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Ragazze d’azione, prendiamoci Hollywood!

IL 109 28.02.2019

Brie Larson in “Captain Marvel”, nei cinema dal 6 marzo

Dopo il #MeToo, le action girl cinematografiche stanno acquistando un nuovo status: “Captain Marvel”e Brie Larson si candida a spartiacque

Una volta le eroine da blockbuster erano dei cartoni animati. Lara Croft/Angelina Jolie pareva più videogioco del videogioco stesso. Per non dire della cacciatrice Milla Jovovich di Resident Evil e di Elektra/Jennifer Garner: qualcuno se la ricorda? I tempi della Ripley di Alien erano già lontani, o forse non sono mai esistiti: il prototipo di tutte le eroine d’azione era un capolavoro femminista-senza-saperlo irreplicabile come modello.

Poi, due anni fa, è arrivato Wonder Woman, anello di congiunzione tra il prima e il dopo. Gal Gadot è così perfetta che pare disegnata, ma nello sbozzare la sua amazzone in tutina ci mette revanscismo gender da dibattito corrente. E, complice una regista da cinecomic per la prima volta donna (Patty Jenkins), cambia il corso del colosso per le masse: il film è andato maluccio solo nella machistissima Italia, guarda caso. Da quel momento, l’action è (anche) femmina, e arriviamo così al titolo che si candida a spartiacque definitivo: Captain Marvel, ritratto della pilota che s’addestra per diventare la più tosta combattente della galassia non più “lontana lontana” (dal 6 marzo nei cinema). Che una donna porti nel nome il brand della casa di cinefumetti più potente del mondo è già un dato assai rilevante. Una matrice. Poi viene la designazione, importantissima, della protagonista. Per fugare ogni dubbio sul nuovo status delle action girl è stata ingaggiata Brie Larson, attrice nata nel circuito indie, premiata con un Oscar impegnato (per il sopravvalutato Room), folgorata dal #MeToo. Tanto da rendere la sua Carol Danvers un’icona movimentista preventiva. Così la descrive la sua interprete: «È una donna che rivela le sue emozioni e dice sempre quello che pensa. Ma che, soprattutto, non lascia che niente e nessuno la ostacoli nella sua strada. Questo sì che è empowerment». Eccola, la parola chiave. E quale miglior luogo dei cinecomic per convalidare la forza del sesso (non più) debole?

Ci si immagina il cinema futuro, anzi è già qui: Wonder Woman 1984 sarà pronto tra un anno. E Black Widow rappresenterà un passaggio ulteriore: Scarlett Johansson, nella mitologia Marvel, nasce donna-fumetto e diventa figura a sé. Con scandalo incorporato. La regista argentina Lucrecia Martel, autrice di splendidi titoli da festival, era stata contattata per dirigerlo ma, fa sapere lei, «i produttori mi hanno detto: per le scene d’azione non ti preoccupare, ci penserà qualcun altro». Tradotto: gli uomini. Lei ha declinato l’invito. Hollywood ancora non sa con che (nuove) ragazze ha a che fare.

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