio i limiti delle nostre stesse descrizioni, e non di rado la convinzione di sapere qualcosa viene smantellata quando proviamo a descriverla efficacemente. Un esempio memorabile, e paradossale, è quello che il grande matematico Gregory Chaitin dà della vita. Gli esseri viventi, viene insegnato alle elementari, sono quelli che a) nascono, b) si riproducono e c) muoiono. Detto questo, fa notare Chaitin, una fiamma risponde a tutti e tre i requisiti; nasce (da uno sfregamento), cresce e si propaga, ma prima o poi muore. Ora, quanti di noi definirebbero una fiamma “essere vivente”? È evidente che alla definizione elementare manca qualcosa, ma è altrettanto evidente che senza questa definizione la nostra ricerca di cosa è la vita sarebbe molto più sfuggente…

 

Marco Malvaldi è chimico e scrittore. È stato ricercatore presso il dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’Università di Pisa. È autore di sette fortunatissimi romanzi della serie del BarLume (Sellerio) e di molti altri libri. Il più recente è “La misura dell’uomo” (Giunti).
 

ILLUSTRAZIONI DI JAMES NICHOLLS

Nel progetto “The Illustrated Periodic Table” (2015-2017) James Nicholls mostra gli usi scientifici e quotidiani di tutti gli elementi. Per quanto riguarda invece gli elementi sintetici che non hanno una funzione, i disegni raccontano il luogo in cui sono stati ottenuti e gli scienziati che li hanno studiati.
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