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Cinema e streaming, la Cina affila le armi

IL 110 17.04.2019

Un'immagine dal film "One Second" di Zhang Yimou

Una società di produzione con i più famosi registi del Paese (anche nelle vesti di azionisti) e una piattaforma premium che punta sulla qualità. L’ascesa di Huanxi Media raccontata a “IL” dal suo timoniere

«Nel giro di due o tre anni, la Cina supererà gli Stati Uniti e diventerà il più grande mercato dell’intrattenimento». Stephen Xiang non ha dubbi: mentre in America Netflix si fa spazio tra i colossi del cinema tradizionale e Warner Media, Apple e Disney si preparano a lanciare i loro servizi streaming, all’altro capo del pianeta il Dragone affila le armi e si prepara al duello per la supremazia. Il caso di Huanxi, che Xiang (classe 1963) guida nelle vesti di amministratore delegato, è tra le testimonianze più evidenti. Nata come casa di produzione cinematografica, lo scorso settembre ha lanciato una piattaforma streaming per contenuti originali di altissimo livello, destinazione online per il meglio della produzione internazionale e per i film e le serie create dai migliori registi del panorama asiatico. Huanxi Premium ha già superato un milione di sottoscrizioni e continua a crescere. «Ho lavorato 20 anni negli Stati Uniti per lo studio legale Weil Gotshal & Manges, specializzato nelle fusioni aziendali transnazionali», racconta Xiang a IL, «e sapevo che in Cina media e intrattenimento stavano alimentando un mercato in crescita esponenziale. Quando si è presentata l’opportunità di lavorare, in una posizione di comando, per un protagonista del settore, non me lo sono fatto ripetere due volte». L’offerta si è concretizzata dopo che, nel 2014, Jack Ma (il fondatore del gigante dell’e-commerce Alibaba) ha acquistato il colosso ChinaVision Media per più di 800 milioni di dollari. Lo studio (poi ribattezzato Alibaba Pictures) apparteneva al produttore Dong Ping – sotto la sua egida Ang Lee vinse agli Oscar con La tigre e il dragone – che appena dopo la transazione reclutò Xiang per un nuovo progetto: il lancio di Huanxi Media.

La sua prima mossa è stata quotare l’azienda a Hong Kong. «Ero convinto che la nostra società sarebbe cresciuta rapidamente assecondando le dinamiche di sviluppo del mercato nazionale, e i fatti hanno confermato la mia tesi. Da un punto di vista strategico, avevamo di fronte due strade: lavorare con i registi su singoli progetti, film dopo film, ridiscutendo di volta in volta gli onorari come si fa solitamente; oppure, trovare un metodo alternativo, che limitasse gli effetti della crescita degli onorari». Il metodo Huanxi consiste nel condividere le azioni dell’azienda con i registi in cambio dell’esclusiva globale su film e serie girati in un arco di tempo non inferiore ai sei anni. Come shareholders, gli artisti incassano in base all’andamento di mercato, ma non partecipano ai ricavi delle produzioni, che finiscono per intero nelle tasche della società. L’azienda riesce così a contenere le spese, allineando al tempo stesso i suoi interessi economici con quelli dei registi. «Quello cinese è diventato un mercato immenso; e il circuito streaming registra tassi di crescita ancora più considerevoli di quelli delle sale. Per questo, prima di sviluppare strategie internazionali, dedicheremo tutte le attenzioni al contesto domestico, per poi allargare gli orizzonti». Se è sicuro che la società allungherà i suoi tentacoli fuori dai confini, ancora non è chiaro se lo farà con le proprie forze o entrando in partnership con i big di Hollywood.

Intanto, nella library di Huanxi si possono già trovare titoli europei e americani come L’insulto di Ziad Doueiri, Cosmos di Andrzej Zulawski, Meditation Park di Mina Shum, Sulla soglia dell’eternità di Julian Schnabel e Opera senza autore di Florian Henckel von Donnersmarck, tutte pellicole pluripremiate nei festival più prestigiosi. Già un’analisi di queste opere denota la direzione che la compagnia vuole intraprendere, che non è quella di poter disporre di migliaia di film indirizzati a chiunque. «Il nostro approccio alla produzione e al servizio di streaming è la selezione dei migliori contenuti sul mercato interno e internazionale: è la qualità, anche declinata secondo criteri d’innovazione e originalità». Huanxi non solo ribalta il luogo comune di un Paese – la Cina – che produce quantità e bassa qualità, ma si muove in controtendenza rispetto alle dinamiche preponderanti in Occidente, dove si tende a livellare i contenuti verso il basso e a mortificare il coraggio creativo, in un vortice di remake, reboot, sequel e prequel. Racconta Xiang: «Abbiamo un team con base in Cina e a Londra che segue i festival, studia le tendenze, dialoga con produttori e agenti per assicurare alla piattaforma il meglio che c’è in circolazione e valutare nuove sinergie».

 

Stephen Xiang (1963) è il ceo di Huanxi Media

La produzione è orientata a un’audience educata, esigente, che cerca contenuti di valore; ma non disdegna il cinema mainstream. Le partecipazioni a Cannes (Ash is Purest White di Jia Zhangke) o alla Berlinale (So Long, My Son di Xiang Xiaoshuai) esemplificano il tipo di film a cui Huanxi è interessata. «La produzione ideale è un successo di botteghino che soddisfi anche la critica. Nell’attesa di raggiungere questo ideale, ciascuno dei nostri progetti deve avere almeno una di queste caratteristiche». La piattaforma sta per lanciare Crazy Alien, la commedia fantastica campione del box office cinese e ancora nei cinema senza rispettare la canonica “finestra theatrical”, per testare il mercato. Nel contempo è in progetto una serie in dodici puntate firmata Wong Kar Wai dal titolo Paradise Guesthouse. Zhang Yimou, Xu Zheng e Ning Hao (che nel 2014 ha sfiorato i 200 milioni di incasso con Breakup Buddies) sono tra i nomi forti della scuderia. «Tutti i film che quest’anno la società è in procinto di girare o che farà uscire nelle sale sono diretti dai migliori registi-azionisti del gruppo. One Second di Zhang Yimou, che già doveva essere in concorso a Berlino (e che con ogni probabilità rientrerà a Cannes, ndr), di sicuro attrarrà l’interesse internazionale. Ma anche Lost in Russia, con protagonista Xu Zheng, uno dei nostri registi-attori più popolari, sarà un film facile da distribuire sia in Cina sia all’estero». Strategie ambiziose di un gruppo che di fatto, in Cina, non ha eguali.

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