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Come prendersi gioco della guerra e vivere felici

IL 111 16.05.2019

Un'immagina da “Catch-22”, su Sky Atlantic il 21 maggio

Che cosa può spingere una superstar a produrre, dirigere e interpretare una serie tv, per di più in un ruolo non centrale? Lo script di “Catch-22”! (Ah, la superstar è George Clooney, e arriva in Italia il 21 maggio)

Sei una star, una delle poche che possano ancora definirsi tali a pieno titolo. Hai un prestigio e un carisma così grandi che da anni si parla di te come di un profilo perfetto per una candidatura democratica alla presidenza degli Usa. Che magari non arriverà mai, ma intanto il tuo nome è lì. Che cosa può spingerti a produrre, dirigere e interpretare un ruolo in una serie tv? La risposta l’ha data il diretto interessato, ovvero George Clooney, durante la presentazione a Los Angeles di Catch-22, coproduzione tra Hulu e Sky Italia, su Sky Atlantic il 21 maggio: «È chiaro che siamo in un’epoca d’oro della televisione, ma da produttore so quanto sia difficile trovare cose buone: leggo tonnellate di schifezze, mi dico che è impossibile che vengano prodotte, ma poi succede regolarmente. Quando ho letto gli script delle sei puntate di Catch-22 ho capito che volevo essere coinvolto in ogni modo».

E così è stato: Clooney figura come executive producer, dirige due dei sei episodi e veste la divisa del colonnello Scheisskopf, uno tutto chiacchiere e distintivo. Un ruolo tragicomico, ma tutt’altro che centrale. Nel cuore di Catch-22, infatti, c’è Christopher Abbott, una carriera già di tutto rispetto (Girls e The Sinner per la tv, First Man al cinema), un futuro da predestinato e un ruolo che può fargli fare il salto, perché in una serie che punta tutto sul modo in cui un essere umano si comporta in una situazione di follia organizzata, gran parte del peso e della responsabilità sta sulle spalle di chi ci mette la faccia pressoché in ogni scena.

Abbott è John Yossarian, capitano dell’aeronautica statunitense che, nel corso della Seconda guerra mondiale, sorvola l’Italia sganciando bombe sulle città controllate dai tedeschi. L’obiettivo di Yossarian è uno solo: sopravvivere. Per riuscirci, prova in ogni modo a farsi dichiarare mentalmente instabile, per essere rispedito a casa, ma finisce incastrato nel cosiddetto Comma-22, che dà il titolo alla serie. Il comma in questione parte dal presupposto che solo un folle sarebbe contento di accomodarsi in una carcassa di metallo e vetro per buttarsi in mezzo ai proiettili della contraerea. La richiesta stessa di essere congedati è quindi segno di sanità mentale: si entra così nel paradosso circolare che caratterizza tutta la serie, così come l’omonimo libro di Joseph Heller da cui è tratta.

Uscito nel 1961 e vangelo dell’antimilitarismo, è stato una lettura obbligatoria per generazioni di liceali statunitensi. Clooney incluso: «È uno dei romanzi americani più classici: l’avevo letto a scuola per dovere, 40 anni dopo l’ho riletto con gusto. È un racconto che non può stare in due ore: nella serie uccidiamo tanti personaggi ed è fondamentale che ti appassioni alla loro storia, che tu sappia che hanno una famiglia».

 

George Clooney è produttore, regista di due episodi e attore della serie, tratta dal libro di Joseph Heller

Girata interamente in Italia, tra la Sardegna e il Lazio, Catch-22 è un racconto di guerra che vuole portare lo spettatore all’interno della testa dei protagonisti, trovando un equilibrio estremamente difficile tra il contesto drammatico e l’ironia disincantata che attraversa la quotidianità dei personaggi: «Se devo pensare a che cosa è importante di questa serie», continua Clooney, «direi che è la capacità di prendere in giro qualsiasi cosa, raccontare come si possa guardare in faccia l’oscurità e riderne. È salutare». Un approccio che, unito al ritmo sempre alto dei dialoghi, rimanda dritti alle grandi commedie della Hollywood classica, quelle di Billy Wilder per intenderci. Del resto, da quei film sembra uscire un personaggio surreale come quello interpretato da Hugh Laurie (sì, il dottor House), una sorta di colonnello dandy, che cerca di negare la realtà del campo di battaglia concedendosi lussi da gentiluomo inglese di campagna.

Tutto questo filtrato dal cortocircuito continuo che vive nella testa del personaggio principale, costretto a salire su un aereo, missione dopo missione, nonostante veda morire uno dopo l’altro i propri commilitoni e sappia che la statistica è contro di lui. È una questione di numeri perché, come chiosa Clooney, la guerra «è solo burocrazia: burocrazia dell’uccidere o dell’essere uccisi».

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