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Un palermitano è per sempre

07.03.2019

Cinque album all'attivo, Antonio Di Martino – in arte Dimartino – è nato a Palermo nel 1982

La Sicilia e le radici che ci portiamo dentro, l'amore vissuto “da grande” e la paternità. Intervista al cantautore Dimartino, che ha da poco pubblicato “Afrodite”, il disco della maturità

«Che cosa ho fatto in questi quattro anni? Fondamentalmente, ho viaggiato. Cina, Messico… e poi ho visto oltrepassare una frontiera illegale». No, il muro che tanto vuole Donald Trump non c’entra niente. Antonio Di Martino, in arte solo Dimartino, cantautore siciliano con 5 dischi e 36 anni sulle spalle, parla di un altro confine: «Ho visto nascere mia figlia», racconta a IL, «ed è stato come assistere al passaggio illegale di una frontiera, ci sono i doganieri che sono le ostetriche, e c’è questo essere umano che arriva e ti cambia all’improvviso la prospettiva sulla vita. È stato come vedere emergere una terra dall’acqua». Forse è stato quello il giorno – di due anni fa – in cui Antonio Di Martino è diventato adulto; forse, invece, «sono diventato adulto quando ho fatto la scelta di diventare adulto, anche se poi penso che l’uomo resta sempre un adolescente. È uno stato mentale che permane nell’animo umano, una specie di malattia cronica. E allora poi ti chiedi quanto rimani adolescente se nasce tua figlia, se muore tuo padre, se perdi il lavoro…».

Di quello spirito adolescenziale Dimartino canta anche in Pesce d’aprile, il più bel brano del nuovo disco chiamato Afrodite: «L’ho scritto passando davanti a una scuola. C’erano i ragazzi fuori, c’era la polizia, c’erano i pompieri. Ho chiesto spiegazioni, mi hanno raccontato di un allarme. In quel momento ho ripensato alla mia adolescenza, quando negli anni Novanta in Sicilia si viveva con la paura, ma allo stesso tempo un allarme a scuola non era credibile. Adesso invece scatta il panico, è cambiato tutto dopo il Bataclan». Il disco è anche una riflessione sulla maturità e sull’amore adulto: «In casa, per esempio, si recitano delle parti, come su un palcoscenico. E per restare insieme serve impegno». «Viviamo nel dramma di una vita normale: la casa, i soldi, le cose da cambiare, le tende da lavare», canta in Due personaggi, un pezzo che potremmo definire “brunoriano”, se solo questo aggettivo esistesse (ma sta’ a vedere che prima o poi la Crusca approvi pure questo!).

La canzone che meglio racconta i tempi di oggi è – secondo lo stesso autore – Ci diamo un bacio: «Parla del presente e anche delle contraddizioni di Palermo». E la Sicilia torna spesso nella sua musica, come un cordone impossibile da recidere. «Un siciliano non può prescindere dalle proprie origini, in chi nasce sull’isola l’idea di Sicilia è quasi un concetto mentale, un luogo interiore». Un luogo da cui si cerca di scappare, come testimonia la citazione di Cesare Pavese (Un paese ci vuole) che dava il titolo al disco precedente di Dimartino, ma anche un luogo che sai di non poter mai lasciare davvero. In Afrodite, c’è la maglia rosanero del Palermo, ci sono le luminarie di Natale, i piatti da lavare, Santa Rosalia sul carro, una sala bingo, il cortile di una scuola, ma c’è anche molto altro: c’è «un ragazzo che diventa uomo», e scusate se è poco.

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