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In tournée, a piedi, sulla Via Francigena

18.04.2019

Jack Jaselli (pseudonimo di Giacomo Jaselli, nato a Milano nel 1980) in cammino sulla Via Francigena

Da Pavia a Roma: 800 chilometri, 34 tappe, 16 concerti e chissà quanti incontri. Scarpe adatte e chitarra in spalla, così Jack Jaselli presenta il suo nuovo album

Camminiamo ormai da più di quattro ore quando gli chiedo: «Jack, che tu sappia, qualche altro cantante ha fatto un tour a piedi?». «No», mi risponde, aggiungendo subito dopo: «E la cosa mi preoccupa. Ci sarà un motivo se nessuno l’ha mai fatto». Nessuno prima di lui, Jack Jaselli, partito da Pavia e diretto a Roma con la sua chitarra in spalla per ritrovare il senso di fare musica. «Ho pensato per la prima volta a questo tour a piedi la scorsa estate perché ero stufo delle dinamiche dell’industria musicale. Io canto perché amo cantare, ma tutto quello che c’è attorno a volte può essere paradossalmente d’intralcio». Ci sono voluti alcuni mesi per organizzare il tour, ma adesso finalmente Jack è sulla strada. Camminerà lungo la Via Francigena da Pavia fino a Roma, 800 chilometri, 34 tappe, 16 concerti e chissà quanti incontri. «Il bello di fare questo tour è che mi dà la possibilità di conoscere molte persone e molti luoghi: sarò ascoltatore prima ancora che cantante e suonatore. La lentezza del cammino ti aiuta a guardarti attorno, a chiacchierare con gli amici che verranno a trovarmi ma anche con gli sconosciuti che vorranno fare un pezzo di strada con me».

Uno di loro è Giancarlo Cotta Ramusino, un informatico appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta: gli ha portato in dono un bastone in legno di sambuco fatto con le sue mani perché ogni pellegrino che si rispetti ne deve avere uno. Il suono ritmico del bastone che Jack appoggia per terra passo dopo passo diventa in fretta la colonna sonora di questa giornata di cammino, che passa tra le risate di entusiasmo di un’avventura che inizia e il silenzio dei momenti in cui ognuno si sta chiedendo: «Che cosa avrò dimenticato di mettere nel mio zaino?».

Qualche chilometro dopo, questa domanda si trasforma e diventa: «Non avrò messo troppe cose nello zaino?!». Il peso si fa sentire, soprattutto per Jack, che assieme ai suoi vestiti si porta in spalla la chitarra e un libro, Le città invisibili di Italo Calvino. «In verità lo conosce a memoria», mi racconta Francesca Pietrogrande, la producer che – camminando con lui giorno dopo giorno – realizzerà un docufilm sul tour a piedi. «Calvino», spiega Jaselli, «in questo libro meraviglioso dice che quello che godi di una città non sono le sue meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. Per me, la Via Francigena è una delle città invisibili». Per non sentire la fatica dei chilometri si parla, e allora chiedo a Jack il significato del tatuaggio (uno dei tanti) che ha sulle dita della mano sinistra: «C’è scritto metis», mi dice, «che è il valore di Ulisse, la sua capacità di perseverare e ritrovare la strada di casa».

Oltre che il titolo del suo ultimo album (il primo in italiano), Torno a casa è anche il senso di questo viaggio: un percorso di riscoperta dell’Italia e di ritorno all’origine del suo amore per la musica. «La musica negli ultimi anni mi ha insegnato che i muri si possono abbattere, che comunicare è condividere. Sono le stesse lezioni che le esperienze mi ribadiscono ogni volta che mi metto in viaggio», racconta, mentre attorno a noi cambia il paesaggio: da qualche chilometro la periferia della città ha lasciato spazio al verde acceso dei campi coltivati. Passa qualche trattore, qualcuno grida da una macchina: «Buon cammino!».

È la frase che sentiremo ripetere più spesso in questa prima tappa, scoprendo un’umanità abituata a veder passare i pellegrini lungo questi sentieri. «Ma la Via Francigena non potrà mai diventare come il cammino di Santiago», spiega Cristina Menghini, una guida di cammini che si è offerta di dare qualche dritta a Jack lungo la strada, «perché in Italia non esistono strutture ricettive come gli albergues spagnoli, dove i camminatori possono dormire pagando pochi euro. La Spagna ha investito molte risorse sia a livello promozionale sia di infrastrutture. Ci sono incentivi fiscali per chi apre alberghi per pellegrini, per esempio. L’Italia invece non ha ancora capito le potenzialità dei cammini».

La sua esperienza è utile perché conosce il percorso e il segreto più prezioso per ogni pellegrino che si mette in viaggio: come fare lo zaino. Dai suoi discorsi capisco di aver commesso almeno tre errori: ho portato un maglione di lana perfettamente inutile (dimenticando invece l’abbigliamento termico), non ho un cappello e ho clamorosamente sbagliato scarpe. Di questo, però, mi accorgerò solo a sera, quando – con i piedi a mollo nell’acqua fredda – mi tornerà in mente la voce di Jack: «Se non hai le scarpe giuste, dovresti usare i cerotti antivescica prima ancora che la vescica si formi». Non ti ho dato ascolto, Jack, ma avevi ragione. Torno a casa in treno.

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