L’elezione di Salomé Zourabichvili (primo presidente donna) dà nuova linfa al sogno occidentale della repubblica caucasica

Vantare una storia e una tradizione millenarie ed essere al contempo cerniera tra Europa e Asia. Fa leva su questa doppia rampa di lancio il futuro della Georgia, repubblica caucasica stretta tra le vette dell’omonima catena montuosa e il Mar Nero, con una popolazione di quasi cinque milioni di abitanti (di cui un quarto nella capitale Tbilisi), pari – per fare un rapido paragone – a quella residente in Toscana. La Georgia è un osservato speciale. Due eventi hanno contribuito a stimolare curiosità e interesse verso la terra natale della vigna e del vino: il successo della partecipazione come Paese ospite d’onore alla Frankfurt Buchmesse dell’ottobre 2018, e l’elezione di Salomé Zourabichvili alla guida del Paese, quinto presidente dall’indipendenza dall’Unione Sovietica del 1991 e prima donna a rivestire questo ruolo. L’ex ambasciatrice francese, nata a Parigi da genitori georgiani, ha sconfitto al ballottaggio di fine novembre l’avversario Grigol Vashadze, sostenuta dal partito di governo Sogno Georgiano. I risultati sono stati seguiti da strascichi polemici e manifestazioni di piazza che hanno contestato il voto.

Sta nella prima missione diplomatica di Zourabichvili, il 21 gennaio a Bruxelles, il senso della direzione che il Paese vuole intraprendere per i prossimi anni: rafforzare i rapporti con Unione Europea e Nato, come ha confermato a IL l’ambasciatore georgiano a Roma Konstantine Surguladze: «Dopo la dissoluzione dell’Urss, la Georgia ha fatto enormi progressi. La scelta del popolo georgiano è l’Occidente e i suoi valori. È diffusa questa convinzione: l’Europa è la nostra casa e dovremmo ritornarci; e questo stato d’animo si basa su una compatibilità culturale e di civiltà. Grandi passi sono stati fatti verso il riavvicinamento alla Nato e all’Ue. Nel 2016 è entrato in vigore l’Accordo di associazione con l’Ue e l’Accordo di libero scambio globale e approfondito (Dcfta). Da marzo 2017, i cittadini della Georgia hanno accesso all’Area Schengen senza bisogno di alcun visto».

Non è certamente una via facile quella che la Georgia ha scelto, se si pensa agli equilibri politici di quest’area, con la presenza ingombrante della confinante Russia: «Il 20 per cento del Paese è occupato dalla Federazione Russa, gran parte della popolazione vive da rifugiata a casa propria», dichiara Surguladze. «La situazione nei territori occupati è ancora grave. La Federazione Russa installa illegalmente linee di filo spinato, striscioni, spingendo in questo modo in avanti il confine. Ci sono violazioni quotidiane dei diritti fondamentali».

Nonostante tutti i problemi, la Georgia si candida a nuova meta turistica mondiale (nelle scorse settimane si è tenuto nella capitale Tbilisi, guidata dall’ex calciatore del Milan Kakha Kaladze, il meeting internazionale delle guide turistiche, con cento ospiti da più di sessanta Paesi) e ad hub strategico per la nuova Via della Seta cinese, importante partner commerciale per l’economia locale. «Ambiti tradizionali nell’economia di questo Paese, turismo e produzione vinicola sono settori fondamentali di potenziale sviluppo», spiega a IL Aleksi Aleksishvili, ceo della Pmcg (Policy and Management Consulting Group), società di consulenza. «In particolare, l’industria turistica è in crescita soprattutto nelle località di mare e in quelle di montagna. Ci sono poi altri settori interessanti ai fini della crescita, come trasporti, logistica, trasformazione e produzione alimentare, particolarmente attrattivi per i rapporti commerciali con alcuni Paesi stranieri, tra cui l’India». Nella classifica Doing Business 2019 della World Bank Group, stilata sulla base di 11 indicatori, la Georgia (il cui Pil dovrebbe crescere del 5,5 per cento quest’anno, secondo le più recenti stime del Fmi) occupa il sesto posto: tre posizioni in più rispetto al 2018, quando era al nono posto. L’Italia è ben distante, per capirci, al 51° posto.

In questo quadro, anche il nostro Paese ha da qualche tempo concentrato l’attenzione verso la terra del Vello d’Oro. Secondo i dati forniti dalla Farnesina, l’Italia è il terzo partner commerciale europeo della Georgia e l’ottavo a livello mondiale. Lo scorso anno l’interscambio si è attestato a quota 231 milioni di euro. Nel luglio del 2018, c’è stata la visita del Presidente Sergio Mattarella nel Paese, occasione che ha rappresentato un’opportunità ai fini di nuovi rapporti commerciali per 45 aziende italiane che operano nel campo della ricerca, dell’energia, del credito e dell’agroalimentare. La Georgia, per crescere e sfruttare la sua posizione strategica, necessita soprattutto di infrastrutture, e il know-how italiano in questo contesto si rivela un alleato più che mai prezioso.

La repubblica caucasica guarda al futuro con la fiducia che le deriva da una popolazione molto giovane. Il ricercatore statunitense Lyman Stone, che si occupa di demografia, si è imbattuto in una dinamica degna di nota. Da un decennio a questa parte, la Georgia è interessata a un fenomeno di “baby boom” iniziato dopo l’appello lanciato dal Patriarca della chiesa ortodossa. «Pensavo che la portata di quanto stava accadendo si sarebbe via via ridimensionata», ha spiegato a IL Stone. «Invece l’esito delle ricerche ha confermato tutto. Grazie alla sua grande popolarità, e alla fisionomia religiosa molto omogenea della società georgiana, la promessa del Patriarca Ilia II di battezzare personalmente i bambini terzogeniti o di grado superiore ha contribuito a un forte aumento dei tassi di natalità. In più le autorità hanno varato nuovi aiuti e benefici per i genitori, misure che hanno sostenuto e reso più durevole il trend demografico. Ed è probabile che l’effetto continui a lungo».

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