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Il caso del pittore antinazista che era un nazista

14.05.2019

La Crocefissione di Emil Nolde alla mostra sull'arte degenerata (“Entartete Kunst”), a Berlino nel 1938

Für die Werke von Emil Nolde bei Nolde Stiftung Seebüll

Emil Nolde è stato il più celebre tra gli "artisti degenerati” tedeschi, invisi al regime di Hitler. Riabilitato dopo la fine della guerra, le sue opere abbellivano anche l'ufficio della cancelliera Merkel. Ma la verità sul suo conto è un'altra, come racconta ora un'importante mostra allestita a Berlino

Mentre da noi si sprecano tristi pagliacciate di tenore nostalgico, in Germania si cerca ancora di fare i conti con il passato totalitario. E l’arte è il campo in cui è esplosa l’ultima battaglia per scuotere la coscienza storica nazionale. Dopo la mostra invernale al Martin Gropius Bau di Berlino, Gurlitt Status Report, che ha scatenato ondate di polemiche contro l’atteggiamento omertoso della vecchia Repubblica Federale in materia di tesori artistici ereditati dal regime nazista, sempre a Berlino un’altra interessante rassegna all’Hamburgher Bahnhof conficca ancor di più il coltello nella piaga. Emil Nolde, a German Legend (aperta fino al 15 settembre) fa a pezzi uno dei miti artistici della Germania Ovest.

Alla fine del conflitto, la fragile neonata Repubblica Federale aveva urgentemente bisogno di eroi da contrapporre ai gerarchi nazisti. Il regime hitleriano aveva travolto profondamente tutta la Germania, quindi non era semplice trovare figure positive. Più semplice – o meno difficile, almeno in apparenza – costruire dei martiri con cui nettare (superficialmente) il passato. Il famoso pittore espressionista tedesco Emil Nolde è stato il caso più eclatante.

Heiliges Opfer, 1940

Nolde Stiftung Seebüll, Dirk Dunkelberg, Berlin

Emil Nolde a Monaco, gennaio - febbraio 1937

Nolde Stiftung Seebüll

Altes Bauernpaar, 1942

Nolde Stiftung Seebüll, Dirk Dunkelberg, Berlin

Emil Nolde a Monaco, gennaio - febbraio 1937

Nolde Stiftung Seebüll

Die Sünderin, 1926

Nationalgalerie, SMB, Jörg P. Anders

Fino a ieri passava per la vittima più insigne dell’epurazione nazista degli artisti tedeschi: il suo quadro più celebre – la Crocifissione del 1912 –, era la copertina della tristemente famosa mostra nazista del 1937 di Monaco di Baviera sull’“arte degenerata”, con all’interno opere di artisti scomodi al regime: stranieri, oppositori politici e, naturalmente, cittadini tedeschi di origine ebraica. Grazie a quella scomodissima – ai tempi – etichetta di “artista degenerato”, Nolde nel Dopoguerra divenne un martire, il tedesco buono vittima del regime. In realtà, e neanche troppo segretamente, era un fervente nazista anche lui, con tanto di tessera del partito staccata agli albori del regime.

La mostra berlinese ha il merito di raccogliere, insieme ai quadri dell’epoca, molti documenti originali che svelano come il pittore, nato nel 1867 e morto nel 1956, insieme alla moglie fosse un grande ammiratore di Hitler e un convinto antisemita. Ma c’è di più. L’affaire è oltremodo grottesco e imbarazzante per la politica tedesca: sopra il divano nell’ufficio della cancelleria di Angela Merkel, fino a poco fa, campeggiavano un paio di dipinti di Nolde, rimossi dopo le polemiche in seguito alla mostra di cui riportiamo. Quel Nolde che non fu solo un nazista, ma scrisse addirittura al Führer una lettera in cui millantava di avere un’idea per risolvere la “questione ebraica”, una sorta di pre-soluzione finale, di cui frettolosamente, alla fine del conflitto, provò a cancellare le tracce.

Reife Sonnenblumen, 1932

Nolde Stiftung Seebüll

La cosa fa scalpore, perché il pittore, nonostante l’etichetta, a cavallo della Seconda Guerra mondiale divenne l’artista più venduto della Germania, con un fatturato personale di 80mila marchi. Dal 1937 – documenti alla mano – l’artista provò in tutti i modi a entrare nelle grazie di Hitler e Goebbels, ma venne sempre ignorato. Anzi, nonostante la sua cristallina fede nazi, nel 1941 gli fu impedito di trarre profitto dalla vendita delle sue opere. Il suo è davvero il caso grottesco di un pittore nazista inviso all’amato regime. In realtà, Nolde, che apparteneva alla Germania pre-Weimar, non aveva gli appoggi per entrare nel più giovane cerchio magico berlinese di Goebbels e Hitler; quest’ultimo, poi, in qualità di pittore fallito, aveva un atteggiamento sibillino nei confronti delle questioni artistiche, e odiava il “modernismo” di cui Nolde era esponente in qualità di espressionista.

La seconda cosa su cui riflettere è come il gigantesco equivoco sia stato possibile. Nolde ha scritto vari libelli autobiografici in cui emergeva la sua gretta visione del mondo, conditi da un nazionalismo e antisemitismo sfrenati: «Porto avanti la mia lotta personale contro gli ebrei che controllano tutto il mercato dell’arte», scriveva. Eppure, un anno dopo la morte, nel 1956, nel paesino dove si era ritirato sulla costa settentrionale della Germania, con squilli di tromba e fanfara nacque la Fondazione Nolde: già nel 1946 l’artista era riuscito a farsi assegnare la patente di assoluta estraneità al regime.

Joseph Goebbels alla mostra “Entartete Kunst” (Berlino, febbraio 1938)

Nel Dopoguerra, i suoi scritti autobiografici vennero ripuliti dai passi scomodi, e il vecchio pittore, ormai al crepuscolo, si prestò opportunisticamente a diventare il simbolo culturale della nuova Germania democratica, restandolo per decenni grazie anche a un romanzo best seller mondiale che ne millantava la figura di martire.

Tornando alla scoperta dei dipinti nella cancelleria di Angela Merkel: il caso di Nolde è emblematico della grande e sempre più acclarata ambiguità con cui la Germania nella Guerra Fredda cercò di liberarsi dello scomodo passato nazista. A leggerla oggi, appare incredibile come le autorità federali del Dopoguerra abbiano potuto sorvolare sulle idee e sulle prese di posizione di un artista così importante, eppure è successo, e siamo pronti a scommettere che il suo non resterà un caso isolato. In Germania la questione delle scomode eredità dal nazismo è ancora aperta, dal passato i fantasmi possono tornare, e sono più pericolosi che mai.

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