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Musica da ascoltare e da vedere

01.03.2019

In questa pagina: le tavole di Davide Toffolo dedicate ai personaggi si cui si parlerà al Loop Festival

Il racconto degli autori contemporanei attraverso i videoclip delle canzoni: è la scommessa del Loop Festival, dal 5 marzo al 2 aprile in Puglia. Quest'anno il focus è su PJ Harvey, Arctic Monkeys, Massive Attack e Kendrick Lamar

Legati da un rapporto ormai quasi simbiotico, musica e videoclip hanno raggiunto un livello di interconnessione estremo, che si è decisamente consolidato grazie alla diffusione tramite YouTube. Se una volta la prima modalità di fascinazione per un ascoltatore passava attraverso la copertina di un album, oggi sono le piattaforme di pubblicazione video a farla da padrone, condizionando non solo l’esperienza di fruizione sonora ma l’intera macchina del marketing musicale. Alla “sacralità” del primo ascolto di un nuovo disco – che in passato prevedeva il rituale della rottura del cellophane e lo sfoglio assorto del booklet – oggi si preferisce l’immediatezza dell’ascolto in streaming, preferibilmente realizzato tramite lo schermo del pc e la contemporanea visione di una clip audiovisiva.

Proprio per raccontare questa mutazione – sia di abitudini che di stilemi creativi – arriva martedì 5 marzo il Loop Festival, la manifestazione giunta alla quarta edizione che intende guardare alla musica contemporanea con occhi diversi. Diretto da Michele Casella (qui potete leggere i suoi contributi al nostro sito) e realizzato in appuntamenti settimanali nelle città di Bari, Lecce e Foggia, Loop intende raccontare alcune fondamentali esperienze musicali internazionali attraverso la loro videografia. Per il 2019 il focus della manifestazione sarà indirizzato su PJ Harvey, Arctic Monkeys, Massive Attack e Kendrick Lamar, che verranno narrati da grandi firme del giornalismo italiano attraverso la loro carriera ed evoluzione stilistica anche audiovisiva. Ma Loop intende essere anche un momento di ascolto collettivo, un’attività da realizzare in una sala proiezione per esaltare il lavoro dei grandi filmmaker del contemporaneo. Invece di guadare queste opere visive tramite uno smartphone, Loop proietta i video sul grande schermo e lancia le tracce audio attraverso un impianto dolby surround, un semplice cambio di approccio che può radicalmente modificare l’impatto percettivo dello spettatore. A farsi carico delle narrazioni saranno inoltre alcuni esperti del suono “alternativo”, tra cui due firme di IL: Claudio Todesco, che si cimenterà con la musa del blues rock PJ Harvey, e Fabio De Luca, con il suo racconto dei Massive Attack.

Davide Toffolo

Davide Toffolo

Davide Toffolo

Davide Toffolo

Il Loop festival proseguirà fino al 2 aprile, data in cui è previsto un approfondimento sulla scena indipendente italiana più sorprendente, quella dei gruppi che indossano maschere. A guidare l’incontro sarà infatti Davide Toffolo, il leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti, di recente imbarcatisi in un lungo tour legato al nuovissimo album “Sindacato dei Sogni” (etichetta La Tempesta). Dai Cani ai Sick Tamburo, dai Cyborgs a Liberato, il chitarrista e disegnatore di Pordenone traccerà un filo rosso attraverso le più nuove esperienze sonore nazionali e si esibirà in un live acustico appositamente realizzato per Loop. E proprio di Toffolo sono gli artwork realizzati per questa quarta edizione di Loop, bellissime illustrazioni visionabili dal vivo durante l’evento e in digitale sul sito della manifestazione (www.loopfestival.it).

Un’occasione, dunque, per apprezzare anche i grandi autori della storia del videoclip, registi come Michel Gondry, Spike Jonze, Jonathan Glazer, Roman Coppola o Nabil che hanno letteralmente costruito la golden age di queste opere audiovisive e che hanno poi fatto tesoro dell’esperienza acquisita per contaminare anche il cinema e la televisione. Un approfondimento, quello del Loop Festival, dunque doppiamente necessario, non solo perché volto a creare un confronto attivo fra esperienze multidisciplinari, ma anche per insistere appassionatamente sulla musica dei nostri tempi. Non poco in un Paese che, ormai da decenni, tende a esaltare i fasti del passato e sminuire con tenacia le nuove istanze del suono contemporaneo.

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