Appendice

Scrivere intorno al vulcano

16.04.2019

Il panorama innevato dell'Islanda dall'alto. L'isola è caratterizzata da un'intensa attività vulcanica

I borbottii sotterranei, i crateri e la lava ci affascinano da sempre perché ci permettono di dare uno sguardo dentro il pianeta che ci dà la vita: breve viaggio tra i libri magmatici

«L’eruzione di un vulcano è un’immagine travolgente, un evento straordinario e anche un gran pezzo di scultura»: parola di Andy Warhol. E come dargli torto? I vulcani sono forse il fenomeno più inquietante e sorprendente di cui nostra Madre Terra è capace. Sono forieri di catastrofi terribili, sono una minaccia anche quando dormono da secoli e millenni. Eppure ci affascinano da sempre perché sono come uno sguardo dentro la pancia del pianeta che ci dà la vita, come uno scorcio del mistero che avvolge il cosmo intero. Ma il vulcano non è soltanto un fenomeno geologico. Può anche diventare una condizione esistenziale ricca di spunti, di domande, di suggestione. È stato così certamente per il grande scrittore israeliano Amos Oz, da poco scomparso. “Vivere alle pendici del vulcano” è per lui metafora dell’israelianità – tanto nel passato recente quanto nel presente. La quiete è solo apparente. Tutto può trasformarsi radicalmente da un momento all’altro, secondo l’arbitrio che è il vulcano – cioè il conflitto arabo-palestinese – a dettare. Eppure la quotidianità ha diritto ai propri spazi, eppure la vita non è fatta solo di ossessione, paura, certezza che prima o poi le viscere della terra esploderanno. Per questo, anche chi vive alle pendici del vulcano si concede la libertà di pensare a piccole cose. E in fondo questa condizione esistenziale è per tutti noi, perché il vulcano è l’incertezza sempre in agguato.

La sanno lunga gli abitanti dell’Islanda: un posto splendido dove i vulcani proprio non mancano. Anzi, lassù nascono lì per lì, borbottano per un po’ sotto i ghiacci, esplodono lava e lapilli e provocano diluvi d’acqua. Leonardo Piccione è un ragazzo italiano che si è innamorato dell’isola e dei suoi vulcani, e li racconta in un libro ricco di immagini fatte di parole, notizie, storie, poesia: Il libro dei vulcani d’Islanda. Storie di uomini, fuoco e caducità. Ma non c’è bisogno di andare così lontano, per incontrare questi fenomeni, per lasciarsi avvincere dalla loro storia:

«Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor né fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti».

Emblema di ciò che oggi si chiamerebbe resilienza, l’umile ginestra è la prima vita che s’azzarda a violare il nero profondo e truce della lava appena depositatasi sul suolo, e lungo tutto il magnifico poema che Giacomo Leopardi le ha dedicato si legge una ammirazione quasi incredula per questa specie di azzardo che è la vita che torna, sfidando il vulcano e la sua potenza distruttiva.

Un po’ come accade in Stromboli, l’indimenticabile film di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman (e che fu galeotto del loro amore), uscito lo stesso anno del non meno indimenticabile Vulcano di William Dieterle, con Anna Magnani: entrambi storie di donne tanto disperate quanto forti – entrambi girati nelle isole Eolie.

Scoprì i succhi gastrici, pose le basi per la fecondazione artificiale e in vita sua confutò una vasta serie di pregiudizi e false credenze. Nel 1788 Lazzaro Spallanzani fece un lungo viaggio di esplorazione nelle Due Sicilie, e poche cose lo impressionarono come i vulcani:

«Non è fuor di ragione ritenere che l’acqua unita al fuoco possa far nascere delle combinazioni impossibili a ottenersi dall’arte umana».

Se il destino l’avesse messo al mondo qualche anno appena più avanti, avrebbe potuto constatare con i propri occhi i prodigi di tale combinazione: nel 1831 spuntò al largo della cittadina siciliana di Sciacca un’isola di circa quattro chilometri di diametro, sulla quale si aprì prontamente una lotta a coltello, non tanto fra gli scienziati ma fra chi ne rivendicava il possesso, come racconta Salvatore Mazzarella nel libro che ha dedicato all’Isola Ferdinandea. Tuttavia, appena qualche mese più tardi l’isola tornò a scomparire negli abissi del mare, senza che si fosse fatto in tempo a stabilirne il legittimo proprietario. Perché i vulcani, proprio come l’animo umano, sono sempre imprevedibili.

Leonardo Piccione

Il libro dei vulcani di Islanda. Storie di uomini, fuoco e caducità

Iperborea 2019,
384 pagine,
19,50 euro
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