Agenda

Musica giovane diventata grande

23.05.2019

Tanta gioia e tanti coriandoli nelle passate edizioni del MI AMI, la rassegna del Circolo Magnolia di Milano

Certo, si vota per le Europee, ma questo è anche il weekend del MI AMI Festival, arrivato alla 15esima edizione, fotografia finalmente panoramica – e solo superficialmente contraddittoria – della scena musicale italiana

Fino a una manciata di anni fa, il MI AMI era de facto il festival di musica “indipendente” per eccellenza, espressione identitaria orgogliosamente trincerata entro i confini del fu “indie italiano”. Poi, specie dalla scorsa edizione, si è aperto, trasformandosi nel raccoglitore onnivoro di musica “importante” (ma sempre rigorosamente italiana) che questo fine settimana avremo di fronte: del resto, sono cambiati gli ascoltatori e – con loro – anche la natura dell’appuntamento stesso, che ora non ha significative distinzioni di sonorità, né alternativismi vari. Ormai lo sappiamo: le nostre playlist mischiano sempre più generi, un certo snobismo (soprattutto nei confronti del rap, da parte di una fetta dei Millennials) è venuto meno e “varietà” è la nuova parole d’ordine di questi anni di Spotify e consumo compulsivo.

Questo – è evidente – il MI AMI sembra averlo appreso bene, muovendosi di conseguenza. Alla quindicesima candelina, infatti, il festival organizzato da RockIt (un’istituzione nell’informazione musicale italiana) e Better Days, con la direzione di Carlo Pastore e Stefano Bottura, è diventano grande: non è più roba per pochi appassionati, ma parte già con l’ansia da sold-out e una line-up davvero imponente – o “importante”, citando lo slogan. L’appuntamento, che come di consueto si svolge a Milano, all’Idroscalo, è per questo weekend (dal 24 al 26 maggio), con una tre-giorni che pesca come mai prima in ampiezza e profondità: dal presente come dal passato, dall’hip-hop (vera, grande novità) come dal pop scala-classifiche. E senza dimenticare l’indie, vecchio o itpop che sia. C’è l’Italia, lì, con circa ottanta artisti per tre palchi, dal pomeriggio fino a notte fonda, in una fotografia finalmente panoramica, riassuntiva e solo superficialmente contraddittoria della nostra musica, corredata dai reading della sezione MI PARLI e l’arte della MI FAI.

"Musica importante”: il manifesto ufficiale del festival milanese

Ci sarà tanto da sentire, specie nella serata di apertura. Venerdì, infatti, il festival mette in campo rap, novità e sorprese: da vedere assolutamente l’esordio dal vivo di Massimo Pericolo, che con la sua 7 miliardi lo scorso inverno ha dato una spallata alla scena, ma interessanti (tra gli altri) anche i live di Speranza, Ketama126, Franco126 e degli outsider di Pippo Sowlo e degli Sxrrxwland. E poi, in mezzo, un pezzo da novanta post-cantautorale come Giorgio Poi, tutto chitarre e psichedelia.

Sabato 25, invece, le coordinate si spostano sui reduci di Sanremo: l’headliner, per dire, è il pop di Mahmood, preceduto poco prima in scaletta da Motta, in anteprima sul tour estivo. E se non bastasse: la trap-girl (ma non dovrebbe far scalpore) Chadia Rodriguez, Myss Keta, il delirio di Uccelli (side-project di Pop X), Riccardo Sinigallia e tanti ancora.

Nel live di domenica 26, infine, spazio alla malinconia di chi c’era quando era il festival “degli scantinati”: sul palco i volti dell’indie che fu, come Bugo e Giorgio Canali, un padre quale Luca Carboni e cantautori tipo Giovanni Truppi. Un po’ di nostalgia, insomma, a ricordare quanto in questi anni sia cresciuto il MI AMI e – con lui – la musica italiana, negli ultimi anni. Meglio non dimenticarselo, ogni tanto.

Chiudi