Elezioni Europee 2019

Se il calcio aiuta l’identità europea

25.05.2019

Uno degli stadi più famosi d'Europa: il Santiago Bernabéu di Madrid in Spagna

I campionati di calcio di Euro 2020 per la prima volta si terranno in tutto il continente, con le 24 squadre ospitate in 12 città di altrettante Federazioni. È una soluzione nata da ragioni economiche, ma potrebbe essere una buona idea anche sul piano politico

Che amiate il calcio o meno, è difficile immaginare un’espressione più limpida di un’Europa unita di quello che sarà il Campionato Europeo per nazioni che si terrà tra giugno e luglio dell’anno prossimo: Euro 2020. Per la prima volta, infatti, non sarà un singolo Paese (o una coppia, come avviene sempre più spesso) a ospitare la fase finale del torneo, che coinvolge 24 squadre, ma l’Europa intera. Ovvero: 12 città di altrettanti Paesi (o federazioni, visto che la Scozia è una nazione solo calcisticamente).

«È un messaggio d’Europa aperta, tollerante e unita», ha dichiarato Aleksander Ceferin al momento della sua rielezione come presidente dell’Uefa, che organizza questo e altri tornei continentali, con un tono che appariva più onestamente convinto che furbamente smemorato. La storia di com’è nata questa edizione degli Europei di calcio, infatti, suggerirebbe ragioni meno idealistiche alla sua base.

L’idea si deve a Michel Platini, allora presidente dell’Uefa (poi allontanato per un’accusa di corruzione dalla quale è stato recentemente scagionato), che aveva rilevato un diffuso scarso interesse a ospitare Euro 2020. Era il 2012 e, a parte la Turchia, che puntava anche alle Olimpiadi del 2020, e per questo si era praticamente autoesclusa, c’era stata una mezza idea di candidarsi da parte di Georgia e Azerbaigian insieme, e un quarto d’idea da parte di Scozia, Galles e Irlanda, sempre insieme. Ospitare 51 partite richiede uno sforzo economico immane, e per troppe nazioni significherebbe tirar su nuovi stadi che in seguito rimarrebbero inutilizzati, come troppa storia, anche italiana, insegna. La Francia, per intenderci, ha investito 1,6 miliardi di euro solo per rinnovare e costruire gli impianti per ospitare l’edizione del 2016.

Lo stadio Luzhniki a Mosca, sede delle finali degli ultimi Mondiali di Calcio

«Euro 2020 si potrebbe tenere in tutta Europa», se n’era uscito Platini con un colpo d’ingegno. «Possiamo pensare a un unico Paese con 12 città ospiti o in alternativa a 12 o 13 città in tutta Europa. È solo un’idea, ma in un’epoca di voli low-cost tutto è possibile». L’entusiasmo immediato raccolto da sponsor, televisioni, pubblicità, operatori di viaggio e persino dalle singole federazioni ha portato a renderla concreta. Solo i tifosi, preoccupati dal dover volare un po’ di qua e un po’ di là attraverso il continente, non l’hanno presa benissimo: un sondaggio popolare parlava all’epoca di un 82% contrario alla proposta, tra i tifosi abituali. Ma quando si tratterà di giocare, confidano gli organizzatori, tutto verrà sepolto dalla passione.

È così che «l’Euro (2020) per l’Europa» è diventato lo slogan dell’Uefa. A che cosa porterà, lo scopriremo la prossima estate, ma se andrà bene, come i primi dati indicano, non è escluso che, dopo il 2024, già attribuito alla Germania, l’esperimento non possa ripetersi, e diventare davvero un motivo d’unità. E in fondo, che un evento del genere sia nato da ragioni economiche, anziché politiche o da ideali di fratellanza, potrebbe essere di buon auspicio per questa sgangherata Europa di oggi in cerca di identità.

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