Agenda / La videointervista

La Grande Storia in una boutique di cappelli

04.02.2019

July Jakab nei panni di Irisz Leiter in “Tramonto”

Nell'Ungheria degli anni Dieci per capire le radici della tragedia del Novecento. Arriva finalmente in sala “Tramonto”, seconda opera di László Nemes, già Oscar per il miglior film straniero con “Il figlio di Saul” nel 2016

Arriva finalmente in sala Tramonto, il secondo lungometraggio dell’ungherese László Nemes, che nel 2016 aveva vinto l’Oscar per il miglior film straniero con Il figlio di Saul. La pellicola, in concorso all’ultimo Festival di Venezia, è ambientata a Budapest all’inizio del Novecento: sembrava di essere all’apice del progresso, ma forze oscure s’insinuavano nelle pieghe della società. L’ingenua Irisz Leiter (July Jakab), mentre cerca di far luce sul suo passato, conduce lo spettatore in un labirinto senza via d’uscita. Nemes, che con questo film cercava l’antefatto al genocidio industriale già descritto nel suo film precedente, si è ispirato ai racconti della longeva nonna, classe 1914, che aveva vissuto in prima persona le grandi ferite del continente e quindi in qualche modo lo rappresentava. Esattamente come Iritsz impersona l’alter ego dell’Ungheria.

L’approccio dell’autore è molto personale: distruggendo i codici classici del film in costume, sceglie di seguire con una camera a mano (stessa modalità messa in atto per Saul) la giovane protagonista, immersa in un mondo sfuocato, sullo sfondo della sofisticatezza mitteleuropea dell’epoca vittoriana, coi suoi vizi, le sue perversioni, le sue ipocrisie e i suoi rebus. E se è chiaro il riferimento all’attualità, lo è meno il messaggio del film, la cui morale resta a discrezione di ogni spettatore, come nelle intenzioni programmatiche del regista. Cavalcando il trend di molte recenti serie televisive ambientate in boutique e grandi magazzini di lusso attorno agli anni Dieci del secolo scorso, il regista sceglie una cappelleria e la sulfurea storia di una famiglia della borghesia, caduta in disgrazia in circostanze poco chiare, per parlare del malessere latente della civiltà di quel periodo, che si dirigeva più o meno ignara verso l’autodistruzione.

Se con questo titolo non è nel pieno delle sue possibilità espressive, Nemes (che ha studiato cinema a Parigi e a New York ed è stato assistente di Bela Tarr sul set del film L’uomo di Londra) conferma uno stile immediatamente riconoscibile e una cifra autoriale che, data la giovane età, è molto promettente. Noi di IL lo abbiamo incontrato assieme alla sua bella protagonista: nel video, ecco che cosa ci hanno raccontato.

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