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Un’altra comicità è possibile

20.03.2019

Edoardo Ferrario è nato a Roma nel 1987.

Piermattei

È un trentenne, parla ai millennial come lui, fa ridere, ma non è mai banale e non passa mai per saputello. Edoardo Ferrario su Netflix è la prova che la stand-up comedy italiana è viva, geniale ed è pronta a fare il grande salto

Uno stand-up comedian non è un semplice “comico”: perlomeno non per come lo intendiamo in Italia, con le nostre trincee. Altri obiettivi, altri argomenti, altre idee. Altro tipo di risata, soprattutto. Anche qui da noi, la stand-up è viva e geniale, è vero, ma gira per contesti ancora “underground” rispetto alla comicità più tradizionale (leggi: nazionalpopolare), ed è affare di relativamente pochi affezionati. Al contrario, negli States – dove questa distinzione, almeno a livello percettivo, non esiste – il genere non ha problemi: passa in tv, è applaudito da tutti e per farsi un’idea dei giganti che lo popolano basta farsi un giro su Netflix, pedina essenziale che da anni riempie i suoi palinsesti coi quei monologhi. Appunto, Netflix: la notizia è che, dal 15 marzo, vicino ai grandi nomi Made in USA c’è anche Temi caldi, lo spettacolo di Edoardo Ferrario.

È la prima volta che la piattaforma americana pubblica un pezzo di stand-up comedy italiana (rendendolo disponibile in 190 Paesi, tra l’altro), e se non è un primo passo verso un riconoscimento e una legittimazione – diciamo – mainstream, be’, davvero poco ci manca. Da qualche giorno, insomma, ci siamo anche noi, rappresentati da un fenomeno della scena come Ferrario – che ha una bella carriera da attore di sketch (la web-serie Esami: avete presente, no?), ma che è soprattutto uno dei nostri comedian più freschi e attuali. Al suo show, nei prossimi due mesi si aggiungeranno quelli di Francesco De Carlo e Saverio Raimondo, in un trilogia che è una benedizione per il genere – perlomeno per come è concepito in Italia.

Intanto, però, se qualcuno si stesse chiedendo che cosa differenzi la stand-up comedy dalla comicità “nazionalpopolare” e, soprattutto, chi sia Edoardo Ferrario, la risposta è semplice semplice: guardate Temi caldi, e capirete. È tutto lì, davvero: quel tipo di narrazione è estremamente identificativa, autobiografica, e questa filosofia è la natura stessa della stand-up comedy. Sì perché “stand-up”, alla fine, vuol dire mettersi a nudo: in piedi, davanti un microfono e a un pubblico di anime più o meno affini, raccontando sé stessi e le proprie difficoltà, ansie, timori e vergogne senza filtri. Ridendone, quasi a mettersi una pacca sulla spalla vicendevolmente con gli spettatori. Senza sovrastrutture, senza incarnare un personaggio, una macchietta, un ipotetico “italiano medio” fuori tempo massimo. Detto questo, diventa facile anche capire chi sia Edoardo Ferrario: 30 anni da poco, è il ragazzo di buona famiglia educato e posato, il millennial che ha studiato ma non se la tira, a cavallo fra l’età adulta e la tarda adolescenza vissute in una Roma piena e vuota di stimoli, con tutte le perplessità (in senso strettamente pratico, vedremo) che ne conseguono. Parla soprattutto ai suoi, alla generazione di chi è nato fra gli Ottanta e i Novanta: ce l’ha come prerogativa, e per questo vince.

Ferrario ha ideato/scritto/interpretato "Esami. La serie”, un vero successo su YouTube

Piermattei

Temi caldi fa ridere, e non è mai banale. È stand-up comedy, ma è anche la comicità (appunto) “dei millennial”, di Facebook e dell’Erasmus: per temi, approccio e riferimenti, potrebbe quasi essere un’estensione degli sketch dei The Pills. Oltretutto, Ferrario è anche un bell’imitatore, ma entra spesso dalla porta di servizio: imita Pasolini come Stefano Rodotà, i bangladini come gli americani (perennemente) turisti e i bori romani. E stupisce. Racconta Roma ai milanesi partendo dai soliti stereotipi triti per reinventarli, accosta Rob Brezsny a Paolo Fox e mischia sempre il diavolo (i ritardi dei voli Vueling, per esempio) con l’acqua santa (Pasolini, appunto).

Ricercato e un minimo elevato nelle tematiche, non passa mai per intellettualistico o saputello; e non è mai – soprattutto – nella posizione di farsi prendere troppo sul serio. Funziona, dicevamo, perché parla a un gruppo di persone che sanno ridere degli “anziani su Facebook” come della moda delle birre artigianali, e che hanno solo in lui (o comunque, solo in una parte della stand-up) una fonte credibile di umorismo su queste tematiche. Il resto, neanche a dirlo, in Italia è ancora fermo altrove, e non sa parlare ai giovani senza stereotipi o con la sua intelligenza.

Tra l’altro, Temi caldi è registrato al Santeria Comedy Club di Milano (il locale-simbolo della stand-up comedy italiana) e ne restituisce in pieno l’atmosfera intima, quasi conviviale e fra amici, che si respira lì ogni sera. Nonostante Ferrario riempia anche bei teatri, Netflix mette in prima linea l’aria preziosa di uno show in un posto piccolo e ricercato, sotterrato ma illuminato, e sincero. Oltre a un modo di ridere, per riferimenti e modi, che racconta l’Italia di oggi con un linguaggio, quello della stand-up, per noi nuovo, e che arriva da lontano. È bello che uno spettacolo del genere possa portare l’anima di un comedy club di Milano in 190 Paesi: saprà conservarsi intatta, e dire al mondo che ci siamo anche noi.

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