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Dov’è finita la regina Bobbie Gentry?

IL 108 11.02.2019

Gli americani Mercury Rev: il loro primo album, “Yerself Is Steam”, è uscito nel 1991

I Mercury Rev hanno rifatto dalla prima all’ultima canzone (o quasi), e con molte ospiti, il suo album “The Delta Sweete” del 1968. Ma, no, neanche loro ci svelano il destino della cantante del Mississippi

È una delle domande che ogni tanto i media americani e inglesi si fanno: «Dov’è finita Bobbie Gentry?». Noi italiani l’abbiamo conosciuta quando a Sanremo cantò La siepe in coppia con Al Bano. Era il 1968. Negli Usa spopolava la sua Ode to Billie Joe, una “teenage tragedy song” che raccontava, dal punto di vista di un’adolescente che raccoglie cotone nel Mississippi, il suicidio di un ragazzo che si lancia dal ponte di Tallahatchie. L’intimità fra i due giovani è sottintesa, forse di mezzo c’è anche un neonato gettato nel fiume, di sicuro la noncuranza con cui i familiari parlano del suicidio è raggelante.

Il nome di Bobbie Gentry è rimasto legato a questo immaginario, alla descrizione di un Sud fatto di famiglie disfunzionali e cittadine turbate da storiacce brutte. In realtà, lei ha fatto altre cose e di segno opposto, per due volte ha scalzato i Beatles dalla vetta della classifica americana, ha fatto country e pop, ha guadagnato una barca di soldi esibendosi a Las Vegas, è diventata il simbolo dell’artista-imprenditrice che scrive-canta-suona-produce. Poi, suppergiù nei primi anni Ottanta, è sparita dalle scene. Il Washington Post ha indagato e pare che la cantante viva dalle parti di Memphis; secondo il Guardian sta invece in California. Jill Sobule ci ha scritto una canzone: Where is Bobbie Gentry?

Nei giorni in cui gli italiani ascoltavano Gentry spiegare alla madre che «il mondo non finisce sulla siepe che circonda casa», gli americani mettevano sul piatto l’allora nuovissimo 33 giri The Delta Sweete. La musica fa giri imprevedibili e quell’album bello e dimenticato è finito nelle mani dei musicisti dei Mercury Rev, band americana attiva da una trentina d’anni, oggetto d’un culto tenace e sotterraneo. L’hanno rifatto dalla prima all’ultima canzone, o quasi. La loro versione s’intitola Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited e uscirà l’8 febbraio. I pezzi hanno un’identità marcatamente femminile e perciò i Rev hanno affidato le parti vocali a interpreti che condividono con loro il gusto per l’esplorazione delle strade secondarie del pop.

L’incantata semplicità casalinga di The Delta Sweete è trasfigurata in una dimensione fantastica e il Mississippi diventa un luogo astratto e allucinato. Priva dell’andatura sexy dell’originale, Okolona River Bottom Band si trasforma in un’introduzione lenta, misteriosa e satura d’orchestrazioni, interpretata da Norah Jones; i bisticci della vignetta familiare Reunion vengono ambientati idealmente a bordo di una stazione spaziale. Margo Price, eroina del nuovo country femminista e anti-Trump, trasforma Sermon in una predica da fine del mondo, mentre Beth Orton si prende l’amaro finale di Courtyard, rendendo ancora più straziante il lamento della vedova che vive di rimpianti e illusioni. E anche se nell’album del 1968 la canzone non c’era, la band affida Ode to Billie Joe a Lucinda Williams. E fa bene, perché solo un’altra regina del country irregolare poteva interpretarne con autorevolezza la storia di perdita, mistero e incomunicabilità raccontata attraverso una toponomastica precisa e tutta sudista.

Ogni tanto esce una ristampa dei dischi di Gentry, l’ultimo è il box set The Girl From Chickasaw County, oppure un articolo in cui è descritta come una figura modernissima, regina del country-soul, pioniera che ha aperto la strada alle donne nel pop. La domanda «Dov’è finita?» resta senza risposta, e anche i Mercury Rev giocano con il mistero di Bobbie Gentry. Sanno che in questo mondo, in cui ogni cosa dev’essere semplice ed evidente, la musica ha un gran bisogno di enigmi.

Mercury Rev
Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited

Disponibile dall’8 febbraio
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