Elezioni Europee 2019

«Con la Brexit la burocrazia è più complicata»

21.05.2019

Per le strade di Londra

L’Europa di chi ha meno di 30 anni. Intervista a Roberto Rossignoli, portfolio manager a Moneyfarm a Londra, 28 anni, di Milano

Spagna, Francia, Germania, Regno Unito. Il miglior quartetto calcistico e del programma Erasmus+. Secondo i dati dell’Agenzia Indire, infatti, sono queste le nazioni preferite dagli universitari che decidono di fare un’esperienza di studio o di stage all’estero. Lo stile di vita, il clima e la lingua spingono molti italiani nella vicina Spagna, ma sono soprattutto gli altri tre Paesi a registrare il maggior numero di giovani in cerca di opportunità professionali, e non solo formative. Secondo il Rapporto Italiani nel mondo 2018 della Fondazione Migrantes, la Germania si trova al primo posto come meta di riferimento per gli italiani in fuga con 20.007 arrivi, seguita dal Regno Unito (18.517) e della Francia (12.870). Tra queste, persone di tutte le età, over 50 compresi, ma soprattutto giovani che, come Roberto Rossignoli, 28enne laureato in Economia e Finanza all’università Bicocca di Milano, si sono ritrovati a Londra perché nel mercato del lavoro italiano c’erano poche possibilità di fare quello per cui avevano studiato e in cui volevano mettersi in gioco.

Con un percorso di studi finanziario, Londra è una scelta quasi obbligata o no?
«In un certo senso sì, anche se io, in realtà, lavoro per Moneyfarm, una startup italiana, nata nel 2011, che si occupa di gestione digitale del risparmio. Dopo un’esperienza a Unicredit e una a Deutsche Bank, ho cercato qualcosa che mi desse la possibilità di unire la gestione del portafoglio con la tecnica, lo sviluppo, i codici, insomma con la parte più pratica del lavoro finanziario. Così ho fatto un colloquio a Moneyfarm e, dopo tre mesi a Milano, sono stato spedito a Londra».

Per te, quindi, lavorare all’estero non era una priorità?
«Assolutamente no, l’ho fatto per il tipo di lavoro, non sono un esterofilo. Se potessi, tornerei volentieri in Italia. Magari lo farò l’anno prossimo, se avrò anche dei benefici fiscali. Milano ha dei difetti, ma è la mia città e mi piacerebbe lavorare lì. Certo poi perderei quel modo sereno e distaccato di guardare ai fatti italiani».

Che cosa intendi dire?
«Quando sei fuori dal tuo Paese, sei naturalmente meno coinvolto, soffri meno lo stress per tutte quelle questioni, soprattutto politiche, che caratterizzano l’Italia degli ultimi anni. Non credo sia un caso che, a Londra, alle primarie del Partito Democratico ci sia stato un aumento dei votanti: le intenzioni di voto, all’estero, sono chiare».

Roberto Rossignoli, Portfolio Manager a Moneyfarm, 28 anni, di Milano

Il 26 maggio, quindi, andrai alle urne?
«Se mi arrivano per tempo la raccomandata e il cedolino, ci vado sicuramente».

Che cosa pensi dell’Unione Europea nell’epoca del ritorno dei nazionalismi?
«L’Europa ha un grande bisogno di integrazione, l’euro non basta, ci vuole integrazione nella politica fiscale, nella difesa, nelle scelte di politica estera. Penso alla decisione di intervenire in Libia, tanto voluta da Sarkozy, che oggi si ripercuote nella crisi migratoria del Mediterraneo. Penso sia anche necessario un corpo decisionale più snello, perché il fatto che l’Unione Europea sia percepita come un mastodonte burocratico non è troppo lontano dalla realtà. Per avere più efficienza in tutta l’Unione, bisogna pensare e agire sul lungo periodo, questo deve essere uno degli obiettivi dell’agenda politica comune».

Come si vive a Londra in attesa che la Brexit diventi realtà?
«Si registra un aumento dei prezzi e la burocrazia inizia a essere più complicata. I ragazzi italiani che arrivano ora si lamentano di tempi amministrativi più lunghi. Si ha l’impressione di vivere in un clima di informazioni fuorvianti».

Per quanto riguarda l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea?
«Sì esatto. È difficile biasimare chi ha votato per la Brexit nel mondo globalizzato di oggi, dove la sinistra è in declino, i diritti vengono dati per scontati e l’informazione nei confronti dell’Europa è molto manovrata. Viviamo in un’epoca scadente dal punto di vista politico, dove la democrazia è debole un po’ ovunque, non solo in Italia. Anche la Germania sta assistendo a una crisi del suo modello di Stato e libertà. Forse, si salva solo il Nord Europa».

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