Design

Doge, il tavolo perfetto

IL 111 30.04.2019

Doge di Carlo Scarpa

L'avessi fatto io / Chiara Andreatti sceglie un pezzo di Carlo Scarpa: «Un oggetto che sa celare in sé il processo intimo e personale da cui è scaturito»

Doge di Carlo Scarpa – Cassina SimonCollezione 1968/2013. Oltre alla versione originale in acciaio, la struttura del tavolo è ora disponibile in alluminio lucido, color canna di fucile e rame lucido oppure rosso opaco.

L’attrazione di Chiara Andreatti per tutto il lavoro di Carlo Scarpa non è solo ammirazione nei confronti della sua continua ricerca, quasi esasperata, per il dettaglio, o l’instancabile tenacia per la realizzazione dell’impossibile. C’è anche un legame intrinseco dato dalla storia personale del maestro veneto, che per anni è vissuto ad Asolo (Treviso), il paese natale della giovane designer. Tra i pezzi di Scarpa preferiti da Andreatti c’è Doge, che svela l’amore di entrambi per la magnifica Venezia: «La sua struttura, così scultorea, lo rende unico nel suo genere», racconta Andreatti. «Ogni ambiente valorizza la sua bellezza e la sua singolarità: le sue dimensioni sono molto varie per adattarsi a ogni esigenza. Nasconde una raffinata eleganza legata a un rigore quasi severo, dato dal tecnicismo dei giunti in acciaio a vista». Sospeso, razionale, intangibile, scultoreo, austero: per Andreatti, Doge vuole essere osservato, attraversato totalmente dallo sguardo di chi lo ha di fronte. «Fu l’amico Dino Gavina ad avere l’intuizione di mettere a frutto, per la produzione industriale, le straordinarie capacità artistiche di Scarpa, scoprendolo anche come genio del design proprio nella realizzazione e commercializzazione di Doge: opera perfetta, replicabile all’infinito». Ed è proprio nella ricerca artigianale e nello studio relativo alla materia che la designer si sente vicina al lavoro di Scarpa: «Mi interessa mescolare due modi di lavorare differenti come l’artigianale e l’industriale, oppure accostare il prodotto al mondo della grafica o della storia del costume, partendo magari da una particolare lavorazione», spiega la designer, che ha anche lavorato alla nuova collezione del marchio sardo Pretziada. «È molto importante per me riuscire a realizzare un oggetto che sappia celare in sé il processo intimo e personale da cui è scaturito. È questa emozionalità istintiva che deriva dalla creazione ciò che mi attrae».

CHIARA ANDREATTI Nata a Castelfranco Veneto (Treviso) nel 1981, studia a Milano allo Ied e frequenta un master alla Domus Academy. Disegna per aziende come Glas Italia, Lema, Potocco, Gebrüder Thonet Vienna, CC-tapis, Mingardo. All’ultimo Fuorisalone ha presentato un nuovo formato di pasta, Alma, con Casalinghe di Tokyo.

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