Frammenti di marmo impastati nel cemento: il materiale nato dagli scarti diventa protagonista di una collezione di tavoli e accessori dalla linea grafica ed essenziale

Per Alberto Bellamoli il materiale terrazzo è la riscoperta di una storia familiare. Dopo gli studi al Politecnico di Milano e alla Designskolen Kolding in Danimarca, e dopo le esperienze da Cecilie Manz e Normann Copenhagen, è tornato nella sua Stallavena di Grezzana, in Valpantena, a Nord di Verona. Una terra di marmisti: «Già dagli anni Settanta raccoglievano gli scarti di produzione, dalle graniglie alla polvere, per poi rimpastare tutto con il cemento e creare l’agglomerato di marmo: il terrazzo», racconta. Così, quando due anni fa nasce l’idea di una collezione autoprodotta di oggetti che dimostrasse il valore visivo del materiale, Bellamoli visita cave, segherie del marmo, aziende che producono blocchi: «È stato quasi uno studio antropologico. Nonostante i volumi produttivi industriali, il terrazzo rimane estremamente artigianale. Ogni azienda ha una ricetta segreta, in un equilibrio delicato di materie prime e acqua, in base al quale sa quanto far vibrare l’impasto per eliminare l’aria e sceglie quanto far stagionare il prodotto, che poi sarà tagliato in lastre».

Dettagli del terrazzo usato per Collecta

Gli “ingredienti” del materiale terrazzo

I ciottoli, selezionati a mano

Gli “ingredienti” del materiale terrazzo

Alberto Bellamoli controlla il processo di lavorazione: «Portacandele e ciotole sono gli elementi più complessi della collezione, perché nessuno prima di noi aveva lavorato l’agglomerato di marmo a spessori così sottili. Gli artigiani che rifiniscono a mano i pezzi pensavano che durante l’intaglio si sarebbero spaccati»

Per la linea Collecta (due tavoli tondi, due ciotole e due portacandele) Bellamoli inizia a collaborare con un’azienda locale. E innova: «Un elemento chiave sono i ciottoli, tutti selezionati a mano. Usiamo una camera vibrocompattante sottovuoto, che estrae le bolle d’aria evitando che, per via della loro sfericità, i ciottoli si raggruppino troppo». Serve almeno un mese e mezzo per realizzare un pezzo, compresa la lavorazione da parte degli artigiani. E il risultato è una collezione essenziale: «L’idea era di ridurre la complessità degli oggetti, per far risaltare al massimo la grafica fluida del terrazzo, che sembra muoversi al loro interno. Ho pensato a forme archetipizzate che valorizzassero e dessero risalto al materiale». Anche il nome, Collecta, rimanda alla tradizione e significa “raccolta”: «Di frammenti di marmo, come nel terrazzo alla veneziana. E delle professionalità della mia terra, che sfruttano i materiali naturali per dare vita a pezzi unici, anche se prodotti industrialmente», conclude Bellamoli.

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