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L’economia aperta trova casa all’Equatore

IL 111 03.05.2019

Operazioni portuali in Liberia

Mentre nel mondo occidentale soffiano venti protezionistici, il continente africano decide di abbattere le barriere: il mercato unico più grande del mondo è in rampa di lancio

Con la ratifica del parlamento di Banjul, a inizio aprile, il Gambia è diventato il ventiduesimo Paese ad approvare l’adesione al blocco commerciale unico, il più grande del mondo: grazie al sì gambiano, l’Afcfta (Africa continental free trade agreement) raggiunge, a poco più di un anno dalla sua firma a Kigali, in Ruanda, il numero minimo di governi membri per entrare in vigore tra poche settimane, a luglio: via al libero scambio delle merci e alla riduzione delle tariffe doganali. Ultimato nei singoli Stati il processo di ratifica, 52 delle 55 nazioni africane (e 1,27 miliardi di consumatori) condivideranno lo stesso mercato, un’economia aggregata da 3,4 migliaia di miliardi di dollari (sette entro il 2030, secondo le stime): più del doppio del Pil della Russia. Benin, Eritrea e Nigeria (prima economia del continente e Paese promotore dell’iniziativa) sono le tre nazioni che hanno deciso di tirarsi indietro, mentre 30 delle 52 hanno detto sì anche a un protocollo dell’Unione africana per la libera circolazione delle persone.

L’Afcfta porterà un aumento del 52 per cento degli scambi commerciali nel continente e l’abbattimento dei dazi sul 90 per cento delle merci. È una grande occasione per la manifattura africana la crescita dell’e-commerce, secondo Ajay Kumar Bramdeo, ambasciatore dell’Unione africana alle Nazioni Unite di Ginevra. Si punta a nuove infrastrutture digitali che possano servire allo sviluppo tecnologico, allo scale-up delle piccole e medie imprese, all’aumento degli scambi commerciali online, fermi al 18 per cento del totale. È questo, secondo l’ambasciatore, uno dei metodi più efficaci per far crescere il nuovo mercato, che ora rappresenta ora soltanto il 3 per cento del commercio globale.

Ma le sfide non mancano, da quelle legate alla privacy alla sicurezza informatica. Si parte da una situazione svantaggiata: in molti Paesi, meno del 10 per cento della popolazione utilizza il Web; in tutta l’Africa, soltanto il 18 per cento delle famiglie è connessa; solamente il 5 per cento degli africani fa acquisti online. Ma le Nazioni Unite sono fiduciose: Isabelle Durant, numero due della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, ha spiegato che la digitalizzazione può rappresentare per l’Africa ciò che il carbone e l’acciaio sono stati, in passato, per un altro grande mercato unico, l’Unione europea, nata nel 1951 per la libera circolazione di queste due risorse e per il libero accesso alle fonti di produzione.

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