Elezioni Europee 2019

L’Europa crede nell’economia circolare

24.05.2019

L'Atomium a Bruxelles, la città che ospita la sede della Commissione Europea

Il modello basato sul riutilizzo delle risorse, il re-design di servizi e prodotti, lo sharing e la durabilità, è stato un pilastro della Commissione e del Parlamento Europeo uscenti. Piani, azioni, direttive e un investimento di circa 17,5 miliardi di euro hanno generato un valore aggiunto di quasi 147 miliardi di euro

Non ci sono dubbi. L’economia circolare, basata sull’eliminazione dei rifiuti, il re-design di servizi e prodotti, lo sharing e la durabilità come elementi chiave di un sistema, è stata un pilastro della Commissione e del Parlamento Europeo uscenti. «La forza politica di questa idea è evidente», ha spiegato Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea, di fronte a una platea di politici e di businessman nell’aula strapiena dell’edificio Schumann a Bruxelles, riunitisi per la European Circular Economy Stakeholder Platform, l’evento annuale di primavera organizzato dalla Commissione e dal Comitato Economico e Sociale Europeo. «Abbiamo davvero raggiunto importanti risultati. Questo nuovo modello di vedere l’economia può creare molti posti di lavoro e miliardi di euro di valore aggiunto. Ed è necessaria per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile».

Ai media italiani forse è passato sottotraccia l’immenso lavoro svolto da tutte le istituzioni e gli stakeholder per concretizzare la CE (acronimo di economia circolare). Nel 2016 si è adottato un Piano di Azione per la CE: 56 misure per vari settori industriali, e lo scorso anno è stato approvato per la prima volta il Pacchetto per l’Economia Circolare, una serie di modifiche a direttive EU per aumentare la quota di riciclato, ridurre le discariche e favorire l’innovazione per un’economia volta a ridurre sprechi di energia, risorse e acqua, e minimizzare la produzione di rifiuti. In diversi settori, dal cibo ai fertilizzanti al packaging di plastica, nei prossimi anni, quando queste direttive saranno adottate dagli Stati membri, si verificheranno importanti trasformazioni. Alcuni lavori verranno persi, molti nuovi creati.

Questa rivoluzione circolare da un lato aiuterà a risolvere la questione ambientale e allo stesso tempo darà un vantaggio all’industria europea rispetto all’Asia (ma la Cina si sta muovendo) e agli Usa (che invece ancora ignorano il concetto di economia circolare). L’Europa ha davvero posto basi importanti per questa trasformazione, in maniera assolutamente bipartisan. Per chiunque creda in futuro più verde (ma chi è tanto stupido da non volerlo?) e per chi è giovane oggi questo è un piccolo dono derivato da un grande lavoro politico di associazioni, politici, industriali illuminati, ecologisti.

«Tre anni dopo l’adozione, il Piano d’azione per l’economia circolare può essere considerato completato», ha affermato Daniel Calleja Crespo, direttore generale per l’Ambiente della Commissione EU. «Le sue 54 azioni sono state consegnate o implementate, come documenta l’ultimo report disponibile» (pubblicato il 4 marzo 2019, ndr). Secondo i risultati della relazione, l’attuazione del piano ha realmente accelerato la transizione verso un’economia circolare. Nel 2016, i settori rilevanti per la CE hanno impiegato più di quattro milioni di lavoratori, un aumento del 6% rispetto al 2012. Si sono aperte anche nuove opportunità di business, dando origine a modelli inediti e sviluppando nuovi mercati, a livello nazionale e al di fuori dell’UE. Nel 2016 le attività circolari come riparazione, riutilizzo o riciclaggio hanno generato un valore aggiunto di quasi 147 miliardi di euro, con un investimento di circa 17,5 miliardi di euro. In Europa, il riciclaggio dei rifiuti urbani nel periodo 2008-2016 è aumentato e il contributo dei materiali riciclati alla domanda complessiva di materiale presenta un miglioramento continuo.

I passi sono ancora molti: una recente ricerca di Circle Economy, una consulting olandese, suggerisce che la piena circolarità si applicherebbe solo al 9% dell’economia mondiale, lasciando vaste aree di miglioramento. Il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività – non certo un ambientalista – ha ammesso: «I risultati raggiunti sono molto incoraggianti. Dimostra che l’Europa è sulla buona strada nella creazione di investimenti, posti di lavoro e nuove imprese. L’EU deve essere circolare».

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