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Ciro è morto, ma è molto vivo

IL 110 28.03.2019

Sul set di “Gomorra”. Con il berretto, Marco D’Amore, ora regista di due episodi della nuova stagione

Anche se non è più in scena, «il mio personaggio sopravvive, perché ha lasciato un segno nell’emotività dei protagonisti». A parlare è Marco D’Amore, che dopo sei anni ha lasciato i panni dell’Immortale per passare dietro la macchina da presa, come regista di due episodi della nuova stagione di “Gomorra”, al via venerdì 29 marzo

Ci sono molti modi per capire la grandezza di una serie. Per i network, il numero delle puntate e la longevità; per uno sceneggiatore, la possibilità di sperimentare. Per lo spettatore, invece, il segno più chiaro che dimostra che una serie è diventata qualcosa di grosso, più grande anche dei nomi che si porta dietro e dell’idea stessa che l’ha fatta partire, è la morte di uno dei personaggi principali.

La terza stagione di Gomorra si chiudeva con l’uccisione di Ciro Di Marzio, insieme a Gennaro Savastano uno dei due nuclei di tutta la serie. La scomparsa di Ciro ha lasciato tracce evidenti dietro di sé: «Non ci si può nascondere dietro un dito: così come è successo per le altre vittime celebri della serie, certe assenze si fanno sentire». A parlare è Marco D’Amore, che dopo sei anni ha lasciato il personaggio che l’ha reso celebre per passare dietro la macchina da presa, come regista di due episodi della nuova stagione. «Però il mio personaggio c’è», continua, «sopravvive perché ha lasciato un segno nell’emotività dei protagonisti. A loro modo, e declinato alla maniera di Gomorra, personaggi come Genny e Sangue Blu vivono un lutto di cui portano i segni addosso». Un lutto che non impedisce loro di dedicarsi ai soliti affari. Nei primi episodi della quarta stagione di Gomorra si assiste alla riorganizzazione dei gruppi nel nuovo scenario, mentre Genny cerca di trovare un altro spazio, ma lontano dai luoghi che l’hanno visto vivere un elastico infinito con Ciro, fatto di continue fughe e riavvicinamenti. Racconta D’Amore: «Fuori dal set abbiamo sempre avuto il pensiero che tra questi due personaggi fosse stata scritta una grande storia d’amore. Ovviamente con conflitti e violenza, ma difficilmente cancellabile. Salvatore (Esposito, ndr) è stato bravissimo a mettere in maschera questa malinconia, questa tristezza, portando avanti il suo percorso».

Percorso che in Gomorra non è più quello di D’Amore, per una scelta che è tutto tranne che improvvisa, naturale conseguenza di regie teatrali e progetti firmati come sceneggiatore e produttore. Un cambio di prospettiva che parte da lontano e in cui ha avuto un ruolo fondamentale una puntata della scorsa stagione: per essere precisi quella – bellissima – ambientata in Bulgaria, della quale Ciro è il protagonista assoluto: «Quella puntata è stata uno spartiacque, perché ci ha permesso come non mai di mettere una lente di ingrandimento su un personaggio, facendoci ragionare sul fatto che avesse ancora tanto da raccontare».

E si torna all’inizio: in Gomorra, a guardar bene, Ciro non è morto. Del resto è l’Immortale, nome di battaglia che si porta dietro dai primi episodi e che sarà anche il titolo di un film che racconterà le vicende del personaggio prima dell’incontro con Genny. Un progetto di cui ancora non si sa nulla, se non che D’Amore sarà interprete e regista: «Del film L’immortale si può dire solo una cosa», conclude teatralmente: «Sarà una grande sorpresa».
 

“Gomorra” – Quarta stagione, su SKY ATLANTIC dal 29 marzo

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