Elezioni Europee 2019

I giovani inglesi ora votano

23.05.2019

Per le strade di Londra

Elezioni Europee: oggi si va alle urne in Gran Bretagna, dove il referendum sulla Brexit del 2016 venne disertato dagli under 24 che ora sono corsi in massa a registrarsi per eleggere i propri europarlamentari. Certo, questi si ritireranno non appena verrà formalizzata l'uscita dall'Unione. Eppure potrebbe non essere troppo tardi per far sentire la propria voce, come dimostra il movimento #GiveTheKidsYourVote, in cui i nonni sono invitati a dare la propria preferenza pensando ai più giovani

Spesso si racconta il referendum inglese sulla Brexit del 23 giugno 2016 inserendolo nelle dinamiche centro-periferia e apertura-chiusura in chiave intergenerazionale, come del voto «dei vecchi» che hanno deciso il futuro dei giovani. Differenze di età, e distanze politiche, che si sono poi palesate negli Stati Uniti, con la vittoria di Donald Trump, e in Europa, con l’ascesa dei populismi. Lo si fa dimenticando il più delle volte che gli anziani votarono esercitando un loro diritto. Cosa che invece non fecero i giovani, buona parte dei quali disertarono le urne salvo poi scendere in piazza sin dal giorno dopo parlando di un futuro scippato.

L’esito di quel referendum sembra però aver riacceso l’interesse politico dei ragazzi britannici, corsi ora in massa a registrarsi per votare alle Elezioni Europee. Soprattutto gli under 24, quelli accusati di aver disertato nel 2016 favorendo la vittoria della Brexit: poco più di sei su dieci, infatti, si presentarono alle urne per il referendum, a differenza dei nove over 65.

Potrebbe comunque non essere troppo tardi, nonostante l’ascesa del Brexit Party di Nigel Farage, che potrebbe assicurarsi oltre un terzo dei consensi, la spaccatura del fronte europeista – diviso tra liberaldemocratici, verdi e la nuova formazione Change UK – e il crollo, elettorale, di stabilità e di visione, dei due partiti tradizionali britannici, quello conservatore e quello laburista.

Certo, la beffa è dietro l’angolo, visto che con la Brexit e il conseguente ritiro degli eurodeputati britannici, tutte le fatiche dei giovani del Regno Unito verrebbero annullate. Il Paese va infatti al voto nonostante abbia deciso di lasciare il club dei 28.
Un paradosso tutto europeo: tre anni fa i sudditi della Corona hanno detto sì alla Brexit ma oltre due anni di negoziati tra Londra e Bruxelles non sono bastati ad assicurare un accordo per l’uscita dall’Unione. E così, il Regno Unito è stato costretto a organizzare in fretta e furia il voto per il Parlamento europeo, dove siederanno 73 eurodeputati britannici in attesa di ritirarsi non appena (sempre se) verrà trovata l’intesa per la Brexit.

Eppure, nonostante tutto, per i giovani inglesi potrebbe non essere troppo tardi. È sufficiente guardare al recente viaggio in Europa della giovane attivista per l’ambiente Greta Thunberg. Tra i lasciti dei suoi incontri e dei suoi interventi in lungo e in largo per il Vecchio continente c’è la campagna #GiveTheKidsYourVote: i nonni che parlano con i giovani, o per dirla riprendendo i termini post referendum, i «vecchi» che parlano con i «giovani» e votano i candidati preferiti dalle nuove generazioni che non possono votare per ragioni di età.

Nel Regno Unito questa campagna non ha avuto molta presa. Se n’è occupata però la BBC, raccontando la storia di Lilly Platt, 11 anni, e del nonno Jim, 79. La ragazzina, originaria del Regno Unito ma residente nei Paesi Bassi, dovrà aspettare il 2026, quando avrà 18 anni, per poter votare. «Saranno Lilly e gli altri giovani a subire gli effetti peggiori del cambiamento climatico», ha detto il signor Platt alla BBC. La battaglia per un maggior interesse sulla questione, aggiunge, «è nelle mani dei giovani. Se far sentire la loro voce per strada e con i cartelli non basta, ci sono altri modi per farlo, come il voto “per procura”».

Certo, si tratta di un gesto simbolico diventato virale grazie ai tanti hashtag, da #GiveTheKidsYourVote a #ICanVote, passando per quelli simbolo dell’attivismo di Greta, come #ClimateStrike e #FridaysForFuture. Ma passa per un concetto nuovo: gli anziani non hanno «una posta in gioco nel futuro», spiega il signor Platt alla BCC, per questo devono difendere i più giovani. Un concetto che sembra anche l’ultima spiaggia della causa europeista britannica, spaventata dall’ascesa del nuovo partito di Farage e dalla contestuale frammentazione del fronte anti Brexit.

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