Design

La costruzione di un colore

IL 111 16.05.2019

La zone magazzino nella fabbrica di Jannelli & Volpi a Tribiano, in provincia di Milano

La ricerca intorno alla resa dei pigmenti sulla carta da parati e una lavorazione effetto 3D sono la base di una nuova collezione ispirata al genio delle cromìe brillanti: Kandinsky

«Kandinsky costruisce una filosofia di pensiero con le sue opere, interpretando lo spazio, la luce e il colore. Ha dato un forte contributo all’espressionismo elaborando tre fattori importantissimi dello spazio: il volume, la luce e il segno, quindi ci è sembrata una giusta ispirazione». Paola Jannelli, responsabile del CreativeLab e del marketing di Jannelli & Volpi, racconta che i frutti di quella prima idea si sono trasformati in carta da parati dopo circa un anno. La collezione Composition. A Tribute to Kandinsky, tra le novità con cui l’azienda, oggi alla quinta generazione, ha debuttato all’ultimo Salone del Mobile, è nata dopo sette mesi di «scarti, recuperi, rielaborazioni» nel laboratorio creativo al primo piano della sede produttiva di Tribiano, nel parco agricolo Sud di Milano. Sono poi serviti due mesi per mettere l’idea in pratica, nei 23mila metri quadri di fabbrica costruita «pensando al futuro e all’ambiente». Qui macchinari anni Cinquanta convivono con la tecnologia digitale, i consumi d’acqua sono stati ridotti a un ottavo rispetto a 10 anni fa, e l’obiettivo è raggiungere l’autosufficienza energetica. Si lavora con prodotti a base acquosa e si sta sperimentando per sostituire anche i plastificanti con soie vegetali.

 

La carta da parati “Composition. A Tribute to Kandinsky”

«La sfida era riuscire a riportare sulla carta da parati la brillantezza dei colori dell’artista partendo da un supporto che non è bianco ottico, come il tessuto non tessuto alla base della collezione», racconta Jannelli mentre entriamo in fabbrica.

Una volta decise le cromie, infatti, il problema è continuare a riprodurle in maniera fedele. «Serve capire quale combinazione di pigmenti dia la più bassa condizione di metamerismo, ovvero di cambiamento in base alla luce. Il nostro tintometro è dotato di sistemi software che studiano quali sono i pigmenti meno metamerici, ci dà la ricetta per riprodurre ogni cromia in condizione di luce fissa», spiega Jannelli, che continua: «Per me, però, forse la fase più affascinante è veder creare ciascun colore a mano qui in fabbrica. Per alcuni si è andati avanti anche per tre o quattro ore prima di trovare la formula giusta».

Quadro di comando del macchinario di goffraggio

Prima di applicare il colore sulla base, questa passa nelle spalmatrici, che le depositano sopra uno strato materico. Così si crea una sorta di pellicola che, scaldata, si gonfia e darà l’effetto di tridimensionalità alla carta da parati. La colorazione viene applicata con la rotocalco, una macchina composta da grossi cilindri metallici rotanti rivestiti in rame, in cui sono incisi, con dei micro fori e in negativo, le immagini da stampare. Il colore entra nei micro fori e viene gettato, per effetto della rotazione, sul supporto. Il processo è velocissimo, si può arrivare a stampare 500 metri al minuto, ma estremamente preciso: ogni cilindro – per ciascuna carta della collezione Composition. A tribute to Kandinsky ne servono sei – applica ogni colore in sequenza fino a formare il disegno completo.

La mescita del colore

La carta “Composition”

L’ultima fase, la goffratura a caldo, serve a ottenere l’effetto 3D. «È una tridimensionalità a registro, ovvero differenziata. La tecnica, messa a punto da noi trent’anni or sono, fa sì che ogni elemento del disegno (rete, linea, tela) abbia la sua specifica texture in quel determinato punto», precisa Jannelli. Le diverse trame s’imprimono scaldando il materiale in forno a 180 gradi, che così si solleva. Poi lo si preme con il cilindro metallico di goffraggio, «inciso al bulino da artigiani italiani, una vera e propria opera d’arte». Qualche rifinitura e il rollo è pronto.

Se al piano terra della fabbrica convivono passato e presente, il primo piano ospita il futuro. La sala delle macchine laser è molto più piccola e silenziosa. Qui si produce in un giorno quello che al piano terra si realizza in una settimana. Paola Jannelli spiega che, oltre alla velocità, queste macchine permettono di superare le dimensioni del rotolo standard. «Così si evita la ripetitività. Qui proiettiamo il nostro Kandinsky oltre i limiti spaziali».  

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