«E noi seduti a bere e a guardare il tempo passare...». Con Franco126 per parlare del suo primo disco da solista, di Roma e Milano, di amori e tanti drink

Sarà pure una “stanza singola”, ma quella di Franco126 è una camera in realtà molto affollata: anche se è il suo primo disco solista, resta forte la presenza della crew nei suoi discorsi. «Non potrebbe essere diversamente», racconta davanti al «più buono Moscow Mule mai bevuto», «perché siamo cresciuti insieme, ci siamo influenzati a vicenda. Ognuno di noi ha tirato fuori il suo talento, le sue rime. Ognuno di noi ha trovato la sua strada, ma siamo partiti tutti da quella scalinata». La scalinata di cui parla è quella di viale Glorioso a Trastevere, luogo d’incontro dello storico “clan” di Franco, che in realtà si chiama Federico Bertollini, nome che ormai usa solo «mi’ madre»; 126 sono i suoi gradini, scesi almeno un milione di volte, per dirla parafrasando Eugenio Montale. Perché quella di Franco è (anche) una storia di poesia: «Ho iniziato scrivendo versi, erano cose abbastanza grottesche, non era proprio poesia ma mi piaceva il suono delle parole. Solo dopo è arrivato il rap».

La musica italiana sta cambiando, lo prova in parte il successo del disco di Franco126, lo testimonia agli occhi del grande pubblico l’ultimo Festival di Sanremo. «Io avevo scommesso 50 euro su Ultimo, 10 sul Volo e 10 su Cristicchi», racconta ridendo Franco. «Se avessi vinto avrei offerto da bere a tutti, invece niente!». Durante l’ultimo anno e il tour di Polaroid (con Carl Brave), qualcosa è cambiato: «Ho iniziato ad allontanarmi dal background rap e hip hop che mi appartiene e mi sono messo ad ascoltare i cantautori vecchi e nuovi». Dall’incontro di questi due mondi sono nati i dieci brani di Stanza Singola, un concept album vecchio stile nella forma (la custodia del cd è anni Novanta, si torna alla plastica trasparente) ma contemporaneo nei contenuti e nel suono. Un disco meno «romano» e «non strettamente legato al presente, più senza tempo»: così lo descrive Franco126, che ci ha lavorato con il produttore Stefano Ceri per più di un anno con determinazione: «Ho iniziato a usare meglio la voce, ho detto addio all’auto-tune, ho curato nei dettagli la scrittura. Il risultato è un album che mi piace», dice finendo il Moscow Mule in un bar sui Navigli, mentre fuori c’è un cielo bianco. «Di Milano non mi piace il clima, ma qui i mezzi pubblici funzionano. Roma è bellissima e ha la migliore cucina d’Italia, ma gli autobus non passano mai e la metro è sempre troppo piena».

"Stanza Singola”, il suo primo disco da solista, è uscito il 25 gennaio

beatrice chima

Anche questo c’è nelle sue canzoni, che sono piene di malinconie e bottiglie da svuotare: «C’ho pensato così tanto che al momento sto all’ammazzacaffè» (San Siro); «Bevevamo controvoglia liquore al sambuco e io mettevo troppa salsa agrodolce sui noodles» (Stanza singola); «Continuo a bere vodka e Schweppes, magari il primo passo lo fai te» (Brioschi); «Cosa c’era dentro quel vino della casa non so» (Fa lo stesso); «Lei sa di birra e occasioni sprecate» (Parole crociate); «Ho più di qualche bottiglia da scolare perché ho più di qualche sbaglio da scordare» (Nuvole di drago); «Ho una bottiglia aperta ma ‘sto vino non disseta» (Frigobar); «Mando tutti quanti a farsi benedire e faccio una torretta di lattine» (Oi oi); «Crepiamo i vetri dei bicchieri a ogni brindisi e rovesciamo a terra mezzo drink» (Vabbè); «E noi seduti a bere e a guardare il tempo passare» (Ieri l’altro). Un disco pieno d’alcol, proprio come il frigobar delle stanze singole degli hotel.

Quella della musica è decisamente la sua strada, anche se per arrivarci Franco è passato per gli studi di informatica («falliti»), per quelli di matematica («falliti pure quelli») e poi per un negozio di riparazione di cellulari. «Con la musica m’ha detto bene, io non ho niente in più degli altri, semplicemente ho fatto la cosa giusta al momento giusto. Per me nella 126 siamo tutti delle grandi penne. Non tutti però vogliono fare un brano che passa in radio, è una scelta artistica».

Il low profile di Franco riguarda anche la fama: «Nun me se nota, c’ho la faccia come 800mila altri, so’ bassino. Se sto in un locale faccio la mia serata tranquillamente ed è meglio così perché io alla mia vita privata ci tengo». Le cose forse cambieranno con il tour che partirà il primo marzo a Parma e che lo porterà sui palchi di tutta Italia con un gruppo di cinque elementi (due chitarre, basso, batteria e tastiere): «Sarà una sfida perché ho sempre suonato con l’auto-tune, siamo sempre stati in due sul palco, è una roba diversa da quella che ho fatto finora e mi fa un po’ paura». Poi ci ripensa e dice: «So’ proprio terrorizzato».

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