I Cranberries hanno costruito un album con i provini vocali della loro cantante scomparsa. Ma promettono che questo disco sarà quello di addio

Proprio così, siccome è più facile risuscitare pop star passate a miglior vita che inventarne di nuove, ai tre musicisti dei Cranberries è stato proposto d’andare in tour accompagnando sul palco un ologramma di Dolores O’Riordan, la cantante morta nel gennaio 2018 annegando, ubriaca, nella vasca da bagno di una stanza d’hotel. «Una follia», dicono loro. I tre non hanno però rinunciato a fare un numero di magia digitale, costruendo un album attorno ai provini che negli ultimi mesi di vita la cantante aveva condiviso via e-mail. L’hanno inciso subito, tre mesi dopo la morte dell’amica. «Una delle cose che ci ha convinti a mettere mano al materiale è stata l’enorme ondata d’affetto che ci ha sommersi dopo la scomparsa di Dolores», raccontano a IL. «Se avessimo aspettato anche solo un anno, questo disco non sarebbe uscito».

L’album c’è, s’intitola In The End ed è ispirato allo stile dei primi Cranberries, a quel suono che tiene assieme dettagli cupi che fanno tanto anni Novanta e lo spirito solare delle ballate in cui O’Riordan eccelleva. Nel canto ci sono il colore caratteristico della sua voce e la tipica cadenza ritmica. Mancano le note alte gorgheggianti, gli abbellimenti, i picchi emotivi delle sue performance migliori. Neanche la post produzione e gli interventi della corista Johanna Cranitch riescono a nascondere il fatto che le canzoni nascono da provini vocali non destinati alla pubblicazione. Prima di costruirci attorno un album, i Cranberries hanno ottenuto il consenso della famiglia della cantante. Pare non vogliano campare sulla memoria dell’amica. Promettono che in futuro non ci sarà alcuna nuova canzone, né tour con cantanti sostitutive. Il mercato della nostalgia non dorme mai, perciò continueranno a curare l’eredità del gruppo, ripubblicheranno in versione arricchita il best seller No Need To Argue, di cui cade quest’anno il venticinquennale, intendono produrre un documentario sulla storia della band.

«Dolores voleva ricominciare da zero», assicurano gli amici. Negli ultimi mesi di vita, la cantante stava ancora elaborando un divorzio doloroso. Stava sconfiggendo l’alcolismo, apparentemente. Aveva ricomprato casa a Limerick, la città irlandese dov’era cresciuta e dov’era nata la band. Faceva i conti con il disturbo bipolare da cui era affetta e che influiva sulla sua arte. «Mi diceva: sai, mi viene naturale scrivere nei momenti peggiori», ricorda il chitarrista Noel Hogan. Slanci vitali e pensieri cupi: è tutto nell’album. In The End è il disco di una donna che cerca faticosamente di mettersi alle spalle il passato. Racconta d’insulti e botte ricevute, di dolore, di relazioni che fanno star male. Dolores canta il suo malessere e si rappresenta mentre arranca nelle tenebre. «Ascoltando l’album, qualcuno dirà che sapeva che la fine era vicina. Mica vero. Questo non è un disco macabro. Dolores ha vissuto l’ultimo anno della sua vita convinta d’avere davanti a sé un futuro luminoso».

Chiudi