Agenda

Concertone attuale ma disimpegnato

30.04.2019

Il Concertone del primo maggio dello scorso anno

L’evento del Primo Maggio organizzato dai sindacati in Piazza San Giovanni a Roma sotto la direzione artistica di iCompany vive dallo scorso anno una contraddizione, ma forse è anche l'unico sacrificio necessario per svecchiarsi

Probabilmente, la nuova direzione del Concerto del Primo Maggio, anticipata già l’anno scorso e per quest’edizione – visto anche il successo di ascolti – ultra-confermata, è figlia diretta di tutto il disimpegno che si porta dietro la scena italiana del 2019. Nel senso: un evento che si pone come hashtag (e missione finale) #lamusicaattuale, e che quindi coerentemente chiama sul palco i vari Carl Brave, Ghali e Gazzelle, non può che lasciarsi alle spalle la militanza politica di band come i Modena City Ramblers, che tanto avevano segnato il Concertone del passato (a proposito: con questa sono 29 primavere) ma che ormai sembrano aver esaurito gli spunti.

Del resto, era chiaro da un pezzo: il problema non è il cosa, il messaggio (la “festa dei lavoratori”); quello non invecchia, e anzi può tornare più attuale che mai. La questione, piuttosto, ruota intorno al come: il Primo Maggio da anni si è piegato su se stesso, diventando uno stereotipo fuori dal tempo e dallo spazio del sentiment comune. I proclami, gli intermezzi, gli ospiti triti: tutto appariva invecchiato, caricaturale, senza pertinenza con l’attualità musicale e politica del nostro Paese – aspetto necessario, questo, per un evento che si pone di sua stessa natura come pop. Per farsi un’idea, basta affidarsi all’infilata di cliché (e di artisti: Van De Sfroos, Bregovic, i Linea 77; ma si scherza!) di Complesso del Primo Maggio degli Elio e le Storie Tese, forse il pezzo di satira più lucido a riguardo, fra improvvisazioni etniche di dubbio gusto e momenti di… “noia”. Oppure, per i più coraggiosi, direttamente alle cronache dell’epoca.

Ecco: è dal come che l’anno scorso è ripartita la direzione artista di iCompany, per innescare una sorta di contemporaneità per l’evento e riabbracciare quella dimensione mainstream nel frattempo sparita. Ed è sempre da lì che viene messo lo start per questa edizione. Come? Ponendo la musica in primo piano: la musica “attuale”, s’intende. Se oggi su Spotify tiranneggiano l’itpop, la trap e il rap (con cui, va detto, il Primo Maggio non è mai andato troppo d’accordo), per di più rigorosamente italiani, allora è lì che si investe per svecchiare. E così, senza colpo ferire, ecco in Piazza San Giovanni la spensieratezza (ma valgono sempre i delicati distinguo, fra riscatti sociali e altre trasversalità) di Ghali, Achille Lauro, Carl Brave, i Canova, Ghemon, gli Ex-Otago, Coma_Cose e Izi.

Non c’è incoerenza, come non c’era in Sfera Ebbasta che lo scorso anno si presentava sul palco con “due Rolex”. Il filo conduttore è solo l’assoluta natura pop della proposta: sono tutti artisti seguiti fra i giovanissimi, complementari fra loro, che portano in piazza tanti ragazzi e garantiscono un tam-tam social imponente. Diciamocelo: servono follower anche al Primo Maggio, per sopravvivere e rinnovarsi. E poco importa che, dell’impegno politico, questi nomi sappiano poco e niente: in un momento in cui si fatica anche solo a definire cosa sia di sinistra, per sopravvivere il Concertone, di sinistra, lo è rimasto solo sullo sfondo, dando priorità alla musica, di qualsiasi non-indirizzo sia.

E per un evento così schierato è una contraddizione, è vero, ma forse è anche l’unico sacrificio necessario per svecchiarsi. Del resto, guardando tutto il cast, in alto e in basso rispetto alla zona-novità, la sensazione rimane la stessa. L’ospite internazionale – per dire – è Noel Gallagher: uno grosso, l’ex Oasis, che può davvero chiamare in piazza un milione di persone a cantare Don’t look back in anger e accendere almeno il triplo di Instagram Stories, ma che con l’impegno politico c’entra poco. E ancora: fra reduci e veterani della vecchia guardia si contano solo quei pochi ancora “attuali” (i Subsonica, gli Zen Circus e Daniele Silvestri), insieme a uno come Manuel Agnelli che, nel frattempo, è diventato un personaggio televisivo di spessore – ergo: di che parliamo?

Insomma, il messaggio, il “Primo Maggio”, quest’anno, per la seconda volta, resta sullo sfondo: ora, vista anche la concomitanza stagionale, in Piazza San Giovanni c’è una sorta di Coachella italiano, un festival che offre uno spaccato ampio della musica italiana contemporanea. Questa è la strategia, e il resto – l’impegno politico come la militanza – si ferma nel backstage, o nei pochi (si spera) intermezzi. Fa strano, certo, perché si tratta sempre del Concertone, dei sindacati e di tutto ciò che sapete, ma è una scelta legittima.

Ciò che fa davvero discutere – e che ne mina in partenza le basi – è invece la quasi totale assenza di donne nel cast. L’avrete letto ovunque: non ci saranno soliste in scena, ma al massimo co-protagoniste (come California dei Coma_Cose), per un totale di sette gruppi con almeno una presenza femminile in un totale di 31 artisti annunciati. Pochissimo, per un evento che vuole rappresentare la “musica attuale”, compiere “un passo avanti” (citiamo sempre testualmente gli slogan) e porsi come alla stregua dei vari festival internazionali – come il Primavera Sound di Barcellona o lo stesso Coachella, che però non hanno problemi di genere. iCompany ha spiegato le sue scelte raccontando di aver fatto tutto il possibile per evitare una situazione di questo tipo, adducendo rifiuti “delle big” e problemi strutturali: assolutamente legittimo, ma la questione resta. Non stiamo certo accusando il Primo Maggio di sessismo, ci mancherebbe: il fatto è che, però, un evento del genere dovrebbe combattere la disparità di genere a ogni costo, porselo come valore cardine. Invece così tutte le buone intenzioni restano ingenue, a metà, persino sminuite.

Ecco: probabilmente, ciò di cui deve riappropriarsi il Concertone, dopo tanti anni di buio, è un po’ di credibilità. In questo senso, osare con un cast contemporaneo ma disimpegnato (cambiare rotta, insomma) può essere un modo per ritrovarla; presentarsi senza donne in cartellone, una certezza per perderla.

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