Agenda

Essere moderni per rimanere antichi senza diventare vecchi

IL 109 12.03.2019

Nick The Nightfly, tra le voci più note di Radio Monte Carlo

Radio Monte Carlo, ora nel gruppo RadioMediaset, ha grandi programmi per il futuro

Molto prima di qualsiasi network, prima addirittura del boom delle radio private di metà anni Settanta: è Radio Monte Carlo il vero monolite di Odissea nello spazio delle radio libere italiane. Le sue trasmissioni nel nostro paese iniziano il 6 marzo 1966, quasi in epoca di contestazione, e non è una coincidenza: in un etere popolato solo dalle sussiegose trasmissioni della Rai di Stato e dai suoi “annunciatori”, RMC introduce uno stile colloquiale e scanzonato che trasporta il pubblico fuori dal Medioevo.

A Radio Monte Carlo passano le canzoni censurate, i dj diventano star i cui nomi hanno ancora un sapore di età dell’oro (Luisella Berrino, Roberto Arnaldi, Awanagana, Herbert Pagani); il fascino blasé di trasmettere dal Principato di Monaco gioca la sua parte. RMC fu la prima anche a intuire la centralità dell’ascoltatore come produttore di contenuti: con una fascia che inventò in pratica le famose dediche e richieste, I dischi per gli amici, o un’altra il cui geniale titolo era Fate voi stessi il vostro programma.

Insomma, già solo limitandosi ai decenni Sessanta e Settanta ci sarebbe abbastanza glamour e storia per un’installazione tipo “Francesco Vezzoli ascolta RMC”. Ma la radio riuscirà a rinascere anche quando la sua età dell’oro sembrava tramontata: dopo l’acquisizione, nel novembre 1987, da parte del network Rete 105, il cui patron Alberto Hazan la rilancerà inventando di lì a poco la fascia serale “elegante” di Nick The Nightfly (Monte Carlo Nights, in onda quasi ininterrottamente da 25 anni). Fino all’ultima svolta, imprenditoriale: l’assorbimento del marchio RMC, lo scorso settembre, nel gruppo RadioMediaset. Come si porta una radio con una storia così gloriosa (e antica) dentro un futuro fatto di digitale, visual radio e playlist calibrate al millimetro? «Preservando le sue distintività», ci dice Paolo Salvaderi, ad di RadioMediaset: «Se fossimo in campo immobiliare, Radio Monte Carlo sarebbe un bellissimo palazzo d’epoca le cui infrastrutture vanno rinnovate, magari all’insegna della domotica. Perché il rischio è di passare, senza accorgersene, da antico a vecchio».

La chiave: «Rendere attuali delle caratteristiche antiche, che per RMC sono il saper fare una radio di tipo classico, che non cerca la popolarità delle star tv prestate alla radio e non deve per forza inseguire le novità musicali». Declinando ovviamente il marchio su tutte le piattaforme possibili, dalla web tv alle radio digitali tematiche (RMC Cool, RMC New Classics…). Perché l’altro rischio da cui deve guardarsi la radio è «far la fine di certe industrie automobilistiche che, pur antiche e solide, hanno accusato la competizione di brand più giovani e vicini alla tecnologia, per esempio riguardo alle auto ibride». Non è, insomma, ancora tempo di museo per RMC. Anche se una mostra fotografica sugli anni del Principato, in effetti, sarebbe fantastica.

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