Agenda / La videointervista

Mi chiamo Viggo, sono un italiano del Bronx

13.02.2019

Viggo Mortensen è Tony Vallelonga in “The Green Book”

Nei panni di un rozzo buttafuori con origini calabresi, il Mortensen visto in "The Green Book” è una delle sorprese della stagione. Il film è un "instant classic” che piace a tutti: diverte, commuove, educa. La nostra video-intervista al suo protagonista

Con 5 candidature agli Oscar, The Green Book è uno dei film di stagione da non perdere per nessun motivo. Il film, diretto da Peter Farrelly, porta sul grande schermo la storia del rozzo buttafuori Tony Vallelonga (Viggo Mortensen), che all’inizio degli Anni 60 accompagna il pianista di colore Don Shirley (Mahershala Ali) da New York fino agli Atati del Sud. Per viaggiare, i due si attengono alle istruzioni del Negro Motorist Green Book – da cui il titolo del film –, guida dell’epoca a ristoranti, hotel e pompe di benzina dove erano ammessi anche gli afroamericani. Passato indenne attraverso la stagione delle premiazioni, tra polemiche e scomuniche social sia allo sceneggiatore Nick Vallelonga sia al protagonista Viggo Mortensen, entrambi tacciati di razzismo, il film è un classico a pieno titolo: divertente, commovente e attuale, ha spopolato, oltre che tra gli addetti ai lavori, anche nei cinema con oltre 60 milioni al box office USA e quasi 4 a quello italiano.

Abbiamo incontrato Viggo Mortensen in un riad de La Mamounia durante il Festival di Marrakech, alla fine dello scorso novembre. Nell’intervista, l’artista (alla sua terza candidatura come attore protagonista) ci ha raccontato le perplessità nell’accettare la parte di un italo-americano e l’endorsement del regista Peter Farrelly, che lo ha voluto a tutti i costi; il lavoro di ricerca sul pidgin degli immigrati italiani e poi la preparazione del suo personaggio. L’attore non sì è risparmiato nemmeno su cultura e politica, lanciando qualche frecciatina al Paese ospitante: «Combattere l’ignoranza e la discriminazione è un fatto locale», ha detto, «comincia sempre esattamente nel luogo dove ti trovi. Mi chiedo perché qui non abbiano mai proiettato un film in lingua berbera… Dovrebbero farlo». Mortensen, che è anche pittore, poeta e proprietario di una piccola società editrice indipendente, ha spiegato poi l’origine di tutte le sue passioni extra-cinema. Green Book ha vinto il Producers Guild Award, premio che solitamente predice meglio di qualunque altro l’Oscar al miglior film, e in un altro momento storico sarebbe stato il frontrunner, ma in molti pensano che invece di risolvere gli stereotipi razziali li cementi. Vero o no, Mortensen, che durante una conferenza ha pronunciato incautamente il termine nigger, non è il favorito per la vittoria nella sua categoria, mentre Mahershala Ali (già vincitore con Moolinght nel 2017) è il più quotato dai bookmaker come miglior attore non protagonista. Vedremo come andrà a finire la notte del 24 febbraio.

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