Magazine / Storie

Mutazioni in corso

di Emanuele Bompan
illustrazioni di TONI DEMURO
IL 111 27.05.2019

Una barista

Dopo le cinque grandi estinzioni di massa (l’ultima è quella che tutti conosciamo, la fine dei dinosauri), l’attività umana sta provocando la sesta. I segnali d’allarme sono forti, ma non fannno rumore, anzi. Attenti alla primavera silenziosa

Derisa dall’industria dei pesticidi, apostrofata dai giornali come «monaca della natura», una «zitella» che non doveva scrivere dei danni di antiparassitari e anticrittogamici sulla salute di uomini e animali. Una fanatica, al più una poetessa, che aveva pretese di scrivere come una scienziata. Eppure, la ricerca della biologa Rachel Carson ha prevalso sulle calunnie dei giganti della chimica di allora, Monsanto, Velsicol e American Cyanamid. Il suo Primavera silenziosa, pubblicato nel 1962, è un libro che ha cambiato la storia, diventando il testo di divulgazione scientifica più influente del XX secolo. Ha posto le basi dell’ambientalismo moderno e ha costretto le grandi aziende a fermare l’ecocidio legato all’abuso di pesticidi, su tutti il Ddt. A rileggere il libro oggi, capiamo come in fondo abbiamo fallito ad apprendere questa lezione e come una nuova grande e infinita primavera silenziosa stia giungendo sul nostro pianeta, partendo proprio dagli insetti che abbiamo voluto letteralmente sterminare. Abbiamo riletto alcune parti di quel libro miliare con Gianfranco Bologna, direttore scientifico di Wwf Italia e uno dei più attenti osservatori delle mutazioni complesse del pianeta.

Rachel Carson: «L’uomo a mano a mano che procede verso i suoi conclamati obiettivi di conquista della natura lascia dietro di sé una spaventosa scia di distruzioni […]. Ora dobbiamo aggiungere un ulteriore capitolo, una nuova specie di strage – la distruzione diretta d’insetti, uccelli mammiferi e altre forme di vita selvatica per mezzo degli insetticidi chimici cosparsi indiscriminatamente sul suolo».

Gianfranco Bologna: «Siamo in un periodo senza alcun precedente nella storia dell’umanità. All’inizio della Rivoluzione agricola si stimava che sulla Terra vi fossero 6mila miliardi di alberi, oggi ve ne sono la metà. Del totale dei mammiferi, il 66 per cento è rappresentato da animali domestici, il 30 per cento sono gli stessi esseri umani e solo il 4 per cento è occupato da specie selvatiche (dagli elefanti ai toporagni). Gli effetti delle attività umane sul nostro pianeta sono equivalenti a quelli prodotti dai grandi mutamenti naturali nell’arco di 4,6 miliardi di anni. Per questa ragione la comunità scientifica ha creato un apposito periodo geologico, l’Antropocene, da anthropos, uomo».

«Questa improvvisa scomparsa del cinguettío degli uccelli, questa perdita di colore, di bellezza e di attrattiva che ha colpito il nostro mondo è giunta con passo leggero, subdolo e inavvertito per le comunità».

«Dopo le cinque grandi estinzioni di massa che si sono verificate negli ultimi 540 milioni di anni – inclusa la scomparsa dei dinosauri 66 milioni di anni fa tra Cretaceo e Paleogene – l’uomo sta causando una vera e propria sesta estinzione di massa. Per l’integrità della biosfera gli studiosi indicano un limite di dieci estinzioni ogni 10mila specie nell’arco di 100 anni, mentre dal 1900 se ne sono registrate fino a 100, solo tra le specie sotto osservazione. Potrebbero essere anche di più. L’Indice del Pianeta vivente del Wwf e della Zoological Society of London indica che dal 1970 le popolazioni di più di 4mila specie d’animali vertebrati sono scese di quasi il 60 per cento. Noi pensiamo spesso ai grandi mammiferi. Eppure il problema della sesta estinzione di massa riguarda tantissime specie d’invertebrati. Negli ultimi anni si sta registrando un calo della biodiversità degli insetti, la classe di invertebrati più numerosa di specie. Un’analisi pubblicata a gennaio, realizzata su di più di 70 ricerche sul declino degli insetti in varie parti del mondo, dimostra che il 40 per cento delle specie si estinguerà nel giro di pochi decenni. Un tasso di estinzione otto volte superiore a quello di uccelli, rettili e mammiferi. Le cause? Tutte legate a fattori antropici. E la loro scomparsa avrà effetti catastrofici sull’umanità. Molte specie a rischio, quali le api e le farfalle, sono tra i più importanti impollinatori di tante piante utilizzate dagli esseri umani».

 

Un farmacista

«L’uomo fra tutti i viventi seppe creare le cosiddette sostanze cancerogene, capaci di determinare l’insorgere del cancro. […] L’ambiente naturale viene rapidamente sostituito con un ambiente artificiale in cui compaiono nuovi agenti chimici e fisici che possiedono una notevole capacità di determinare cambiamenti biologici». 

«L’uccisione degli insetti si è trasformata in suicidio.  Le sostanze derivanti da produzione antropogenica costituiscono un problema estremamente serio. Gli interferenti endocrini (ne fanno parte vari pesticidi sui quali richiamava l’attenzione già Rachel Carson, le diossine, il Pcb, il bisfenolo ecc.) per  esempio, non solo interferiscono nel rilascio degli ormoni degli insetti, ma anche in quello dell’uomo».

«La via percorsa finora ci sembra facile in apparenza: si tratta di una bellissima autostrada sulla quale possiamo procedere a elevata velocità che porta ad un disastro. L’altra strada – che raramente decidiamo di imboccare – offre l’ultima e unica probabilità di raggiungere una meta che ci consenta di conservare l’integrità della terra».

«Nel 2020 abbiamo l’opportunità di scegliere un futuro migliore per il nostro mondo, grazie alle decisioni chiave a livello internazionale su ambiente e clima che avranno luogo nell’ambito dell’Accordo di Parigi sul clima e della Convenzione Onu per la Diversità Biologica per elaborare il nuovo programma strategico per la biodiversità del prossimo decennio. C’è una grande urgenza di un New Deal per la natura e le persone, un nuovo patto per invertire la tendenza dell’ulteriore impoverimento del pianeta entro il 2030». 

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