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Oscar 2019: l’Enciclopedia Minima

21.02.2019

La campagna di evangelizzazione per "Roma”, le strategie degli studios, le novità nelle giurie e i probabilissimi vincitori. Leggete qui e saprete tutto sulla Notte delle stelle di quest'anno (che rischia davvero di passare alla storia)

Se pensate che Roma, un film d’autore in bianco e nero su una collaboratrice domestica messicana, senza attori famosi, approdi per caso agli Oscar con 10 nomination, siete fuori strada. A Hollywood tutto è marketing e Netflix, produttrice del film, smaniosa di sdoganarsi dalla reputazione di piattaforma di streaming tv, per sfidare gli Studios e l’intero sistema ha assunto un vero mastino della vecchia scuderia Weinstein. Con un budget che, secondo le fonti, si aggira attorno ai 50 milioni di dollari, contro i 15 di costo di produzione del film, Lisa Taback ha preso le redini del battage pubblicitario per guidare Roma (e Netflix) alla conquista di Hollywood. Tanto per dare un’idea la Taback, PR esperta in FYC (For Your Consideration) alla Miramax è valsa gli Oscar per Il Discorso del Re, The Artist e Spotlight. Brooks Barnes sul New York Times ha parlato di un’operazione di vera e propria “evangelizzazione” per il film di Cuarón. Un tam tam che ha raggiunto i media in maniera virale: dall’invasiva presenza social alle gigantografie per le strade di mezzo mondo, con un’attività capillare su Los Angeles dove è da agosto che si susseguono party, pranzi, colazioni, con premi e gadget brandizzati dai cioccolatini messicani ai libri di foto del set da 200 dollari l’uno.

The Weistein Legacy e la rivincita dei comics

Se la faccenda di Weinstein ha cambiato qualcosa non è certo nella continuità del sistema. L’investimento pubblicitario è la chiave per gli Oscar e il vecchio Harvey al proposito sapeva il fatto suo. Non solo Roma, ma anche gli Studios che hanno prodotto Green Book e BlackKKKlansman (Universal) e Black Panther (Disney) per le loro campagne promozionali si sono avvalsi di professionisti col pedigree Miramax. Tony Angellotti e Dany Weinstein (solo omonimia) hanno lavorato per il gruppo con risultati eccellenti e piogge di riconoscimenti, da Shakespeare in Love a Il Paziente Inglese. Doppio bottino per Black Panther, il campione di incassi della Disney: rivincita della Black Power, dalla regia al cast, e dei comics elevati allo status d’arte dalla stratega delle comunicazioni Cynthia Swartz, sempre ex impiegata di Weinstein.

Blackkkklansman

Black Panther

L’alba di una nuova era e le tradizioni necessarie

Era l’inizio di agosto quando Matt Singer, managing editor e film critic di ScreenCrush, s’indignava all’ipotesi, appena ventilata, di istituire una nuova categoria per il Miglior Film Popolare. L’idea, che era balenata all’Academy per risollevare lo share della serata, in caduta libera nelle ultime edizioni, non è stata l’unica controversia. Il presentatore designato Kevin Hurt è stato licenziato e riassunto a più riprese lasciando alla fine la posizione vacante. Poi è arrivata la decisione assurda che quattro categorie sarebbero state lette durante l’annuncio pubblicitario e aggiunte, già editate, sui titoli di coda per mantenere lo spettacolo nei limiti di tre ore. Peccato che, oltre al corto d’azione e a Trucco e Parrucco, in quelle categorie c’erano anche Montaggio e Fotografia. Così, su Twitter, l’indignazione ha raggiunto vette impensabili, con Guillermo Del Toro, Alfonso Cuarón, Spike Lee, Emmanuel Lubenski a capeggiare un vero e proprio ammutinamento contro i membri del consiglio d’amministrazione dell’Academy. Gli artisti insistevano su come senza fotografia e montaggio non c’è cinema. Colpita e affondata, l’organizzazione ha quindi dichiarato dietrofront, ripristinando la tradizionale scaletta. Il sacrilegio tuttavia è costato caro all’attuale presidente dell’Ampas (Academy of Motion Picture Arts and Sciences), il fotografo John Bailey, che per questo e per la sua incapacità gestionale, appurata dalla serie reiterata di mosse sbagliate, sarà detronizzato dal prossimo luglio. Secondo quanto riportato da Tom Brueggemann su Indiewire il 12 febbraio, le categorie che sarebbero state epurate sono quelle in cui la Disney (che possiede anche il canale dove verrà trasmesso lo spettacolo, la ABC) non aveva alcuna nomination. Nello stesso articolo, il giornalista ventilava l’ipotesi che la Disney, pronta a lanciare la sua piattaforma streaming, volesse misurare con una “maldestra transizione” il potenziale bacino d’utenza di Disney+ proprio sulla cerimonia degli Oscar.

Come è cambiato l’elettorato

Con la riforma avviata da Cheryl Boone Isaacs, ex Presidente dell’Academy, l’elettorato ha cambiato volto. Hashtag come #OscarSoWhite hanno portato a una radicale rivoluzione, con molti addetti ai lavori non più attivi, bianchi e in età avanzata messi da parte a favore di giovani provenienti da tutto il mondo e da ogni settore dell’industria cinematografica. La gentrificazione e l’ampliamento del bacino elettorale hanno avuto un doppio effetto: da una parte i risultati sono diventati più imprevedibili, da un altro i film premiati, a discapito forse dell’audience, hanno indicato una maggiore attenzione per i contenuti artistici piuttosto che per il mainstream. È da questo che deve dipendere la necessità di assestamento della prossima cerimonia a uno standard generalista che coinvolga una più ampia fetta di pubblico.

Steve Rose, sul Guardian, in un articolo dal titolo “5 modi per vincere un Oscar nel 2019” scrive: «Don’t be male, pale and stale» (non essere maschio, bianco e all’antica). Così, mai come quest’anno, i film in gara sono diretti e interpretati da più neri, più donne, più personaggi LGBT, con la prima candidatura assoluta per un indigeno messicano (Yalitza Aparicio per Roma). Il rovescio della medaglia, sempre secondo l’analisi proposta da Rose, è che, per paradosso, queste “novità” sono camuffate da modelli narrativi che di nuovo non hanno proprio nulla: «Biopic (Bohemian Rapsody), remake (A Star is Born), comic book (Black Panther), reali inglesi (The Favourite, Mary Queen of Scots) e storie di dominio pubblico (Vice)». Quasi tutti film ambientati nel passato in maniera da criticare l’attualità prendendone le dovute distanze. Anche perché la formula adottata negli anni precedenti non ha pagato e anzi ha fatto più pubblicità al nemico giurato di Hollywood: Mr. Donald Trump.

A Star is Born

Bohemian Rapsody

Vice

Il Miglior Film

Cuarón di fatto ha in tasca l’Oscar al film straniero e quello alla regia, dovrebbe vincere anche per la fotografia, ma se veramente si aggiudicasse la statuetta per il miglior film, a Hollywood si prospetterebbe un’estinzione di massa. In un solo colpo, portare alla vetta assoluta una storia con attori mixtechi, un film d’arte, in bianco e nero, a relativamente low budget e senza uno degli storici Studios alle spalle, metterebbe in crisi l’intero sistema. Commenta Brooks Barnes sul NYT: «Se un film distribuito principalmente online vincesse, il dibattito su cosa costituisce il cinema sarebbe finito, ciò a totale svantaggio delle catene di Multiplex e con le finestre theatrical totalmente da ripensare (per la release VOD o TV le tre settimane di Netflix contro i tre mesi canonici)». «Le dieci nomination a Roma», continua Barnes, «più le tre per The Ballad of Buter Scruggs hanno dato un bagliore di eccellezza a Netflix, aiutandola contro la scalata di eventuali competitor. Disney, WarnerMedia e Apple sono tutte in procinto, infatti, di lanciare i loro servizi streaming». Sarebbe un happy ending da favola se Roma vincesse, ma non siamo veramente convinti che i tempi siano maturi perché questo accada. Gli interessi economici legati a questa evenienza sembrano davvero un ostacolo invalicabile. Per questo, sebbene Roma sia il film migliore dell’anno, e non solo secondo la critica, forse Green Book della Universal, che ha vinto i PGA, il Critics Choice Award, i Sag-Aftra, tre Golden Globe e l’ultima edizione del Festival di Toronto, vincerà per dare l’illusione che i sitemi tradizionali sono ancora una garanzia.

The Ballad of Buter Scruggs

Toto Oscar

Per quel che resta, anche secondo le proiezioni dei principali bookmaker, come anticipato da Guy Martin su Forbes il 12 febbraio, sembra chiaro che il premio al miglior attore finirà nelle mani di Rami Malek (Bohemian Rapsody), in rappresentanza di quel premio depennato al film popolare dell’anno – il biopic di Bryan singer è re del botteghino – e in virtù di tutte le vittorie pregresse dell’attore. Peccato per Viggo Mortensen, strepitoso Tony Lip in Green Book. La migliore attrice non protagonista sarà, seguendo sempre questa logica, Regina King (anche se una statuetta a Rachel Weitz, che ha ricevuto il riconoscimento ai Bafta, forse sarebbe più meritata). Come attrice protagonista dovrebbe essere confermata la vittoria a Glenn Close in un film ben fatto, ma modesto, dal titolo The Wife, premio alla carriera e consolazione per le precedenti 4 nomination andate a vuoto. Per l’attore non protagonista sono tutti d’accordo su Mahershala Ali, il Don Shirley di Green Book, anche se ha vinto lo stesso premio due anni fa con Moonlight. Sarebbe fantastico se sul palco del Dolby Theatre salissse Adam Driver, detective nel film di Spike Lee, ma la possibilità è davvero remota.

Lo show tenderà ad accontentare un po’ tutti per la doppia ragione di coinvolgere il più largo numero di spettatori e per la politica inclusiva adottata come cavallo di battaglia di questa edizione. Così BlackKKKlansman, per esclusione, riceverà il premio alla migliore sceneggiatura non originale. Mentre sembra che, nonostante le polemiche sui trascorsi di Vallelonga, Green Book vincerà nella categoria sceneggiatura originale. Sicuri sono anche il premio alla migliore canzone con Swallow di Lady Gaga (da A Star is Born) in pole position, e quelli tecnici di sound mixing ed editing a Bohemian Rapsody. Mentre il cartone dell’anno sarà senza dubbio Spider-Man: Into the Spider-Verse, più incerta la vittoria nei documentari, dove a contendersi la statuetta saranno Free Solo di Jimmy Chin e RGB di Julie Cohen e Betsy West. Per il montaggio sarà un testa a testa tra Vice, protagonista Christian Bale nei panni di Dick Cheney, e The Favourite, dove Olivia Colman interpreta la bizzarra regina Anna d’Inghilterra. Noi propendiamo di più per il secondo, concedendo invece trucco e parrucco al primo. In lizza per i costumi e le scenografie saranno Black Panther e The Favourite, con noi che facciamo il tifo per gli abiti settecenteschi di Sandy Powell e anche per gli ambienti di palazzo ricreati da Fiona Crombie e Alice Felton. Se proprio, infine, Black Panther dovesse prendere qualcosa dovrebbe essere per la colonna sonora. La cerimonia si terrà al Dolby Theatre di Hollywood la sera del 24 febbraio e sarà trasmessa negli USA dalla ABC, mentre per l’Italia i diritti televisivi sono di Sky con lo streaming in onda su Now Tv.

Green Book

The Favourite

 
 

Le previsioni di IL (ne riparliamo lunedì…)


BEST PICTURE
Green Book (Jim Burke, Brian Hayes Currie, Peter Farrelly, Nick Vallelonga and Charles B. Wessler)
Roma (Alfonso Cuaron and Gabriela Rodriguez) —
A Star is Born (Bradley Cooper, Bill Gerber and Lynette Howell Taylor)
Blackkklansman (Jason Blum, Spike Lee, Raymond Mansfield, Sean McKittrick and Jordan Peele)
Black Panther(Kevin Feige)
Bohemian Rapsody (Graham King)
The Favorite (Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday and Yorgos Lanthimos)
Vice (Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay and Kevin Messick)


BEST DIRECTOR
Alfonso Cuaron, Roma
Spike Lee, Blackkklansman
Yorgos Lanthimos, The Favourite
Adam McKay, Vice
Pawel Pawlikowski, Cold War


BEST ACTOR
Rami Malek, Bohemian Rapsody
Christian Bale, Vice
Viggo Mortensen, Green Book
Bradley Cooper, A Star is Born
Willem Dafoe, At Eternity’s Gate


BEST ACTRESS
Glenn Close, “The Wife”
Olivia Colman, The Favourite
Lady Gaga, A Star is Born
Yalitza Aparicio, Roma
Melissa McCarthy, Can You Ever Forgive Me


BEST SUPPORTING ACTOR
Mahershala Ali, “The Green Book”
Richard E. Grant, Can You Ever Forgive Me
Sam Elliott, A Star is Born
Adam Driver, Blackkklansman
Sam Rockwell, Vice


BEST SUPPORTING ACTRESS
Regina King, “ If Beale Street Could Talk”
Rachel Weisz, The Favorite
Amy Adams, Vice
Emma Stone, The Favourite
Marina de Tavira, Roma


BEST ADAPTED SCREENPLAY
BlackkKlansman (Spike Lee, David Rabinowitz, Charlie Wachtel and Kevin Willmott)
A Star is Born (Bradley Cooper, Will Fetters and Eric Roth)
Can You ever Forgive Me? (Nicole Holofcener and Jeff Whitty)
If Beale Street Could Talk (Barry Jenkins)
The Ballad of Buster Scruggs (Ethan Coen and Joel Coen)


BEST ORIGINAL SCREENPLAY
Green Book (Brian Hayes Currie, Peter Farrelly and Nick Vallelonga)
First Reformed (Paul Schrader)
Roma (Alfonso Cuaron)
Vice (Adam McKay)
The Favourite (Deborah Davis and Tony McNamara)


BEST ANIMATED FEATURE
Spider-Man: Into the Spider-Verse Vs Spider Verse (Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman, Phil Lord and Christopher Miller)
Incredibles 2 (Brad Bird, John Walker and Nicole Paradis Grindle)
Isle of Dogs (Wes Anderson, Scott Rudin, Steven Rales and Jeremy Dawson)
Mirai (Mamoru Hosoda and Yuichiro Saito)
Ralph Breaks the Internet (Rich Moore, Phil Johnston and Clark Spencer)


BEST DOCUMENTARY FEATURE
Free Solo (Jimmy Chin, Shannon Dill, Evan Hayes and Chai Vasarhelyi)
Hale County This Morning, This Evening (Joslyn Barnes, Su Kim and RaMell Ross)
Minding The Gap (Bing Liu and Diane Quon)
Of Fathers and Sons (Talal Derki, Ansgar Frerich, Eva Kemme and Tobias N. Siebert)
RGB (Julie Cohen and Betsy West)


BEST FOREIGN-LANGUAGE FILM
Roma (Mexico)
Caparnaum (Lebanon)
Cold War (Poland)
Shoplifters (Japan)
Never Look Away (Germany)


BEST CINEMATOGRAPHY
Roma, Alfonso Cuaron
A Star is Born, Matty Libatique
Cold War, Lukasz Zal
Never Look Away, Caleb Deschanel
The Favorite, Robbie Ryan


BEST COSTUME DESIGN
The Favourite (Sandy Powell)
Black Panther (Ruth E. Carter)
Mary Queen of Scots (Alexandra Byrne)
Mary Poppins Return (Sandy Powell)
The Ballad Of Buster Scruggs (Mary Zophres)


BEST FILM EDITING
The Favourite (Yorgos Mavropsaridis)
BlacKkKlansman(Barry Alexander Brown)
Green Book (Patrick J. Don Vito)
Bohemian Rapsody (John Ottman)
Vice (Hank Corwin)


BEST MAKE UP AND HAIR STYLING
Vice (Greg Cannom, Kate Biscoe and Patricia DeHaney)
Mary Queen of Scots (Jenny Shircore, Marc Pilcher and Jessica Brooks)
Border (Goran Lundstrom and Pamela Goldammer)


BEST ORIGINAL SCORE
Black Panther, Ludwig Goransson
Blackkklasman, Terence Blanchard
If Beale Street Could Talk, Nicholas Britell
Isle of Dog, Alexandre Desplat
Mary Poppins Return, Marc Shaiman


BEST ORIGINAL SONG
“Shallow” from A Star is Born
Music and Lyrics by Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando and Andrew Wyatt

“All the Stars” from Black Panthet
Music by Mark Spears, Kendrick Lamar Duckworth and Anthony Tiffith
Lyrics by Kendrick Lamar Duckworth, Solana Rowe and Anthony Tiffith
“The Place Where Lost Things Go” from Mary Poppins Return
Music by Marc Shaiman; Lyrics by Scott Wittman and Marc Shaiman
“I’ll Fight” from RGB
Music and Lyrics by Diane Warren
“When a Cowboy Trades His Spurs for Wings” from The Ballad of Buster Scruggs
Music and Lyrics by David Rawlings and Gillian Welch


BEST PRODUCTION DESIGN
The Favourite (Fiona Crombie and Alice Felton)
Black Panther (Hannah Beachler and Jay Hart)
First Man (Nathan Crowley and Kathy Lucas)
Mary Poppins Returns (John Myhre and Gordon Sim)
Roma (Eugenio Caballero and Barbara Enriquez)


BEST SOUND EDITING
Bohemian Rapsody (Nina Hartstone and John Warhurst)
A Quite Place (Erik Aadahl and Ethan Van der Ryn)
Black Panter (Steve Boeddeker and Benjamin A. Burtt)
First Man (Ai-Ling Lee and Mildred Iatrou Morgan)
Roma (Sergio Diaz and Skip Lievsay)


BEST SOUND MIXING
Bohemian Rapsody – (John Casali, Tim Cavagin and Paul Massey
A Star is Born (Steve Morrow, Tom Ozanich, Jason Ruder and Dean Zupancic)
Black Panther (Steve Boeddeker, Peter Devlin and Brandon Proctor)
First Man (Mary H. Ellis, Ai-Ling Lee, Frank A. Montaño and Jon Taylor)
Roma (Jose Antonio Garcia, Craig Henighan and Skip Lievsay)


BEST VISUAL EFFECTS
First Man (Ian Hunter, Paul Lambert, Tristan Myles and J.D. Schwalm)
Solo: A star Wars Story (Rob Bredow, Neal Scanlan, Patrick Tubach and Dominic Tuohy)
Avengers: Infinity War (Dan DeLeeuw, Russell Earl, Kelly Port and Dan Sudick)
Ready Player One (Matthew E. Butler, Grady Cofer, Roger Guyett and David Shirk)
Christopher Robin (Chris Corbould, Michael Eames, Theo Jones and Christopher Lawrence)

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