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Lo show grottesco della nostra follia

IL 110 03.04.2019

Fitch | Trecartin: Production still from work in progress

Photo courtesy Fitch | Trecartin Studio

Il duo Trecartin/Fitch: in principio fu il video, ma poi la loro opera è uscita dallo schermo ed è diventata un’enorme installazione diffusa. La personale “Whether Line” alla Fondazione Prada di Milano (dal 6 aprile) è un progetto ambizioso

Divertimento, godimento, ostentazione di sé come obblighi sociali; alterazione del proprio aspetto fino a esiti paradossali, clowneschi; seduzione e violenza implicite in ogni gesto. I video di Ryan Trecartin (Webster, Texas, 1981) sono una satira della nostra epoca, una parodia tanto grottesca e paradossale da risultare fedele e veritiera. I suoi lavori descrivono la società dello spettacolo di debordiana memoria ormai giunta alle sue estreme conseguenze. Nelle sue immagini psichedeliche convergono tutti i nostri tic culturali, alti e bassi: i reality show, l’esibizione di sé sui social media, la controcultura, gli effetti visivi tipici del digitale, la retorica “maledetta” della cultura rock e giovanilistica, la narrativa antilineare di certo cinema d’avanguardia.

Tra improvvisazione e scrittura, artigianalità e raffinatezza, con Trecartin tutti i canoni saltano in aria – non ha nemmeno più senso distinguere tra utopia e distopia, davanti a un suo lavoro. E anche nelle enormi, eterogenee rassegne come le Biennali, di cui è ormai un habitué, le sue opere giungono come uno scossone a cui non si resta indifferenti. Ai video si accompagnano le grandi installazioni, che dal 2000 Trecartin crea con l’immancabile aiuto di Lizzie Fitch (Bloomington, Indiana, 1981): assurdi cinema “arredati” che sembrano voler concedere una visione rilassata al visitatore, ma sono il contrario esatto di una sala lounge. Portando nelle tre dimensioni alcuni elementi del video, rendendone tangibile l’atmosfera, gli ambienti diventano scomode trappole che inglobano lo spettatore nelle immagini proiettate.

Ora, il “virus” del duo Trecartin/Fitch si diffonde a Milano, alla Fondazione Prada. La personale Whether Line occuperà il Podium, il Deposito e gli spazi esterni. Il fulcro è un nuovo video che riflette sulla «idealizzazione della condizione rurale», nel quale la campagna dell’Ohio diventa un luogo immaginifico, rifugio e trappola, con il suo Lazy River, immaginario fiume artificiale, e la sua torre di guardia. Ma anche qui il video esce dallo schermo, diventando enorme installazione diffusa e stimolando lo spettatore anche con tracce sonore (elemento fondamentale per gli artisti, spesso invadente e cacofonico). Nel cinema della Fondazione, poi, viene ospitata una retrospettiva dei video precedenti. Un progetto ambizioso, che dimostra come l’etichetta di rappresentante del filone post-internet, con cui spesso lo si è identificato, vada stretta all’artista texano. Con autori come John Bock (anch’egli protagonista di una personale da Prada nel 2018) e Thomas Hirschhorn, Trecartin fa parte di quegli artisti che scelgono la via del grottesco per denunciare la follia del presente. Senza dimostrazioni di stampo didascalico o sociologico, che rischiano di essere inefficaci perché il sistema assorbe puntualmente le critiche, ma sporcandosi le mani con il linguaggio “spettacolare” che si impegnano a sovvertire.
 

Lizzie Fitch/Ryan Trecartin, Whether Line, Milano, Fondazione Prada, dal 6 aprile al 5 agosto

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