Ha fatto la televisione, la radio, i festival, i teatri: ora Giancarlo Cattaneo “suona” il suo strumento naturale negli studi di m2o

A voler dire una grossa banalità, per fare la radio ci vuole una bella voce. Ma, esattamente come per la bellezza fisica – che è notoriamente un concetto soggettivo, finché almeno non arrivano la Claudia Schiffer o il George Clooney di turno a mettere tutti d’accordo – ci sono voci gradevoli, voci interessanti, voci che possono piacere o non piacere, e poi c’è la “bella voce”. Ovvero, Giancarlo Cattaneo: una voce che cade esattamente al centro di un ideale triangolo delle Bermuda ai cui vertici stanno il doppiatore di film d’azione, l’archetipo dell’attore classico alla Alberto Lupo, e il dj confidenziale (e piacione) anni 70. «Anche se», precisa il diretto interessato, «non ho studiato né recitazione né doppiaggio, e un po’ ci tengo a dirlo, perché secondo me la naturalità della voce è un valore aggiunto».

Dopo una gavetta iniziata su Radio Campania Network, passata per R101 e approdata nel 2008 a Radio Capital (dove ha condotto Your Song, GianCapital e Crooners & Classics), da qualche settimana Giancarlo Cattaneo è uno dei conduttori della “nuova” m2o, l’emittente “dance” che dal primo d’aprile scorso è passata sotto la direzione artistica del superstar-dj-più-superstar-di-tutti, Albertino. Un radiofonico a tutti gli effetti, quindi, anche se alcuni dei momenti più emozionanti della sua carriera li ha, in realtà, vissuti in televisione: per esempio quando nel 2009 ha commentato per Sky il concerto per l’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama («C’era la sensazione di vivere un momento storico, c’era Bruce Springsteen che è uno dei miei artisti preferiti, ma quello che ricordo di più è la concentrazione, perché dovevo tradurre in tempo reale quello che dicevano sul palco»). Sempre con “quella voce”, che a questo punto vien da chiedergli: ma a parte il lavoro, nella vita privata, è un “plus” di bellezza paragonabile ad avere un viso affascinante o un fisico scultoreo? «Lo è, certo», risponde con molta franchezza Giancarlo. «E confesso che, quando ero molto più giovane, in alcune occasioni ne ho anche approfittato. Ma a parte tutto, cerco di non essere schiavo della bella voce, di pensarla come un musicista pensa al proprio strumento: quindi un oggetto di cui avere cura, sul quale affinare la tecnica, ma pur sempre uno strumento. Il mio lavoro – cioè la radio – è comunicazione, e la voce è lo strumento che mi permette di farlo al meglio».

Anche in maniera trasversale, nel progetto chiamato “Parolenote” che dal 2017 porta in giro per teatri, festival e rassegne (ma pure nella Valle dei Templi di Agrigento) un mix di poesia, musica e video. «Lì la voce è centrale, ma al tempo stesso è in secondo piano, al servizio del bello assoluto, cioè la poesia». E invece, questo debutto nella regina delle radio dance italiane m2o? «Be’, non sono un discotecaro, e soprattutto non mi sognerei mai di paragonare il mio livello di competenza con quello di Albertino. Però da ragazzo, a Napoli, ho fatto il dj, per cui mi sento parte della famiglia».

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