Elezioni Europee 2019

«Mi sento doppiamente cittadino, italiano ed europeo»

16.05.2019

Terrazza panoramica in un parco del Granducato con sullo sfondo i palazzi delle istituzioni europee

DIEGO MAYON

L'Europa di chi ha meno di 30 anni / 1. Intervista a Federico Milano: Open Innovation and R&D Raw Material Controller alla Ferrero in Lussemburgo

«A conti fatti, mi sento proprio uno della generazione Erasmus». Per Federico Milano, 28 anni, nato e cresciuto a Milano, una laurea in Economia e Commercio, la definizione non potrebbe essere più corretta. Dopo un Erasmus a Lione e un Exchange a Nanchang, da quasi quattro anni vive nel cuore dell’Europa, in Lussemburgo, quel piccolo Stato fondatore dell’Unione Europea la cui popolazione è per metà straniera. Italiani, greci, polacchi, bulgari, tutti lì, nel Paese sede del Parlamento Europeo e con il Pil pro capite più alto d’Europa. A lavorare da Amazon, o alla Ferrero, come nel caso di Federico.

Com’è iniziato il tuo rapporto con l’Europa?
«La mia prima esperienza è stata l’Erasmus a Lione. Ho scelto questa città sia per amore – all’epoca stavo con una ragazza francese – sia perché era una delle migliori proposte che mi offriva l’università Cattolica in Francia. L’ho fatto al primo anno di magistrale e mi sono subito accorto come l’approccio francese all’università fosse molto più pratico che teorico. Le classi erano più piccole, si studiavano tanti business case, c’era una forte preparazione al mondo del lavoro. Mi ricordo sempre che il primo giorno di lezione ci dissero: “Quello che studiate in classe, gli appunti che prendete, sono sufficienti per passare l’esame”. Non servivano praticamente libri! Già dal terzo anno, poi, in Francia è possibile fare stage, unendo quindi lo studio alle prime esperienze di lavoro».

Dopo la Francia ci hai preso gusto a studiare all’estero, perché poi sei volato in Cina…
«A dire la verità, la mia prima scelta era Boston, ma non mi hanno preso. Quindi ho virato sulla Cina, scegliendo appositamente una città remota – si fa per dire perché ha otto milioni di abitanti – per poter entrare realmente in contatto con una mentalità, una cultura diverse dalle mie. D’altronde, essendo i cinesi più di un miliardo di abitanti, volevo capire come ragiona una parte importante della popolazione del pianeta».

È stata un’esperienza importante?
«Decisamente. Non c’è solo il problema della barriera linguistica. Anche contare in Cina si fa in un altro modo. Non puoi andare dal fruttivendolo e chiedere tre pere, facendo il gesto che facciamo noi tutti i giorni. Lì si fa in maniera diversa. Il modo di pensare è diverso. Ho seguito un corso di Cross Cultural Management proprio per cercare di capire come si fa impresa in Cina. Alla fine, alla scadenza dei sei mesi, contavo i giorni sul calendario per tornare a casa».

Davvero?
«Sì, Lione è stata un’esperienza bella bella, Nanchang bella, ma tosta».

Federico Milano, 28 anni, di Milano: è Open Innovation and R&D Raw Material Controller alla Ferrero in Lussemburgo

In Lussemburgo come ci sei finito?
«Dopo un anno di lavoro da Gucci, sono stato assunto alla Ferrero e mi sono trasferito qui. Nella posizione che ricoprivo prima gestivo un team di persone composto da bulgari, polacchi, greci. Ci si sente come una grande famiglia, tra noi europei si fa squadra, ci si sente legati da qualcosa di condiviso, rispetto agli altri stranieri che lavorano in Lussemburgo, come gli americani o gli indiani».

Potremmo dire che l’Europa è la tua realtà quotidiana?
«Assolutamente. La mia ragazza è polacca e vive e lavora qui, come me. Ora stiamo anche cercando una casa da acquistare e pensiamo di prendere la cittadinanza lussemburghese. Vista da qui, l’Italia non è in buone condizioni».

Insomma, un passaporto che è una via di fuga?
«Sì, per essere maggiormente tutelati, anche perché mi sento doppiamente cittadino, italiano ed europeo. Certo, dobbiamo superare un esame di lingua, però se restiamo in Lussemburgo ancora un anno e mezzo – puoi avere la cittadinanza dopo cinque anni di residenza –, proveremo a fare il test».

Voterai alle prossime elezioni europee?
«Sì come sempre. Rispetto alle legislative italiane, è più facile votare alle europee: puoi farlo direttamente al seggio con un modulo che ti viene inviato via raccomandata a casa».

Nel cuore dell’Europa, quale clima si respira alla vigilia delle elezioni?
«Non si respirano polemiche in Lussemburgo. Si ha più l’impressione che la crisi sia dei singoli Stati in relazione all’Unione Europea, piuttosto che dell’Unione stessa. La scorsa settimana, per la prima volta, il giorno della festa dell’Europa (il 9 maggio, ndr) è stato anche il giorno di festa nazionale. Come puoi sentirti più europeo di così? Ti senti parte di una comunità al 100 per cento».

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