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Lo show diverte tutti, tranne il Partito

IL 111 22.05.2019

Uno spettacolo nella prefettura di Shaoxing, nella provincia di Zhejiang

Tra canti e balli, un uomo e una donna si scambiano battute salaci. L’Errenzhuan è tornato di moda, ma è malvisto dalle autorità: basta con le trivialità retrograde

Ci sono molti modi per provare a capire – o meglio, tradurre in esperienze più familiari agli occidentali – che cosa si nasconda dietro la parola cinese Errenzhuan. Di base, un’arte performativa di strada. Nel dettaglio, qualcosa che assomiglia alla cultura hip hop (entrambi si dividono in sotto-categorie e diverse discipline), ma che ricorda pure il concetto di talent show, visto che per molti ragazzi dedicarsi all’Errenzhuan non è che la speranza o l’anticamera della televisione, quindi della popolarità. Infine, si potrebbe affermare che – quanto meno a livello di pubblico – il seguito di questa disciplina ricordi, qui in Italia, il Festival di Sanremo: una forma di intrattenimento di massa diffusa fino a metà anni 90 presso gli ultracinquantenni, ma che da qualche anno gode di un’improvvisa rinascita d’interesse da parte di un pubblico giovanile. Ed è proprio questo inatteso rifiorire di una forma di spettacolo ritenuta troppo spesso volgare a preoccupare il Partito Comunista.

Per provare a geolocalizzare ciò di cui stiamo parlando bisogna guardare quel pezzo di Cina situato a Nord-Est, non distante da Giappone, Russia e Corea del Nord. Le città di riferimento si chiamano Changchun o Shenyang, megalopoli poco note all’udito occidentale, ma prossime ai dieci milioni di abitanti. L’Errenzhuan nasce più di 300 anni fa: il termine sta grosso modo per “duetto di canto e ballo”; a impersonarlo, un uomo e una donna che, attraverso balli, canti, ma soprattutto continue battute spesso alludenti al sesso, si sfidano come in una di quelle battaglie rap che vediamo in tv.

L’Errenzhuan assomiglia a una stand-up comedy, dove i due protagonisti si punzecchiano improvvisando. Con colpi linguistici bassi. Troppo bassi per chi governa. In passato questi spettacoli raccoglievano soprattutto un pubblico di strada, proveniente dalle campagne, perlopiù agricoltori, poco o per nulla scolarizzati. Ma la Cina di oggi non è più quel Paese, e il Partito Comunista lamenta proprio questo: un colosso economico di tali dimensioni non può permettersi di diffondere un’immagine così triviale del suo popolo. Gli fa eco in qualche modo anche Zhao Haiyang, uno dei più importanti performer di Errenzhuan, che sostiene quanto sia importante che quest’arte sia in grado di evolversi assieme ai tempi e alle nuove generazioni di attori.

Piegato da povertà e disoccupazione, il Nord-est abbonda di scuole come la Little Peony Errenzhuan Art School, dove gli studenti s’iscrivono sperando d’intraprendere un percorso che li riscatti e li conduca alla tv. Male che vada, c’è il web: gli allievi che non riescono a campare di esibizioni teatrali e di strada, e che non guadagnano i riflettori del piccolo schermo, oggi si dedicano a uno schermo ancora più piccolo: quello di tablet e smartphone. Tradotto, YouTube: 10 minuti di esibizione caricati sul web possono far guadagnare fino all’equivalente di 400 euro.

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