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La corsa del levriero

di Enrico Dal Buono
fotografie
di Diego Mayon
IL 111 12.04.2019

Un piccolo levriero italiano sul gradino più alto del podio in attesa di essere premiato

Una passione canina che tracima in cappottini, piscinette e altre amorevoli cure. A Castano Primo, i quadrupedi sono la razza dominante, accudita da solerti bipedi. E scendono in pista nell’unico cinodromo internazionale d’Italia. A 70 km all’ora

Nei giorni di gara, il cinodromo di Castano Primo, in provincia di Milano, è invaso da levrieri articolati in 13 razze, di cui 11 da corsa: dal piccolo levriero italiano, sui 35 centimetri, al garrese, fino allo statuario levriero russo, il borzoi, che tocca gli 85. E poi: levrieri afgani tatuati sugli avambracci dei padroni, levrieri persiani tra le scapole, ciondoli a forma di levriero whippet, magliette con levrieri stampati, levrieri in braccio, levrieri impettiti che sfoggiano cappottini di lana su misura, levrieri che sguazzano in piscinette defaticanti, levrieri in seduta di stretching o di stetoscopio, levrieri affacciati ai finestrini di automobili e camper, levrieri che corrono con le spine dorsali a fisarmonica e poi vengono massaggiati da pollici opponibili. Non fosse per i guinzagli tesi dietro i loro corpi scattanti e nervosi, un alieno atterrato qui crederebbe che i quadrupedi siano la razza dominante, servita da una stirpe di maggiordomi eretti e solerti.

Il termine levriero deriva dal latino leporarius, poiché la loro mansione originaria era quella di braccare la lepre. Oggi la caccia a vista (dove il cane insegue la preda ancora viva, e non si mette in punta per indicarla all’uomo né rintraccia col fiuto l’animale già colpito dal cacciatore) è vietata. Eppure, a quanto pare, c’è tutto un universo che ancora formicola di levrieri. E il formicolìo è forsennato, dal momento che possono superare i 70 chilometri orari. Quella che, di fatto, della lepre è soltanto una metafora, corre sulla pista, appesa a una carrucola azionata da un motore elettrico. Ma i levrieri non hanno una spiccata sensibilità per le metafore: inseguono il così detto “zimbello” agitati da una foga atavica.

Vari momenti del pre e post gara a Castano Primo, l’unico cinodromo internazionale in Italia

Il momento dello start

«Quella lì l’abbiamo comprata da un contadino della zona». Stefano Torno, che ha un bar a Tornavento ed è presidente del Gruppo Padano Levrieristi, indica un’autobotte gialla ossidata. È parcheggiata fuori dalla pista di sabbia su cui sfrecciano i cani, un’ellisse che gira attorno al campo da calcio della Castanese. Dietro le tribune, in una rimessa, è posteggiato il trattore. «Con l’autobotte bagniamo il fondo, con questo lo tiriamo. Togliamo a mano i sassi, strappiamo le erbacce, verniciamo i pali, potiamo le siepi. Ogni due anni cambiamo la sabbia: dieci camionate da venti metri cubi ciascuna». I costi di manutenzione annuali si aggirano sui settemila euro. L’iscrizione a una gara costa circa 25, 30 euro per partecipante. «Il prezzo di una cena in trattoria, e noi in estate qui facciamo anche il barbecue. Siamo un’associazione amatoriale senza scopo di lucro, ci autofinanziamo dal 1995». Rimesta in uno scatolone. «Ed ecco qui lo zimbello», agita un fiocco di strisce di plastica. Sono state ritagliate dal nastro pubblicitario di una ditta di soluzioni antipulci. «Deve strisciare sulla sabbia, se fosse più su i cani alzerebbero la testa e rallenterebbero». Durante la corsa portano la museruola. «Altrimenti, a fine gara, nel braccare lo zimbello rischierebbero di farsi male tra loro».

Le scommesse sono vietate dall’Enci, l’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, di cui l’impianto di Castano Primo ha ottenuto l’omologazione. Qui si vincono coppe, medaglie, titoli ufficiali, rilasciati anche dalla Fédération cynologique internationale. Niente soldi. Ma i levrieri mica lo sanno. Pure da dietro le museruole, nonostante ai padroni sia vietato incitarli, dai cani in corsa si levano guaiti di eccitazione. «È la loro natura: il cane da guardia fa la guardia, il cane da corsa corre», dice Dario Berra, operaio in un’industria tessile e consigliere del Gruppo. Accarezza la sua whippet bianca e nera, Tora, campionessa europea 2015: «Viene dalla Repubblica Ceca, il suo allevatore m’ha detto che il nome vuol dire tigre». Tora si struscia sul suo polpaccio con la lingua penzoloni. Gli whippet sono stati selezionati dai minatori inglesi nell’Ottocento. «Cacciavano i topi, mantenerli costava meno rispetto ai levrieri più grossi e non correvano nei cinodromi ufficiali, ma ci si poteva comunque scommettere su». Si inginocchia davanti al cane. «Ma con tutta la pasta, la carne e la verdura che mangi, anche te non mi costi mica poco», bisbiglia Berra.

Prima della gara

Il momento finale delle corse, quando lo zimbello (la finta preda che i cani inseguono) viene fermato e i padroni recuperano i propri cani

Un levriero whippet si prepara per entrare nella griglia di partenza

Un saluki, il levriero persiano

I whippet, il cui peso forma è di 14 chili circa, e i levrieri italiani come quello di Torno, Fifa Blu, che ne pesa 4 e mezzo, competono su una distanza di 350 metri, detta “da gamba corta”. I levrieri più grandi, come i greyhound, su una da 525. «In entrambi i casi capita che la vittoria sia questione di centimetri», spiega il presidente, «così abbiamo installato un sistema di photofinish, in corrispondenza dei fari. Servono quando a giugno si disputa la Racing by Night, perché in estate non ci piace farli faticare sotto il sole».

Una veterinaria, Ileana Mainini, che è anche tesoriera del Gruppo, visita gli animali prima di ogni corsa. «Innanzitutto c’è il riconoscimento elettronico del microchip sottocutaneo, che deve essere obbligatoriamente collegato a una licenza di corsa», spiega. «Poi li ausculto, controllo la tenuta muscolare, lo stato delle unghie, l’andatura». Lei stessa è proprietaria di un greyhound. Negli anni 90 adottò i primi due levrieri italiani. «Non erano delle bellezze canoniche, così niente esposizioni. Sono sempre stata una sportiva, e allora mi sono avvicinata al mondo delle corse amatoriali». Oggi la sua whippet si chiama Twist of Faith. «I levrieri sono animali da compagnia, mansueti, da divano. Però, appena li metti in pista, godono nel disegnare quell’ovale in venti, trenta secondi, a 50 o 60 chilometri orari». In 24 anni ha visto solo un grave infortunio: «Il whippet di un austriaco si fratturò la zampa destra anteriore. Ho scoperto che si era già rotto lo stesso arto un anno prima. Il proprietario non mi aveva avvertita, non avrebbe dovuto farlo correre».

Un levriero russo, il borzoi

I levrieri devono muoversi tutti i giorni per allenare i muscoli, oltre che scaldarli prima di gareggiare. Quelli borghesi, di città, si tengono in forma sul tapis-roulant. Il giorno della competizione i padroni stessi, aiutati dalla confidenza intima con gli animali, li fanno entrare nelle sei gabbie: loro attaccano a sgambettare sul posto e a battere le code dure contro il metallo. La sabbia ha qualche decina di centimetri di spessore, in modo che la ghiaia drenante non affiori e non faccia inciampare gli atleti lanciati a una velocità da tangenziale. La gara è valutata da due giudici e da quattro osservatori, e commentata da uno speaker. La pista devia in una curva parabolica con pendenza dell’8 per cento, per favorire l’aderenza, come nei velodromi. Lo zimbello viene mantenuto a circa venti metri dai levrieri, così che lo vedano sempre proiettato verso l’interno. Un tempo la pista era in erba, ma oggi la sabbia impedisce ai cani di scivolare. Corrono nei campionati regolamentari fino ai sei anni, poi passano nella categoria seniores fino agli 8, dopodiché non possono più gareggiare. «Le femmine regalano le migliori prestazioni nel periodo di ovulazione, forse per via degli estrogeni. Di certo, nei due mesi successivi al calore, non ha senso farle correre: le fiacca l’ormone della gravidanza, il progesterone».

Naturalmente le gare non sono che la saettante punta dell’iceberg levrieristi. Sotto il pelo della competizione, pullulano ritrovi e attività. C’è addirittura chi ha creato un marchio d’abbigliamento su misura, specifico per i levrieri. «Mia mamma è sarta. Quando un anno fa abbiamo preso un levriero ci siamo accorte che tirava troppo per quel guinzaglio, che infatti non ha retto lo stress. Così c’è venuta l’idea di creare noi una linea sartoriale di capotti, guinzagli e collari», spiega Deborah Camotti, cofondatrice di Style Whippet. In Italia ci sono appena due cinodromi attivi, quello di Castano è l’unico internazionale. «Qui arrivano auto, camper e furgoni dalla Germania e dall’Olanda, dal Belgio e dalla Francia», dice Stefano Torno. È ovvio che le trasferte tocchi farle pure in senso inverso. «Ogni tanto mia moglie protesta per i weekend monopolizzati dai levrieri, ma io non mollo».

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